30 marzo 2010

Saggezza cinese

STO FACENDO qualche lettura di storia delle religioni e vi propongo questo aneddoto che mi è piaciuto.

Ching, l'intagliatore, aveva scolpito un pezzo di legno per farne il supporto di una campana. Tutti quelli che lo vedevano restavano sbalorditi perché sembrava fatto dagli spiriti.

Il Marchese di Lu lo vide e domandò: "Da dove ti viene la tua arte?"

"Io sono solo un intagliatore", rispose Ching, "come potrei avere 'arte'?

Una cosa, però, è certa: quando intaglio il supporto per una campana, faccio in modo che questo non esaurisca il mio qi, il mio respiro originario. Per questo ho cura di placare il mio cuore.

Dopo tre giorni di digiuno non mi interessano più le lodi, i premi, i titoli o il guadagno.

Dopo cinque giorni di digiuno non mi interessa più la gloria o l'infamia, l'abilità o la stoltezza.

Dopo sette giorni di digiuno sono così immobile da dimenticare di avere braccia, gambe e un corpo. A quel punto, per quanto mi riguarda, il Duca e la sua corte non esistono più: tutta la mia energia si focalizza e le questioni esterne scompaiono.

Allora parto e mi addentro nella foresta della montagna, ed esamino l'innata natura celeste degli alberi; quando ne trovo uno di forma perfetta, vedo con chiarezza la possibilità di un supporto di campana e metto mano al compito; se non vedo la possibilità lascio perdere.

Facendo così armonizzo con il Cielo ciò che è celeste. Forse è per questo che si pensa che le mie incisioni sono fatte dagli spiriti!

Da Il libro di Zhuangzi, citato da Paula Harz, Daoism, 33.

26 marzo 2010

Letture IX

L’ELENCO dei libri letti continua ad allungarsi. Mi affretto quindi a sfornare una nuova rassegna.







