12 aprile 2008

Un meccanismo sconosciuto

PAROLE CHE UN AUTORE uomo fa dire ad un suo personaggio donna:

Per la maggior parte delle donne a questo mondo ci sono gli uomini ridotti ad un meccanismo di necessità per la vita pratica, per la soddisfazione delle proprie esigenze e bisogni. Un uomo vale per quello che praticamente può offrire a una donna, non solo col denaro, ma anche con la persona. Quante sono le donne curiose di sapere che cosa sia un uomo? Perché parla in un certo modo? Perché sente e agisce in un altro? Perché una cosa gli piace e l'altra no? Sono fatti che vengono accettati ciecamente, respingerli non è possibile, purché non urtino troppo l'esplicazione della propria attività, quasi non valesse la pena di approfondirne la causa. Perché ama e perché a un certo momento non ama più? Come nascono, vivono e muoiono in lui certi sentimenti, passioni, gusti, la cui rivelazione costituisce una sorpresa, generalmente sgradita? Un uomo è quello che risponde alla soddisfazione delle proprie esigenze, in testa alle quali è sempre la vanità. Il giorno che quell'uomo non risponde più, si presenta un problema insolubile, la donna ha vicino un meccanismo guasto di cui non conosce il funzionamento per potervi riparare, e neppure per rendersi conto del perché. Da quel giorno, due esseri destinati a vivere insieme dovranno sistemare ciascuno per proprio conto un'esistenza, come due isole fra le quali non esisterà una relazione vera e possibile.
Aldo Palazzeschi, I fratelli Cuccoli (1948), 314s.

Maschilista? Provate a rileggere il brano scambiando i generi e la cosa funziona lo stesso. Riprovate ancora eliminando i generi, facendo riferimento solo a "persone", e la cosa ancora funziona abbastanza, salvo l'implicito riferimento al matrimonio e a quelli che oggi chiameremmo divorziati in casa.

Quando lasciamo che nei nostri rapporti con gli altri prevalga l'egoismo, l'altro diventa "opaco", difficile da capire; indecifrabile perché noi non siamo disposti a fare la fatica di decifrarlo. "Esigenze e bisogni" sono diversi per ciascuno, ed erano un po' diversi sessant'anni fa rispetto ad oggi, ma ci si riduce sempre ad utilizzare l'altro.

Una cosa, sì, è diversa rispetto ai tempi di Palazzeschi: lui parla di "fatti accettati ciecamente", oggi la tendenza è a "rifiutare ciecamente". Comunque ciecamente: senza voler capire. E si diventa isole, incapaci di relazioni vere e durature.

PS. Nota l'immagine: può anche essere un bel meccanismo, ma se rimane sconosciuto...

1 commento:

anonimok ha detto...

Il passaggio da "accettati ciecamente" a "rifiutati ciecamente" è tutto in quel "respingerli non è possibile, purché non urtino troppo l'esplicazione della propria attività". Oggi anche la sola sensazione che vi sia la minima intrusione nella propria sfera di influenza porta al rifiuto cieco.

La spiegazione è ovvia: "accettare ciecamente" è proprio dell'egoismo adulto che palazzeschi descrive, "rifiutare ciecamente" è atto dell'egoismo infantile che domina in tanti quarantenni e cinquantenni, sposati e con prole.