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19 gennaio 2008

"Educazione" sessuale

Mi ero proposto di andarci piano con le citazioni di Monasterio, anche perché al momento avrei molte più cose da postare di quante ne riesco a scrivere. Ma c'è un concorso di fattori: lui mi provoca citando me nel suo blog, io sono rimasto senza "clienti" perché i ragazzi sono andati a giocare a pallone, e poi questo articolo meritava proprio di essere tradotto!

Come al solito, cerco di non fare post troppo lunghi, quindi il testo completo in italiano lo trovi qui. Si tratta di una nonna che spiega al nipote come fu la
sua educazione sessuale. Qui sotto un paio di "chicche".

Sono convinta di aver ricevuto una educazione sessuale di prim'ordine.
Come prima lezione mi regalarono quattro fratelli e tre sorelle... Non so se capisci quanto questo sia importante. (...)

Se qualcuno ti regalasse un gioiello, lo custodiresti nel tuo portagioie. E se fosse di grande valore lo metteresti in cassaforte, non lo tratteresti come un gingillo qualsiasi, no? (...)

E capivamo —questa era la grande lezione— che questo amore doveva esprimersi in un ambito intimo, sacro, nel quale nessuno, nemmeno noi figli, poteva intromettersi.

Una promessa dentro al cuore

TRASCRIVO da Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy:

Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. C'era un tubo zincato che scendeva dal tetto e l'abbeveratoio era quasi sempre pieno, e mi ricordo che una volta mi fermai lí, mi accovacciai, lo guardai e mi misi a pensare. Non so da quanto tempo stava lí. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiú mezzo e profon­do altrettanto. Scavato nella pietra a colpi di scalpello. E mi misi a pensare all'uomo che l'aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io. Dopo di allora ho letto un po' di li­bri di storia e mi sa che di periodi di pace non ne ha avuto proprio nessuno. Ma quell'uomo si era messo lí con una maz­za e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perché? In cosa credeva quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla. Uno potrebbe anche pensare questo. Ma se­condo me non poteva essere cosí ingenuo. Ci ho riflettuto tan­to. Ci riflettei anche dopo essermene andato da lí quando la casa era ridotta a un mucchio di macerie. E ve lo dico, se­condo me quell'abbeveratoio è ancora lí. Ci voleva ben al­tro per spostarlo, ve lo assicuro. E allora penso a quel tizio seduto lí con la mazza e lo scalpello, magari un paio d'ore dopo cena, non lo so. E devo dire che l'unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere ca­pace di fare quel tipo di promessa. È la cosa che mi piacereb­be piú di tutte.

16 gennaio 2008

Ignorantia felix

BEATA PRESUNZIONE del liceale che, forse per la prima volta, si trova a sapere veramente qualcosa e, serenamente ignaro dell'immensità di ciò che ancora non conosce, si gloria di quella briciola di verità come se avesse già conquistato il mondo!

Lunedì scorso Tommaso affrontava sicuro un uditorio di una cinquantina di suoi compagni sul tema dell'esistenza di Dio, convinto di essere ben preparato per aver letto una ventina di pagine. E io, quanti libri ho letto per arrivare a non saperne abbastanza?

Prime settimane di scuola: "Sa che abbiamo una prof che è proprio matta? Pensi che dice che gli elfi esistono veramente ".
"E tu, che ne sai?", sono tentato di rispondere, mentre mi vengono in mente vari possibili significati dell'affermazione della presunta "matta". Ma il buon senso mi impone di sorridere e limitarmi a un generico "Pensa tu!".