Eric-Emmanuel Schmitt, Oscar e la dama in rosa (8/09) ****
Un bambino ricoverato in un ospedale pediatrico per una grave malattia. Ha capito tutto e per questo non sopporta l'atteggiamento dei suoi genitori. Per fortuna che gli fa visita una attempata volontaria, "la dama in rosa", con cui può parlare liberamente di tutto, anche del suo stato. È lei che gli suggerisce l'idea di vivere ogni giorno come se fossero dieci anni e di scrivere ogni giorno una lettera a Dio per raccontargli com'è andato quel "periodo" della sua vita.
Un libro piccolo che miracolosamente riesce a non essere melenso, nonostante il tema scelto e la trovata delle letterine. Pieno di buon umore lo si legge con un sorriso mentre ci intrattiene sulle grandi questioni della vita. Da non perdere.
Daniel Pennac, Il paradiso degli orchi (8/09) **
Il signor Malaussène ha molte stranezze: vive in una famiglia di soli fratelli e sorelle (di cui lui fa da capofamiglia) con una madre molto remotamente presente, è colto e sensibile ma lavora in un supermercato, e di mestiere fa... il capro espiatorio! Il suo compito è di farsi strapazzare dal responsabile dell'ufficio reclami ogni volta che qualche cliente ha una rimostranza. Vedendolo esageratamente maltrattato, il cliente spesso ne prende le difese o perlomeno ritira il reclamo. Ma in giro c'è un dinamitardo...
Pennac mi era piaciuto in Ecco la storia e La lunga notte del dottor Galvan, quindi ho preso con molta aspettativa il primo romanzo che lo ha reso famoso. Una delusione! A parte l'idea geniale del personaggio di Malaussène e se vogliamo anche il mistero, che comunque c'è e uno vuole sapere come va a finire, l'umorismo demenziale, spregiudicato, sboccato, esagerato di Pennac dopo un po' stufa.
Tess Gerritsen, Sparizione (9/09) ***
Una tratta di bianche e una sconosciuta che si risveglia in un obitorio e immediatamente si mette a fare la terrorista sequestrando il personale dell'ospedale.
Non amo molto il genere (sono stato praticamente forzato a leggerlo) ma il romanzo si è fatto leggere con piacere. Tensione, colpi di scena, personaggi non banali (la mia preferita è Jane Rizzoli, poliziotta maschiaccio, a quanto pare protagonista di vari romanzi di questa autrice), il dramma delle schiave del sesso.
Qualche riserva morale: trattando di prostitute non si fa scrupoli a descrivere come si svolge il loro lavoro. L'intento è di generare ribrezzo e rifiuto nel lettore rispetto a certi trattamenti (e ci riesce), ma sono pur sempre descrizioni esplicite.
China Miéville, Perdido Street Station (10/09) **
In un mondo popolato di donne scarafaggio, uomini cactus, uomini rana (rospo?) e altre stranezze, un ricercatore molto alternativo si impegna a soddisfare la richiesta di un cliente, ma si trova implicato in una vicenda di mostri alati apparentemente invincibili.
Quando ho sentito dire di questo giovane autore, forse il principale rappresentante del genere New Weird che propone nuove ibridazioni tra fantasy e fantascienza, non ho resistito alla curiosità. Avrete capito dall'accenno di trama che nell'ibridazione tra i due "nobili generi" è entrato un gene estraneo: il pulp. (Non avevo mai pensato che "pulp" è assonante con "polpetta"). Due pregi glieli devo riconoscere: una fantasia illimitata (magari un po' allucinata) e discretamente spassoso. Un libro che vi consiglio di perdere!
C.M. Martini et al., L'accompagnamento spirituale (10/09) ***
Raccolta di quattro lezioni sulla direzione spirituale tenute alla Scuola pratica di accompagnamento spirituale di Milano. Da notare che Martini, nel suo intervento sottolinea che rimane più appropriato il termine "direzione" rispetto al meno responsabile "accompagnamento", ma le esigenze editoriali sono quelle che sono...
Per l'anno sacerdotale avevo pensato di approfondire questo tema, ma sono tutt'ora fermo a questa prima lettura. Con tutti i limiti di una raccolta di interventi, ognuna delle lezioni riesce ad offrire qualche spunto interessante.
Marc Joulin, Il Santo Curato d'Ars (11/09) ***
Già commentato, per errore, in Letture VIII. Ottima biografia breve, molto semplice.
[no img] Giuliana Berlinguer, Il mago dell'Occidente (12/09) ***
Vita romanzata di Matteo Ricci, missionario gesuita che riuscì a farsi accettare alla corte dell'imperatore. (Sì, i "gesuiti euclidei ecc." di Battiato è riferito a lui!)
L'autrice non ha una penna felicissima, ma la storia narrata è così appassionante che mi è venuta la curiosità di verificare se è tutto vero. A maggio celebreremo il 500mo anniversario della sua morte: forse vale la pena documentarsi.

Letture VIII lo trovi qui.

21 marzo 2010

Scampata bella

ANDREA ADORA gli animali e per questo ha scelto di studiare all'agrario. Così quasi ogni settimana partecipiamo delle novità di una scuola senz'altro molto piena di vita.
Qualche settimana fa ha avuto l'emozione di assistere al parto di una capretta. Con il cellulare ha immortalato l'evento (che vi risparmio) e qualche giorno dopo è tornato a vedere la creaturina che vi propongo affianco.
Alla domanda, "Che ne faranno?", risposta del giovane allievo che deve ancora imparare tante cose: "La vendono: dicono che essendo maschio non lo possiamo tenere, ma non so perché". Già, essendo un capretto e non una capretta ha solo due possibilità davanti a sé: o destinato alla riproduzione oppure... cucinato!
Non hanno avuto nessuna difficoltà a trovare un acquirente, ma Andrea, quando ha capito il programma, si è dato da fare. Prima di tutto ha fatto sapere a tutti che non si tratta di un futuro caprone: è una capra nana tibetana, rimane piccola; anche maschio fa la sua figura in un giardino. Poi a forza di cercare ha trovato un parente disposto a prenderselo per tenerlo. Essendo alunno Andrea ha la precedenza sul precedente acquirente... Il capretto è salvo!
Davanti a un musetto così possiamo solo rallegrarci.

