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10 novembre 2010

Rimproveri di un amico

SCRIVEVA GUIDO CAVALCANTI nel XLI sonetto delle sue Rime:
I' vegno 'l giorno a te 'nfinite volte
e trovoti pensar troppo vilmente:
molto mi dòl della gentil tua mente
e d'assai tue vertù che ti son tolte.

Solevanti spiacer persone molte;
tuttor fuggivi l'annoiosa gente;
di me parlavi sì coralemente,
che tutte le tue rime avie ricolte.

Or non ardisco, per la vil tua vita,
far mostramento che tu' dir mi piaccia,
né 'n guisa vegno a te, che tu mi veggi.

Se 'l presente sonetto spesso leggi,
lo spirito noioso che ti caccia
si partirà da l'anima invilita.
(metto in fondo la "traduzione" per chi avesse poca familiarità con la lingua antica).

Dicono che lo scrisse per scuotere il suo amico Dante, che si trascurava dopo la morte di Beatrice. Ho pensato che queste parole potrebbe sottoscriverle benissimo il mio angelo custode: viene a me "infinite volte" al giorno, perché mi è sempre vicino, ma fa in modo che io non lo veda. E che delusione deve essere per lui il trovarmi occupato in quel "pensar troppo vilmente" dei pensieri inutili, dei progetti piccini, di risentimenti, fastidi, preoccupazioni triviali, resi grandi solo dal mio egoismo.

Ho proposto questi versi nelle classi, ahimè con poco successo per l'angelo custode. In compenso in terzo ho visto accendersi delle luci quando ho fatto considerare che delicatezza di amicizia è quella di Guido verso il suo amico: i versi di Dante (il "suo dir") continuano ad essere straordinari, ed un grande poeta e amico come Guido non può non accorgersene, ma si sforza di non farlo vedere perché non vorrebbe che la sua approvazione per i versi potesse essere fraintesa per una approvazione della sua vita. Siamo tutti capaci di arrabbiarci con un amico, ma mostrarci arrabbiati per il suo bene, senza esserlo, anzi soffrendo per questo, questa è vera amicizia.

E poi mi consolo pensando che gli angeli sono veri amici nostri: troveranno il modo di farsi conoscere dalle mie alunne. Chissà quanto gli costa, come a Guido, il non farsi vedere!

Questa la mia versione in italiano corrente, scusandomi per i possibili errori:

Vengo a te infinite volte al giorno / e ti trovo a pensare in modo troppo vile: / mi addoloro molto per la tua mente nobile / e per le tue molte qualità che non ci sono più.
Un tempo ti disturbavano le folle; / fuggivi sempre la gente seccante; / parlavi di me con tanto affetto, / che avevo raccolto tutte le tue poesie.
Adesso non oso, a causa della tua vita banale, / dare segno che mi piace quello che dici, / e se vengo da te non mi faccio vedere (oppure: quando ti sto vicino faccio in modo che non si noti).
Se leggi spesso questo sonetto, / lo spirito insulso che ti perseguita / lascerà la tua anima involgarita.

14 luglio 2009

Sui nomi

AVEVO PROMESSO a Crosta un post in risposta alla sua domanda sui nomi (la domanda era qui). Non si tratta propriamente di una questione sugli angeli, tranne per il fatto che dalla Rivelazione conosciamo solo i nomi di Michele, Gabriele e Raffaele, e la Chiesa ci invita a non inseguire altri nomi in documenti improbabili (es. Libri di Enoch).

Avevo sfiorato il tema in questo post, ma senza svilupparlo. Dicevo che Tolkien amava molto i nomi, inventando con molta cura i numerosissimi nomi che appaiono nelle sue opere e, soprattutto, dotando di molti nomi personaggi e luoghi importanti. Nel post menzionato riportavo una citazione in inglese con l'indelicatezza di non tradurla, in italiano dice così:
Mi ero dimenticato di Bombadil, se egli è effettivamente lo stesso che tanti anni fa camminava per boschi e colli, ed era già allora più vecchio dei vecchi. Ma il suo nome era diverso: lo chiamavano Iarwain Ben-adar, il più anziano e senza padre. Molti e vari sono però i nomi che gli sono stati dati dopo dagli altri popoli: egli era Forn per i Nani, Orald per gli Uomini del Nord ed altro ancora.
(La Compagnia dell'Anello, libro II, 334s.)
Il nome può avere una funzione meramente indicativa, e questo vale per i nomi propri: il fatto di chiamarmi Mario non dice nulla della mia essenza, serve soltanto per indicare me anziché altri possibili presenti. ("Mario, ascolta!") Curiosamente anche il nome "Dio" funziona così: di tutti i nomi con cui possiamo rivolgerci a lui, questo è quello che dice meno del suo essere, ma è il migliore perché indica proprio Lui, non qualche sua caratteristica, come sarebbe invece se dicessimo "l'Onnipotente" o "il Creatore".

Altri nomi hanno una funzione descrittiva: questo avviene spesso con i soprannomi. Quando una persona la chiamiamo "il Filosofo", stiamo dicendo qualcosa che abbiamo colto della sua personalità. (E quando un romano lo chiamano "er Pecora" vuol dire soltanto che ha i capelli ricci).

