(Solov'ëv, Il significato dell'amore, pag. 81).
23 agosto 2007
Sull'egoismo
(Solov'ëv, Il significato dell'amore, pag. 81).
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13 agosto 2007
Buoni e cattivi
Mi ricordo che tanto (ma tanto!) tempo fa, più o meno ai tempi del liceo, ero molto propenso a dividere il mondo in buoni e cattivi. Suppongo che sia una malattia della crescita per la quale passiamo tutti. Nello studio questo significava che i "cattivi" erano anche stupidi, insignificanti, indegni di attenzione.
Mi sono ricordato di questo perché sto ripassando un po' di filosofia contemporanea (ho sotto mano solo il Vanni Rovighi dell'università e il Reale - Antiseri del liceo) e sono deliziato dalle tante cose belle che si possono trovare in tutti gli autori, anche in quelli più lontani dalle mie convinzioni. Ci sono momenti in cui mi sento proprio privilegiato di trovarmi in compagnia di menti così elevate (come diceva... chi lo diceva, Seneca? non ricordo più).
Di questa mattina è un pensiero di John Stuart Mill, di cui non condivido l'idea troppo individualista di libertà, ma che dice anche molte cose giuste e sempre con un'acutezza invidiabile. Ecco il pensiero:
«Lo Stato che tende a indebolire il valore degli individui per farne dei docili strumenti dei suoi progetti (anche se miranti a scopi buoni), s'accorgerà ben presto che non si possono realizzare grandi cose con piccoli uomini».
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17 luglio 2007
Amore corrisposto
Un ragionamento che ho trovato in Maurice Nédoncelle.
Bisogna premettere che quando si ama una persona si desidera tutto il bene possibile per lei. In ultima analisi si desidera la sua perfezione e la sua confermazione nell'essere. Questo è pensiero comune.
Nédoncelle nota che ciò che mi perfeziona come persona è l'amore corrisposto. L'altro fa quel che può per contribuire al mio perfezionamento e io accolgo i suoi interventi perché reso ben disposto dal mio amore.
Ora però, c'è da dire che gli altri, essendo limitati, di fatto possono fare poco per il mio perfezionamento, e praticamente nulla per la mia confermazione nell'essere. Che fare? Moltiplicare le relazioni di amore reciproco aiuta, ma ci vuole qualcosa di radicalmente superiore.
Qui la conclusione: la perfezione della personalità si raggiunge amando Dio (cioè corrispondendo al suo amore), che ci rende aperti alla sua azione perfettiva verso di noi.
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15 aprile 2005
Un tempo illimitato?
Dice Leonardo Polo (Chi è l’uomo, 1992, p. 210) che se l’uomo non fosse mortale «sparirebbe qualsiasi progetto», «la sua azione non avrebbe a che fare con i fini». Mi sembra che non sia così. Io non riempio di azione il mio tempo mosso dalla consapevolezza di averne poco, ma mosso dall’indigenza, che mi spinge all’azione per raggiungere ciò che non ho. E raggiungerlo quanto prima, perché nel frattempo soffro per la sua privazione.
(Mi piace molto leggere Polo, perché non sono quasi mai d’accordo con le cose che dice con tanta sicurezza).
La stessa concezione sbagliata la trovo nell’Immortale di Borges. Non è vero che un uomo con un tempo illimitato davanti a sé finirebbe per abbandonarsi all’inazione, perché tanto prima o poi tutto quello che può succedere succederà. Perché anche se fossi immensamente ricco di tempo continuo ad essere povero di tante altre cose, e non mi basta sapere che prima o poi le avrò: le voglio subito!
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13 aprile 2005
Antropologia e religione
Uffa! Mi tocca parlare ancora dello stesso tema. Mi sembra di dire sempre le stesse ovvietà: l'uomo è naturalmente religioso, il bisogno di Dio e di redenzione ecc.
Vediamo se trovo qualche idea in Joaquín Ferrer, Filosofía de la religión (Palabra, 2001).
Per iniziare, divide la questione in due aspetti: noetico e ontologico. Il primo si riferisce alla nostra esperienza di Dio, come e che cosa ne conosciamo ecc. Il secondo si sposta sul piano metafisico (radicale dipendenza dall'altro ecc.). Potrebbe essere interessante.
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