18 marzo 2010

Blogosfera vs. "facciosfera"

PER FESTEGGIARE un amico mi ero procurato qualche sua foto con l'intenzione di ricavarne qualche scherzo. Quando ho visto quella di lui in spiaggia apparentemente sepolto nella sabbia fino al collo, mi è subito venuto in mente FaceBook.

Il nome non è casuale: nella facciosfera uno mette solo una parte di sé stesso. Una foto, magari nemmeno tanto somigliante, magari di quando uno era bambino, oppure di gruppo, come ha fatto mia sorella che appare con tutta la famiglia.

Certo, non c'è solo la foto: ci sono i pensierini, gli stati d'animo, gli scambi di battute con gli pseudoamici. Ma volevo riflettere su questo, forse questo servizio piace perché uno c'è, ma senza compromettersi. La blogosfera è un'altra cosa: qui magari si usano pseudonimi e raramente si mette la propria foto, però uno con i suoi post non può evitare di mettersi in gioco, di scoprirsi. Anche i più timidi, come una di mia conoscenza che posta solo citazioni dai libri che legge (dài, buttati!), anche loro si mettono in gioco: già solo la scelta dei libri e delle citazioni dice molto dell'autore.

Per questo la foto del mio amico in spiaggia mi sembra particolarmente evocativa: solo una faccia e per giunta con gli occhiali scuri! "Sono io, ma non troppo". Mi viene da fare questo paragone: la facciosfera è come un locale affollato, in cui mi affaccio per vedere chi c'è; la blogosfera è casa mia, che apro agli amici.

Con queste idee in mente l'elaborazione grafica era quasi scontata: via la marca di sigarette, dapprima con l'intenzione di non pubblicizzare il prodotto, ma in realtà in sintonia con il semianonimato del resto ("fumo, sì, ma non vi dico cosa"), e poi due parole di commento. Dovrete visualizzare l'immagine intera per vederle.

15 marzo 2010

Letture VIII

DI NUOVO ho lasciato che la lista dei libri letti si allungasse troppo (e non ho ancora osato aggiungere quelli di febbraio!). Eccovi quindi una nuova rassegna.