La parola "angelo" ha uno stauto a sé: nasce come termine descrittivo che significa "annunciatore", quindi non si applicherebbe a tutti gli Angeli, ma solo a quelli che hanno una funzione di annuncio. Cherubini e Serafini, per esempio, non annunciano e infatti nell'Antico Testamento non vengono chiamati Angeli. Con il tempo, però, il termine si è esteso e si riferisce a tutti i puri spiriti. Quindi da nome descrittivo è diventato un nome indicativo.

Mi fermo per non allungare troppo. Alla prossima settimana.

07 luglio 2009

Non più terribili

FINALMENTE ARRIVO alla seconda idea che mi era piaciuta dell'intervista a Mike Aquilina sugli angeli.

Faceva notare che le apparizioni degli angeli sono sempre terribili: il beneficiario si prostra per adorarli, oppure è terrorizzato, e spesso ringrazia il Signore di avergli concesso di sopravvivere a così terribile manifestazione.

Lo aveva ben capito Rilke che scrive così nelle sue Elegie duinesi:
«
E se anche un Angelo ad un tratto mi stringesse al suo cuore:
la sua essenza più forte mi farebbe morire.

Perché il bello non è che il tremendo, al suo inizio:
noi lo possiamo reggere ancora,
lo ammiriamo anche tanto,
perché esso, calmo, sdegna distruggerci.

Degli angeli ciascuno è tremendo...
»

Ora, l'osservazione di Aquilina è che le cose cambiano dopo la venuta di Gesù. Uno ha la sensazione che, mentre nell'Antico Testamento gli angeli reagiscano con approvazione allo spavento degli uomini (come dire: tu hai paura di me... e fai bene), limitandosi soltanto a rifiutarsi di essere adorati, invece nel Nuovo Testamento intervengono sempre per incoraggiare e tranquillizzare gli uomini.

La sua spiegazione è che da quando il Verbo di Dio ha assunto la natura umana, la nostra inferiorità di natura si ritrova elevata per lo meno ad un grado di parità rispetto agli angeli. Prima il culto avveniva come pallida imitazione del culto degli angeli, ora il culto di Dio avviene in associazione con loro. (Si ricordi la già citata conclusione di ogni prefazio della Messa, in cui introduciamo il Sanctus esprimendo la convinzione di essere uniti al coro degli angeli).

Il tema degli angeli è pressoché inesauribile, quindi se vi fa piacere, penso proprio di ritornarci. A martedì prossimo (spero!).

30 giugno 2009

Dicevamo...

MI DISPIACE per il prolungato silenzio. Avevo promesso una seconda idea dell'intervista a Mike Aquilina sugli angeli, ma poi sono stato travolto dal "fine anno". Ora che mi trovo in "vacanza coatta" (graditissima, ringrazio chi mi ci ha obbligato) posso riprendere, ma scelgo di rimandare ancora la seconda idea per parlare di S. Michele.

Il giorno della festa dei santi Pietro e Paolo (29 giugno, cioè ieri) la seconda lettura ricordava la liberazione di Pietro ad opera di un angelo. Già questo mi aveva dato da pensare e invogliato a riprendere i post del martedì. Poi ho trovato un interessante articolo su Zenit (qui), immagino ispirato proprio alla festa e non resisto a parlarvene.

L'autore riferisce l'opinione di alcuni Padri della Chiesa (soprattutto S. Basilio) secondo cui il Papa avrebbe un angelo protettore "speciale" in considerazione dell'importanza della sua carica. Questo angelo sarebbe nientemeno che l'arcangelo S. Michele. Spiega l'autore: Il Papa è il vicario di Cristo: egli parla e governa in suo nome, ne risulta che la responsabilità del Capo della Chiesa è formidabile! Non possiamo che condividere.

Alla luce di questa opinione, molti ritengono ovvio che l'angelo che liberò san Pietro dal carcere sarebbe stato Michele. Il fatto che gli Atti dicano che Dio inviò il suo Angelo ne sarebbe un indizio.

È un'idea per me del tutto nuova e volevo trasmetterla. Agli appassionati dell'argomento consiglio di leggere l'articolo perché merita proprio. Spero di continuare il prossimo martedì: ci aspetta Mike Aquilina, il prof. Tabet e chissà quanti altri...

02 giugno 2009

Torniamo agli angeli

RITORNANO GLI ANGELI nell'attualità grazie alla loro menzione nel titolo di un film (credo solo in quello), già romanzo di scarso successo, poi ripescato. Come sempre, non tutto l'inutile viene per nuocere, e in questo caso è servito a lanciare negli USA un libro sugli angeli che ho intenzione di comprare. Spero un giorno di potervene parlare. Cercando informazioni su questo libro ho trovato un'intervista radiofonica all'autore (Mike Aquilina) nella quale dice almeno un paio di cose che mi sono piaciute e ve le riporto.

(Per chi ama l'inglese, l'intervista si trova qui, Aquilina interviene verso la metà)
La prima idea la riporto quasi testualmente dall'intervista:

Immagina mia moglie che mi si presenta con le chiavi di un'auto sportiva e dice: "Prendi, tesoro: ho comprato l'auto che c'è qui fuori per dirti che ti amo".
Io dico: "Oh, grazie amore!". Prendo le chiavi, le poso sulla credenza all'ingresso e non le tocco mai più, dimenticandomi completamente della macchina. Non faccio un giro di prova, non esco nemmeno a guardarla. Come la prenderebbe?
Lei ha fatto una cosa straordinaria per me, per amore mio, e io sto praticamente rifiutando il suo amore, perché non accetto il suo regalo. Dovevo metterla in moto, farci un giro, mostrare tutta la mia soddisfazione e apprezzamento.
Dio ha creato questi esseri spirituali sovraumani, più intelligenti di mille Einstein, più forti di mille superman, e li ha creati per te e per me! Lui fa tutto questo e noi diciamo: "Ah, sì, gli angeli. Sono lassù da qualche parte, ma a me basta Dio".
Non è questa la logica della creazione. Dio ha fatto te e me perché ci servissimo a vicenda, e ha creato gli angeli per noi. Vuole che siamo in relazione: con la preghiera, con le parole, contando sul loro aiuto.


Per la seconda idea, resto fedele alle tradizioni del Diario degli Angeli e vi rimando a martedì prossimo.

30 settembre 2008

Il Papa parla degli Angeli

PAROLE DI BENEDETTO XVI lo scorso 29 settembre, festa dei santi Arcangeli (con un ringraziamento a Javi per la segnalazione).

Quest'oggi la liturgia ci invita a ricordare i santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ognuno di loro, come leggiamo nella Bibbia, ha svolto una peculiare missione nella storia della salvezza. Cari fratelli e sorelle, invochiamo con fiducia il loro aiuto, come pure la protezione degli Angeli custodi, la cui festa celebreremo fra qualche giorno, il 2 ottobre.

L'invisibile presenza di questi Spiriti beati ci è di grande aiuto e conforto: essi camminano al nostro fianco e ci proteggono in ogni circostanza, ci difendono dai pericoli e ad essi possiamo ricorrere in ogni momento. Molti santi intrattenevano con gli Angeli un rapporto di vera amicizia, e numerosi sono gli episodi che testimoniano la loro assistenza in particolari occasioni.

Gli Angeli vengono inviati da Dio "a servire coloro che erediteranno la salvezza", come ricorda la Lettera agli Ebrei (1,14), e pertanto ci sono di valido ausilio nel pellegrinaggio terreno verso la Patria celeste.

29 settembre 2008

Regina degli Angeli

ANTICIPO DI UN GIORNO l'appuntamento abituale, per celebrare così la festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele che ricorre oggi, 29 settembre. E penso di farlo in un modo a loro gradito parlando della loro (e nostra) Regina.

«Il cielo fu soltanto tuo trono, non tua madre.
Ora quanto è più da onorarsi e da venerarsi la madre del Re del suo trono!
»
S. Efrem, Inni alla Beata Vergine Maria, XIX.

Mezzo secolo fa...
Pio XII fu un Papa specialmente mariano: nel 1946 incoronò solennemente la Madonna di Fatima, nel 1950 proclamò il dogma dell'Assunzione, indisse un anno mariano nel 1953/54 per ricordare il centenario del dogma dell'Immacolata concezione, e l'11 ottobre 1954, festa della Maternità di Maria, pubblicò l'enciclica Ad Caeli Reginam, "Sulla dignità regale della Santa Vergine Maria" – così il sottotitolo – con cui istituiva la festa di Santa Maria Regina, da celebrarsi il 31 maggio di ogni anno.

Il documento è breve e vi incoraggio a leggerlo, se non ora magari il prossimo 31 maggio. Si può trovare sul sito del Vaticano, oppure in questo formato compatto (4 fogli) che ho preparato per me. La struttura è semplice: una prima parte esamina la regalità di Maria nella scrittura (in quanto madre del Re: S. Gabriele annuncia che Gesù "regnerà eternamente", ed Elisabetta la chiama "madre del mio Signore") e nei Padri della Chiesa (la citazione di S. Efrem viene da qui). La seconda parte ricorda la liturgia e l'arte. La terza sviluppa la riflessione teologica sull'argomento, che riprendo sotto. La quarta annuncia l'istituzione della festa.

Regalità "di nascita" e regalità acquisita
«San Giovanni Damasceno scrive dunque a buon diritto: "È veramente diventata la Signora di tutta la creazione, nel momento in cui divenne Madre del Creatore" e lo stesso arcangelo Gabriele può dirsi il primo araldo della dignità regale di Maria». Questa la prima metà dell'argomento teologico di Pio XII: Maria è regina perché madre del Re, e la sua regalità si estende a tutto il regno del Figlio, quindi a tutta la creazione.

Nella sua conferenza intitolata "Queen of Angels", Scott Hahn ricorda l'importanza nella cultura semitica della Gebirah, la regina madre: in un mondo ancora poligamico, la vera "regina" era la madre del re, non una delle mogli. Spesso sedeva su un trono alla destra del figlio, e nel caso di re bambini, era lei a farne le veci. Sempre Hahn fa notare che gli angeli costituiscono la corte del Gran Re e sono per questo devoti servitori della Madre-Regina.