Flannery O'Connor, Tutti i racconti, vol. II (5/09) ***
Dopo la relativa delusione del primo volume, discreta soddisfazione per il secondo. I racconti sono raccolti in ordine cronologico, e si vede! Se volete cimentarvi nella lettura di questa autrice intensa e amante del paradosso tragico, vi consiglio di partire direttamente da qui.
La quarta di copertina mi ha influenzato durante tutta la lettura: faceva riferimento all'irruzione del sacro, e mi sembra che sia una buona chiave di interpretazione. L'autrice si cimenta nel dipingere personaggi complessi, contorti, spesso cupi, con una visione della vita tutta loro. Visione che viene puntualmente scossa da qualche evento inopinato, a volte tragico, a volte comico. Chi legge in una prospettiva di fede ci riconosce un intervento provvidenziale, chi non ha questa prospettiva è comunque invitato a riflettere.
Tom Rob Smith, Bambino 44 (6/09) ***
Un thriller molto teso – e un po' crudo dato che si tratta di omicidi di bambini – ambientato nella Russia staliniana. Un maniaco uccide bambini in luoghi molto distanti tra loro, ma in un paese dove la criminalità non esiste per statuto (essendo uno dei malanni portati dal capitalismo, nello stato socialista è impossibile che ci siano criminali) è difficile che qualcuno noti il fenomeno, e ancora più difficile se decide di indagare. Bello non solo per la tensione poliziesca, ma anche per la ricostruzione del clima di terrore creato da Stalin e per la ricchezza dei personaggi. Per chi ama il genere, merita proprio.
Stephenie Meyer, Twilight (7/09) ***
Non potevo esimermi dal mettere il naso in questa saga che è piaciuta tanto alle ragazzine (e non solo). La trama è semplice e, suppongo, ben nota: una sedicenne si innamora perdutamente di un vampiro "buono" (nel senso che lui e la sua "famiglia" si sforzano di non mangiare sangue umano). Lui deve fare sforzi grandissimi per controllarsi con lei, mentre lei vorrebbe diventare come lui. Poi le cose si complicano, appaiono i vampiri cattivi e la storia da sentimentale diventa un po' di azione.
Io ci ho visto un apologo di due possibili atteggiamenti nell'amore giovanile: ogni ragazzo è un po' un vampiro, perché ha in sé un forte impulso ad impossessarsi dell'amata in modo prepotente ed egoista, ma solo controllando il suo istinto può vivere un vero amore, senza distruggere l'amata. Questo è ben rappresentato da Edward, il vampiro buono, che combatte fra il desiderio di proteggere Bella e l'impulso a mangiarla. L'altro atteggiamento è quello di chi è disposto, anzi desidera, sacrificare tutto per il proprio amore. Ci vedevo Bella, la ragazza sempre più determinata a fare qualsiasi cosa pur di potersi unire per sempre – e alla pari – al suo Edward.
Con questa lettura davo un giudizio perplesso: il romanzo conterrebbe un bell'esempio e un brutto esempio. Poi qualcuno mi ha fatto notare che Bella si potrebbe leggere come desiderio di "amore per sempre", quindi anche lei positiva. Altri però ci vedono una religione senza Dio e una relazione autoreferenziale e asfissiante... Insomma, sospendo il giudizio. Posso solo dire che l'ho trovato piacevole, un po' troppo sdolcinato per i miei gusti.
Pierre Blanc, Santo Curato d'Ars (7/09) **
Per entrare nel clima dell'anno sacerdotale, una biografia breve e semplice di san Giovanni Maria Vianney. Ottima per chi volesse solo una introduzione facile e veloce, troppo poco per quello che avrei voluto.
Oops! Mi accorgo a posteriori di aver confuso questo libro con quello di Joulin. Quanto detto qui vale per quello, riguardo a questo... non ricordo nulla! Mi dispiace, ma non doveva essere un granché.
Dominique Lapierre, Un arcobaleno nella notte (7/09) ****
La storia del Sud Africa, dai primi insediamenti sulla costa meridionale, per approvvigionare le navi di passaggio, continuando con le migrazioni dei boeri, il terribile conflitto anglo-boero, eccetera, fino alla caduta dell'apartheid e il governo Mandela.
Lapierre ha l'abilità di rendere viva la storia: si centra su un personaggio, lo rende vivo, e ti fa vivere gli eventi con i suoi occhi. Un vero cronista della storia. Certo, il problema è che su questi argomenti sono di parte, ma direi che è un libro bellissimo e avvincente, che consiglio caldamente di leggere prima di andare a vedere Invictus al cinema.
Rino Cammilleri, Il crocifisso del samurai (7/09) **
Cammilleri racconta la bellissima storia della ribellione dei contadini cristiani, guidati da alcuni samurai, contro le persecuzioni che stavano subendo. Avvenne nel 1637 e quei contadini, improvvisati guerrieri, tennero testa per mesi all'esercito dell'imperatore. Solo per la storia il romanzo meriterebbe la lettura, peccato però che l'autore non riesce a confezionare un romanzo convincente.
Inizia con l'escamotage del vecchietto alla fine dei suoi giorni che vuole riferire una storia che si tramanda di padre in figlio da generazioni: patetico e irreale. Certo gli serve per collegarsi all'altro bell'episodio della storia del cristianesimo giapponese, quando viene riammesso il primo missionario, dopo secoli di chiusura, e finalmente scopre che ci sono comunità cristiane sopravvissute, ma è ugualmente infelice. Poi ci sono diverse scene da film di samurai di seconda qualità: il samurai che afferra una freccia appena scoccata, lo sconfitto che cade tagliato in due mentre il samurai si sta già allontanando (e questo almeno è un omaggio a Kurosawa!).
Insomma, gli ho messo due stelle soprattutto per rabbia: una storia così bella meritava una penna migliore. Comunque si fa leggere.
Michael Giesler, Junia (7/09) **
Romanzo ambientato nella Roma dei primi secoli (secondo? non ricordo), racconta le vicende della giovane Junia, bella e ricca, di una delle famiglie più potenti del momento, che attraverso l'amicizia con una giovane ebrea scopre la fede in Cristo. Dovrà affrontare l'opposizione del padre, che vede minacciata la sua carriera politica, e la persecuzione ufficiale.
Mi avevano parlato di questo sacerdote anziano, esperto di patristica, che ha voluto cimentarsi con la narrativa, ambientando i suoi romanzi tra i primi cristiani. Pare che in America abbia avuto un buon successo. Non so come sono i successivi, li ho visti più voluminosi, ma il difetto di questo romanzo è che è troppo sbrigativo. La storia è bella, i personaggi anche, ma si lascia sfuggire situazioni drammatiche che meritavano di essere sviluppate, per andare verso una conclusione addirittura precipitosa. Peccato: non penso che nessuno si prenderà la briga di tradurlo in italiano. (Magari i successivi, chissà...)
Flannery O'Connor, Il Cielo è dei violenti (8/09) ****
Un uomo anziano, pervaso da un cristianesimo profetico con venature di follia, che lo porta a vivere lontano da tutti nella sua casetta di campagna, vive con il nipotino, orfano, che a suo tempo lui ha strappato alle cure dello zio considerato un pericolo per la salvezza dell'anima del piccolo. Alla morte del nonno il ragazzino va a trovare lo zio e si confronta con lui.
Il romanzo è di una forza straordinaria perché descrive lo scontro fra tre titani. Il nonno, già morto fin dalla prima pagina del romanzo, è potentemente presente nei ricordi, i suoi insegnamenti, le sue minacce. Lo zio, razionalista e amareggiato, sordo e con un figlio minorato, che ha trascorso tutta la vita in un conflitto interiore tra il suo dichiarato ateismo e la fede invadente di suo padre. Il ragazzino mosso da un disperato bisogno di affermare la sua autonomia benché attratto da entrambi i parenti.
Il titolo è appropriato: in questi personaggi si vede che il confronto con la fede è una cosa gigantesca e solo chi è disposto a combattere con tutto il suo essere può arrivare alla fine. Un libro tesissimo, che ha sbaragliato anche tutte le mie perplessità sull'autrice. È una maestra di ritratti difficili e sofferti, capace di descrivere gli angoli più riposti dell'anima nel braccio di ferro che ogni uomo intrattiene con Dio.