La seconda parte dell'argomento è «che Cristo è nostro re non solo per diritto nativo, ma anche per diritto acquisito e cioè per la redenzione«. Con la sua morte e risurrezione Gesù riconquista e ristabilisce il suo regno, dopo il disastro del peccato. E Maria «per volontà di Dio, fu associata a Cristo Gesù, principio di salvezza, e in maniera simile a quella con cui Eva fu associata ad Adamo, principio di morte». Come Cristo è Re a doppio titolo, così Maria è Regina a doppio titolo: Regina del creato, perché Madre del Creatore, Regina della nuova creazione, perché Corredentrice.

Per festeggiare gli Arcangeli
Ho ritrovato un appunto in cui annotavo il ruolo degli Arcangeli nella vita di Maria: l'Apocalisse ci mostra San Michele che difende la Donna dalla furia del dragone infernale; San Gabriele interviene nell'Annunciazione. E San Raffaele? Be' lui è l'angelo dei viaggi: sicuramente avrà tenuto un occhio sulla Sacra Famiglia nel loro viaggio di andata e ritorno in Egitto!

Diario degli Angeli - 14

23 settembre 2008

La "firma" degli angeli (3)

MI PIACE PENSARE che quando la Bibbia parla di angeli, si tratta proprio di angeli. L'angelo è così perfettamente messaggero che le sue parole sono le parole di Dio, e rivolgersi a lui è rivolgersi a Dio. Questo spiegherebbe una certa confusione verbale. Inoltre tutta la Scrittura è pervasa dall'idea che Dio nessuno lo ha visto (forse Mosè, che parlava con lui a faccia a faccia; sicuramente Adamo, ma pochi altri); non è apparso nemmeno a Maria nell'Annunciazione: perché, invece, dovrebbe essere apparso ad Agar?

Mi sembra poi ragionevole pensare che per Agar si tratti dello stesso angelo in entrambe le apparizioni (insisto: queste sono mie fantasie). Allora: vogliamo provare a dargli un'identità. Non riesco a riconoscerci nessuno dei tre arcangeli noti: non ci sono riferimenti al Messia, quindi escluderei san Gabriele (sorry, Crosta); non ci sono malati da curare (be' la seconda volta assetati da dissetare, ma questo non è "guarire"), quindi non sarebbe san Raffaele; non c'è un avversario da fronteggiare, quindi non san Michele.

Allora chi? La Scrittura lascia intendere che ogni nazione è affidata alla custodia di un angelo. Ismaele è il capostipite dei popoli del deserto: io penso che sia l'angelo di questi popoli ad essere apparso. Come "second guess" propenderei per l'angelo custode di Ismaele, e magari le due cose coincidono: chissà che l'angelo custode di un popolo non inizi il suo "incarico" come angelo custode del capostipite di quel popolo. Che ve ne pare?

Ci si può divertire a fare ragionamenti analoghi per tutte le altre apparizioni, ad es. per l'angelo che ferma Abramo dal sacrificare Isacco, l'angelo che impedisce a Balaam di maledire l'esercito di Israele, quello che annuncia la nascita di Sansone, ecc. Se scateniamo l'immaginazione possiamo arrivare a pensare che l' "uomo" contro cui combatte Giacobbe per tutta la notte sia l'arcangelo Uriele (è una mia fantasticheria, ma è lunga da raccontare). Francamente, temo che questi ragionamenti non portino da nessuna parte, quindi non continuerò su questa via.

Diario degli Angeli - 13

16 settembre 2008

La "firma" degli angeli (2)

PROVO A SEGUIRE la "provocazione" di Crosta che chiedeva se possiamo identificare l'Angelo del Signore con S. Gabriele. Ricordo ancora che non è un discorso né serio, né rigoroso, perché se la Scrittura non ci rivela il nome noi non abbiamo altre fonti per conoscerlo.

L'angelo di Agar
Agar, schiava di Sara, moglie di Abramo, riceve due apparizioni angeliche. La prima (Gn 16,7 ss.) quando è incinta di Ismaele: cacciata dalla padrona perché poco sottomessa da quando porta in sé un figlio del suo padrone. L'Angelo del Signore le appare per dirle di tornare dalla padrona e starle sottomessa, promettendole una grande – e combattiva – discendenza.

La seconda apparizione (Gn 21,17ss.) avviene in occasione della seconda cacciata di Agar. Dopo la nascita di Isacco, figlio legittimo, Sara esige che Agar e suo figlio Ismaele vengano allontanati. Abramo non vorrebbe, ma Dio gli dice che va bene così. Quando Agar e il bambino stanno morendo di sete nel deserto un "angelo di Dio" appare per indicare loro l'acqua e per rinnovare la promessa di una grande discendenza.

Cosa ne possiamo dire? Ho consultato le note di un paio di edizioni commentate, e tutte concordano nel segnalare la confusione che viene fatta tra l'angelo e Dio. Propendono per una delicatezza del redattore: l'angelo sarebbe Dio stesso, ma si preferisce parlare di un angelo per rispetto. Io non sono d'accordo, ma per darmi una misura rimando il discorso alla prossima puntata.