(Il precedente, Letture VII, lo trovi qui)

12 marzo 2010

Libri per socializzare

UN PO' DI ANNI FA ero in autobus e, come mio solito, stavo leggendo un libro. In quel caso era La montagna incantata di Thomas Mann. Mi si avvicina un ragazzo più o meno della mia età e mi dice «Scusa la sfacciataggine, ma non posso resistere a farti i complimenti: stai leggendo un libro bellissimo!»
Chi avrebbe mai detto che la libritas potesse favorire la socializzazione? (Be', neanche tanto: il tizio disse la sua mentre stava scendendo alla fermata!)

L'episodio mi è tornato in mente quando ho letto di questa iniziativa. Si chiama Libri, libri, libri, nasce dall'idea di uno che voleva dire al mondo il suo amore per i libri. L'idea è semplice come l'uovo di Colombo: un giorno stabilito – il 26 marzo – tutti quelli che vogliono partecipare regalino un libro ad uno sconosciuto. Tutto lì: se ho capito lo spirito dell'ideatore, meglio se lo sconosciuto lo incontriamo abitualmente (tipo persona sull'autobus), ma in ogni caso, il libro che vuoi allo sconosciuto che vuoi.

È una sciocchezza, ma nella facciosfera ha già raccolto quasi 15 mila adesioni (qui il riferimento al gruppo). Penso proprio che lo farò anch'io: è decisamente più bello e più umano di BookCrossing, che già mi era piaciuto. Perché qui si tratta di rispondere non solo ad un mondo che legge sempre meno, ma anche ad uno sempre più individualista e lo sforzo di uscire dal nostro guscio e rivolgere la parola ad una persona che non conosciamo per fargli un regalo mi sembra un gesto doppiamente significativo.

A questo si è aggiunta l'idea di "scaldare i motori" con dei raduni cittadini. Qui ci sono le foto di quello che c'è già stato e il calendario dei prossimi appuntamenti.