Diario degli Angeli - 12

09 settembre 2008

La "firma" degli angeli

LA PREMESSA è che gli angeli sono persone, quindi è ragionevole che abbiano un nome. È anche ragionevole che, non conoscendo quello vero, gliene diamo uno noi, per riferimento. Così tante persone amano dare un nome al loro angelo custode e rivolgersi a lui con quel nome, anche se io devo ammettere che non ci riesco (la colpa è di Tolkien, ma sarebbe lungo spiegarlo).

Il nome è così necessario per riferirsi a una persona, che anche nel mondo dei blog ciascuno se ne sceglie uno. Si può mantenere l'anonimato con un nome fittizio, ma se si vuole instaurare un qualche tipo di dialogo, c'è bisogno di un nome. Per inciso, che fastidio danno i commenti di "anonimo" nei blog!

La firma degli angeli
Ora Crosta mi provoca chiedendomi se l'Angelo del Signore non possa essere san Gabriele. Premesso che se la Scrittura non lo dice e quindi l'unica risposta giusta è "non lo so", possiamo però divertirci un momento a ragionare sulla domanda.

Se ogni angelo è persona, ha una sua personalità, che traspare nelle sue azioni. Che cosa possiamo individuare come caratteristico di ciascun arcangelo?

Io direi quanto segue: san Raffaele cura e si prende cura, san Gabriele annuncia il Messia, san Michele combatte. Pensando ai nomi, "Medicina di Dio" (Raffaele) corrisponde bene; "Forza di Dio" (Gabriele) va riferito alla forza redentrice; "Chi è come Dio?" (Michele) mi fa pensare all'azione contro i "falsi dei". Pensando a quello che verrà dopo, devo ancora aggiungere che san Michele è considerato l'Arcangelo protettore del popolo di Israele.

Mi sono proposto di fare post più corti, quindi tengo queste considerazioni in mente e la prossima volta proviamo a confrontarle con le azioni dell'Angelo del Signore.

NB Ovviamente dubito che gli angeli abbiano delle impronte digitali!

Diario degli Angeli - 11

02 settembre 2008

Non tutte le ricerche...

EH NO, non tutte le ricerche riescono col buco. Dopo gli angeli "anonimi" avevo intenzione di parlare degli angeli "quasi anonimi", con un doppio significato. Come promesso (questo è un "diario" delle mie letture) riferisco quello che ho trovato, ma non è come speravo.

Un angelo "quasi" anonimo
Nell'Antico Testamento appare un angelo speciale. Per la precisione non possiamo dire che si tratti sempre dello stesso, ma il modo di chiamarlo sì che è sempre quello.
Nella traduzione CEI è l'Angelo del Signore (מַלְאַךְ יְהוָה, pr. mal(e)'aq YHWH), perché in questa traduzione il Tetragramma, cioè il sacro nome di Dio che gli ebrei non pronunciano mai, viene tradotto sempre con "Signore".

Malaq Yahweh è l'Angelo per eccellenza; quello che porta tutti i messaggi di Dio e che lo rappresenta così direttamente che a volte lo stesso narratore si confonde e parla di lui o di Dio indifferentemente. Per intenderci, nella testa dell'autore sacro "Allora Tizio disse all'Angelo" e "Allora Tizio disse a Dio" sono praticamente la stessa cosa, così come "L'Angelo disse" e "Dio disse". Questo perché l'Angelo è un perfetto intermediario: dire a lui è dire a Dio, e quello che lui dice è parola di Dio.

Questo il primo senso del "quasi anonimo": è una formula così ricorrente che diventa quasi un nome. Ora, io pensavo di poter parlare anche di un secondo significato di questo "quasi anonimato", perché ricordavo che spesso, dopo l'apparizione dell'Angelo, la persona coinvolta gli attribuiva un nome, per esprimere l'idea che si era fatta di quell'Angelo e del suo messaggio. Pensavo che sarebbe stato bello raccogliere tutti i nomi che i personaggi dell'Antico Testamento hanno dato all'Angelo del Signore. Avrei scritto: "Lui non rivela il suo nome, ma i nomi che gli vengono dati sono...".

(Avete notato che tutti i personaggi importanti di Tolkien hanno molti nomi? Di Tom Bombadil Elrond dice:
«That was not then his name. Iarwain Ben-adar we called him, oldest and fatherless. But many another name he has since been given by other folk: Forn by the Dwarves, Orald by Northern Men, and other names beside»
(The Fellowship of the Ring, book II, ch. 2).

(Scusate la divagazione, non ho resistito.) Il fatto è che ricordavo male! Nella maggior parte delle apparizioni dell'Angelo del Signore, il destinatario dà un nome al luogo, non all'angelo.

Mi sembra che rimangano solo due casi in cui si potrebbe intravedere un nome dell'angelo, ma solo per incaponirmi un po' prima di dichiararmi sconfitto. Il primo è dopo l'apparizione ad Agar (Gn 16). Schiava di Abramo è in fuga dalla sua padrona che la maltratta a motivo del figlio Ismaele. L'angelo la invita a ritornare dalla sua padrona e annuncia grandi benedizioni per il bambino.

«Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: "Tu sei il Dio della visione [אֵל רֳאִי (El-ro'i)]", perché diceva: "Qui dunque sono riuscita ancora a vedere, dopo la mia visione? [altri traducono: "Ho potuto vedere Colui che mi vede"]"» (Gn 16,13).

Per la quasi identificazione tra Dio e il suo Angelo, Agar ha visto l'Angelo ma dà un nome a Dio. Questo nome spetterebbe anche un po' all'angelo: magari lo si potrebbe chiamare Roiele, per assimilarlo a tutti i nomi che conosciamo. Ma qui sto proprio fantasticando.

L'altro nome riguarda l'apparizione a Manoach, per annunciargli che diventerà padre di Sansone (Gdc 13). Lui chiede all'Angelo come si chiama, ma l'Angelo risponde:

«Perché mi chiedi il nome? Esso è misterioso» (Gdc 13,18).

Chissà che da quel momento Manoach non abbia iniziato a chiamare l'angelo "Misterioso"? (Ho provato a individuare la parola nel testo ebraico, ma non ci sono riuscito).

Questo è il diario della mia piccola e fallimentare ricerca. Questa settimana riprende la vita normale, quindi rinuncio in partenza all'appuntamento settimanale: il Diario degli Angeli continuerà a uscire di martedì, ma senza impegno sulla frequenza.

Diario degli Angeli - 10

26 agosto 2008

Angeli nel Vangelo

NON POSSO rimandare oltre le risposte al piccolo concorso sugli angeli, vinto da Cri (aka Crosta), meritatamente per l'impegno, ma anche – ahimé – in quanto unica concorrente.

Allora, ricordando che la mia è stata una becera ricerca informatica della parola angelo/angeli nel Nuovo Testamento e che mi sono limitato a fare attenzione al Vangelo, i nove "interventi" angelici che ho contato io sono, nell'ordine in cui appaiono nei Vangeli:

1. Le tre apparizioni in sogno a san Giuseppe (Mt 1,20; 2,13; 2,19s.) per comunicargli di fare da padre a Gesù, di fuggire dall'Egitto e di ritornare dall'Egitto.
2. Angeli che servono Gesù dopo le tentazioni nel deserto (Mt 4,11; Mc 1,13).
3. Un angelo rotola via la pietra del sepolcro di Gesù e ci si siede sopra (Mt 28,2ss.).
4. S. Gabriele appare a Zaccaria per annunciargli la nascita del Battista (Lc 1,11ss.).
5. S. Gabriele appare a Maria per annunciarle la nascita di Gesù (Lc 1,26ss.).
6. Un agelo appare ai pastori per annunciare la nascita di Gesù, poi una moltitudine di angeli (Lc 2,9ss.).
7. Un angelo conforta Gesù nell'Orto degli Ulivi (Lc 22,43).
8. L'angelo della piscina di Betzaetà (viene nominato, ma nel Vangelo non interviene) (Gv 5,4).
9. Due angeli nel sepolcro visti dalla Maddalena (Gv 20,12).

Cri non ha individuato il n. 3, probabilmente perché lo identificava con 9, quindi merita il premio.

La pietra del Sepolcro
A Gerusalemme, quando uno entra nella cappellina del S. Sepolcro, si trova in una piccolissima antisala, occupata in gran parte da un tavolo tondo di pietra. La tradizione vuole che quella fosse proprio la pietra del Sepolcro!
(Visto che l'ho nominato metto una foto per me importantissima: la Messa che ho celebrato nel Santo Sepolcro nel 2005).

Diario degli Angeli - 9

20 agosto 2008

L'angelo di Pietro

SONO DOPPIAMENTE desolato! Primo, perché non riesco a mantenere il mio appuntamento (e se dovesse succedere ancora non mi scuserò più), secondo perché volevo parlare di un tema che mi avrebbe richiesto un po' di studio ma... non ho fatto i compiti.

E così ripiego su un episodio del Nuovo Testamento in cui un angelo ha un ruolo un po' più rilevante del consueto accenno quasi di sfuggita. San Pietro è stato imprigionato da Erode che vuole ingraziarsi le autorità degli ebrei. Gli Atti degli apostoli si soffermano a descrivere come Pietro fosse accuratamente custodito: nel carcere, in catene, con due piantoni dentro e sentinelle fuori.

Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Alzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. E l'angelo a lui: «Mettiti la cintura e legati i sandali». E così fece. L'angelo disse: «Avvolgiti il mantello, e seguimi!» (At 12,7-8).

Il bello delle narrazioni è che ognuno nota particolari diversi, a seconda della sua sensibilità. A Raffaello era sicuramente piaciuta l'idea di una luce che sfolgora nel buio di una cella in piena notte, e nella Stanza della Segnatura lo rappresenta come un'esplosione di luce (se vuoi godertelo guarda qui, così en passant vi segnalo un sito che mi piace molto).

S. Josemaría notava il toccare sul fianco perché gli ricordava di quando, sacerdote giovane e squattrinato, non aveva i soldi per comprare una sveglia ed era costretto ad affidarsi al suo angelo perché lo svegliasse all'ora giusta. Regolarmente – e nonostante la stanchezza – si svegliava all'ora stabilita con la sensazione che qualcuno l'avesse toccato sul fianco!