06 marzo 2010

III. Egoismo

The Love Dare, giorno 3.
L'amore non è egoista
«Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno,
gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,10)


Viviamo in un mondo innamorato dell'"io". Il nostro aspetto, il nostro stato d'animo e i nostri desideri hanno sempre la precedenza. Questo modo di pensare risulta dolorosamente pericoloso in un rapporto matrimoniale.

Se c'è una parola che è l'opposto di amore, quella è egoismo. Purtroppo è una cosa che ci portiamo dentro dalla nascita; basta guardare come si comportano i bambini. È un aspetto che ci risulta odioso negli altri ma facciamo fatica a riconoscere in noi. Sapremmo elencare molti esempi di egoismo nel nostro coniuge, ma sarebbe ipocrita non ammettere che siamo egoisti anche noi. Quando un marito antepone i suoi interessi, desideri e priorità rispetto ai bisogni della moglie, è un egoista. Quando una moglie si lamenta sempre del tempo e fatica che le costa soddisfare tutti i bisogni di suo marito, questo è egoismo. L'amore «non cerca il proprio interesse» (1Cor 13,5).

Le coppie innamorate - quelle che vivono il matrimonio in tutta la sua pienezza - sono impegnate a prendersi cura di quell'essere umano pieno di difetti con cui condividono la loro vita. Perché il vero amore cerca modi di dire di sì.

Un aspetto ironico dell'egoismo è che anche delle azioni generose possono essere egoiste se il movente è potersi vantare o ricevere un vantaggio. Se fai una cosa buona per manipolare il tuo coniuge, sei ancora egoista. La conclusione è che noi prendiamo le nostre decisioni o per amore degli altri o per amore di noi stessi.

L'amore non è soddisfatto che dal bene degli altri. Non è possibile agire per amore e per egoismo allo stesso tempo. Se scegli di amare il tuo coniuge dovrai dire di no a quello che vuoi tu per poter dire di sì a quello che serve all'altro. Significa mettere la felicità dell'altro al di sopra della tua. Questo non vuol dire che non potrai mai essere felice, ma che non impedirai mai la felicità del coniuge a favore delle tua.

L'amore porta ad una gioia interiore, la soddisfazione prodotta dalla gioia della persona amata non è raggiungibile con nessuna azione egoista. È un dono che Dio riserva a coloro che amano veramente. Quando rinunci ai tuoi diritti per il bene della persona amata, stai subordinando te stesso al bene più grande del matrimonio.

Nessuno ti conosce bene come il tuo coniuge, quindi nessuno sarà più rapido a riconoscere il cambiamento quando ti deciderai a sacrificare le tue voglie per assecondare i suoi bisogni.
Se ti sembra troppo difficile, allora forse hai un problema di egoismo molto più profondo di quanto sei disposto ad ammettere.

Prova a farti queste domande
* Voglio davvero il meglio per mio marito o mia moglie?
* Voglio che si senta amato da me?
* Crede che io desidero sempre il suo bene?
* Mi vede preoccupato per me stesso prima di tutto?

Che ti piaccia o no, tu hai una reputazione agli occhi degli altri, specialmente quelli del tuo coniuge. Come sarà? Ricorda che l'altra persona ha l'onere di dover amare una persona egoista come te. Decidi di essere tu il primo a mostrare vero amore agli altri, tenendo gli occhi bene aperti. Alla fine sarete entrambi molto soddisfatti.

«Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso» (Fil 2,3).

La sfida
Qualunque cosa in cui investi tempo, energia e denaro accresce la sua importanza per te. È difficile avere a cuore qualcosa in cui non hai investito. Oltre a trattenerti dai commenti negativi, compra per il tuo coniuge qualcosa che dica "Oggi ho pensato a te".

Osservazioni
Be', comprare un regalo va bene per un giorno. Per noi che vogliamo farlo durare un mese, che facciamo? Io direi: almeno un regalo (va bene anche piccolo) a settimana, inoltre, cedere almeno su una cosa ogni giorno.
Mi riferisco a: "che programma vediamo in tv?", "questa cosa mi piace / non mi piace", "ti accompagno", ecc.