Io mi limito a notare il gran numero di indicazioni che dà l'angelo: evidentemente S. Pietro era imbambolato per lo stupore (poche righe dopo ci viene detto che Pietro "rientra in sé"), ma questo modo di fare dell'angelo mi ricorda tanto una mamma.

Molto umanamente san Pietro capisce che è tutto vero solo quando si ritrova da solo in strada: non è un credulone e di fronte a una cosa così aveva pensato di sognare, che non fosse vero. Un particolare da ricordare quando incontriamo cristiani "miracolai": i miracoli esistono, ma non sono la cosa più importante, e alcuni desiderano lo straordinario a tal punto che finiscono per inventarselo.

(Sull'angelo di Pietro ritorno in questo post).
Diario degli angeli - 8
La soluzione alla domanda sui nove interventi angelici nel Vangelo la rimando di una settimana per darvi ancora tempo di pensarci.

12 agosto 2008

Angeli "anonimi"

OLTRE AI TRE Arcangeli, nel Nuovo Testamento troviamo diversi altri angeli che "non ci vengono presentati": non ci viene detto il loro nome. In alcuni interventi angelici la tradizione ha voluto riconoscere ancora la personalità di uno degli Arcangeli noti, per esempio l'angelo che muove le acque della piscina di Betzaetà (Gv 5,4) è un "angelo di guarigione", quindi – si dice – sarà S. Raffaele.

Ho provato a contare le azioni di angeli riferite dai Vangeli. Io ne ho contate nove, includendo le due missioni di S. Gabriele, l'angelo di Betzaetà (che, ad essere precisi, nel Vangelo non interviene), e contando come una sola tre azioni simili che però non vi dico quali sono. Sì, perché mi va di proporvi un quiz: chi si lancia a ricostruire i "nove interventi"? Tre li ho già detti, un quarto lo dico subito sotto. Posso anche aggiungere che è più facile di quel che sembra: chi conosce un po' il Vangelo se ci pensa riesce a dirli a memoria.

L'angelo che più amo
Di questi nove interventi quello che più amo è l'angelo che viene a consolare Gesù nell'orto degli ulivi (Lc 22,43). Gesù, angosciato per la Passione ormai prossima, si ritira a pregare con i suoi discepoli. Da loro riceve ben poco aiuto, perché si addormentano. In compenso Luca ci dice che "Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo".

Non gli fareste un monumento a questo angelo?

Per molti santi l'idea di fare compagnia a Gesù nella sua agonia nell'Orto è stata il centro di contemplazioni bellissime. Per dirne solo due, santa Teresa d'Avila dice di aver scoperto così l'orazione; santa Faustina Kowalska centra la sua spiritualità sul partecipare alle sofferenze di Gesù la notte precedente il primo venerdì di ogni mese.

Per questo amo in modo speciale questo angelo senza nome: nel momento della più nera solitudine di Gesù, almeno lui c'era! Più ci penso e più mi commuovo: angelo del Getsemani, ti voglio bene!

Amare un angelo?
Ero sul Tronchetto (per i non romani "tratto urbano della A24", ergo quasi a casa) e stavo pensando proprio all'angelo del Getsemani e a questo post, quando mi sono accorto che la canzone alla radio diceva "I'll love an angel instead" ("e allora amerò un angelo") *. (Guarda, Angelo, che ero già commosso senza bisogno di questo scherzetto!).

Possibile? Mi avevano insegnato che gli angeli ci amano perché, nella loro beatitudine, sono perfetti nella carità. Sapevo anche che dobbiamo ricambiarli con rispetto e venerazione, sia per riconoscenza per tutto quello che fanno per noi, sia perché sono esseri di eccelsa dignità (ah già, devo rispondere all'anonimo su questo punto, spero di riuscirci prima che parta questo post).

Non avevo però mai pensato che è perfettamente possibile amare un angelo. L'amore è un atto proprio ed esclusivo dello spirito (forse il più proprio e il più elevato): solo un essere spirituale è capace di donarsi nell'amore ed è capace di accogliere adeguatamente il dono di amore dell'altro. Ebbene: spirituali noi, con i limiti e le originalità della materia (e direi che questo basta per rispondere al "poco meno degli angeli" di cui mi chiedeva l'anonimo), spirituali loro che già ci amano come fratelli.

A questo punto penso che io e il mio angelo custode abbiamo diverse cose da dirci; spero anche voi con i vostri...

Diario degli angeli - 7

* La canzone era Angels di Robbie Williams e pe r l'esattezza dice "I'm loving angels instead"; sul suo sito si trova il testo e il videoclip (io il link lo metto ma non credo che funzioni così). Il testo lo trovi qui.

06 agosto 2008

Angeli custodi (2)

DI NUOVO in ritardo per l'appuntamento del martedì: chiedo scusa. Ho ancora un paio di cose da dire sugli angeli custodi, e prima di tutto una parziale rettifica.

Magistero
Dicevo nel post precedente che la Chiesa non si è mai pronunciata circa l'esistenza di un angelo custode personale di ciascun uomo. Spero di essere stato chiaro nell'aggiungere che questo non vuol dire che non lo crediamo, anzi, la mancanza di un pronunciamento è più nella linea delle cose troppo ovvie per aver bisogno di essere definite.

Vorrei però far notare due cose che equivalgono abbastanza a dei pronunciamenti. La prima è che il 2 ottobre la Chiesa celebra la memoria liturgica dei Santi Angeli Custodi, affermando così la sua convinzione nella loro esistenza.

«O Dio, che nella tua misteriosa provvidenza mandi dal cielo i tuoi Angeli a nostra custodia e protezione, fa' che nel cammino della vita siamo sempre sorretti dal loro aiuto per essere uniti con loro nella gioia eterna» (Orazione colletta della Messa dei SS. Angeli Custodi).

La seconda è il punto 336 del Catechismo della Chiesa Cattolica che riporta questa frase di S. Basilio di Cesarea: «Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita». S. Basilio non è il Magistero, ma quando viene citato...

Devozione
Gli angeli sono creature immensamente superiori a noi: averne uno per amico è un privilegio che fa pensare. Questa convinzione porta ad atti di "devozione" molto personali, alcuni dei quali magari fanno sorridere, ma voglio vedere chi ha il coraggio di criticarli.

Un amico mi raccontava che lui e sua moglie hanno insegnato ai loro bambini che devono aiutare la mamma o il papà quando cercano un parcheggio, chiedendo aiuto ai loro angeli custodi. Mi diceva di aver assecondato la cosa più che altro perché la trovava carina per i figli, che l'hanno subito accolta con entusiasmo. Con il tempo, però, ha avuto molte prove di fondatezza, del tipo: è da un po' che giriamo senza trovare un buco e la grande dice "Ovvio, non abbiamo chiesto agli angeli!"; provvedono subito e altrettanto subito un'auto esce dal posteggio proprio davanti a loro. E cose del genere non una sola, ma moltissime volte!

Scott Hahn invece dice di invocare gli angeli custodi ogni volta che deve riconciliarsi con una persona e di non essere mai rimasto deluso: chiede il sostegno del suo angelo e di quello dell'altro e immancabilmente "succedono cose". Con pragmatismo molto americano conclude: "provare per credere!".

Diario degli Angeli - 6

30 luglio 2008

Angeli custodi

SONO IN RITARDO per l'appuntamento del martedì, ma non voglio rimandare oltre il Diario degli angeli, anche a costo di limitarmi a poche righe.

Dopo i tre Arcangeli, ero indeciso se seguire un ordine di "importanza", passando agli altri quattro (eh sì, perché ci sono ancora diverse cosette da dire!), oppure seguire un criterio di "attendibilità", parlando prima delle cose più sicure. Avrete capito dal titolo che ho scelto la seconda, perché quello che possiamo dire sugli altri arcangeli, pur essendo bello, sconfina abbastanza nella mitologia (ma credo che ci arriveremo).

Dottrina
La buonanima di don Aurelio, mio professore di filosofia al liceo, nonché maestro di vita, con il suo amore per il paradosso ci diceva che la Chiesa deve molto agli eretici (e sottovoce aggiungeva "come me", ma non era vero). Sì, perché se nel corso dei secoli non fossero venute fuori delle teste calde a dire sciocchezze, nessuno si sarebbe preso la briga di pensarci su e trovare le risposte giuste, le "definizioni dogmatiche". Così, sosteneva ancora lui, se in un certo ambito della nostra fede c'è poca dottrina ufficiale, può essere che sia perché l'argomento è poco chiaro (per fare un esempio, in tempi recenti Benedetto XVI ha spiegato che sul limbo la Chiesa non ha mai preso una posizione definitiva, perché ancora non ci si vede chiaro), oppure perché è stato oggetto di poche o nessuna eresia. A questa seconda categoria appartiene la dottrina degli angeli custodi: la Chiesa non si è mai pronunciata al riguardo, e molto probabilmente perché nessuno si è mai sognato di sollevare dubbi sull'argomento.

Insomma, gli angeli custodi non sono un dogma di fede, eppure è una delle verità più amate della nostra fede.

Scrittura
Ci sono due passi importanti da considerare. Prima di tutto una frase che Gesù pronuncia parlando dell'importanza e dignità dei bambini:

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli (Mt 18,10).

Con queste poche parole ci dà due informazioni: che i bambini hanno un angelo custode, e che gli angeli godono della visione beatifica. Non ci dice se l'angelo custode sia un privilegio esclusivo dei bambini, ma questa è una domanda da uomini del XXI secolo. Considerando il modo di pensare ai tempi di Gesù e anche il contesto in cui dice queste cose, è molto probabile che stia dicendo che persino i bambini hanno un angelo custode, cioè non solo gli adulti.

Il secondo passo è degli Atti degli apostoli. San Pietro viene liberato dal carcere (da un angelo, ovviamente!) e va come prima cosa ad una casa di amici. La servetta che viene alla porta, al sentire la voce di Pietro, è così emozionata da dimenticarsi di aprirgli e corre dai padroni a dire che lì fuori c'è Pietro.

«Tu vaneggi!» le dissero. Ma essa insisteva che la cosa stava così. E quelli dicevano: «È l'angelo di Pietro» (At 12,18).

Questo ci conferma che i primi cristiani avevano tanta familiarità con gli angeli custodi da trovare più credibile che un angelo bussasse alla porta piuttosto che un prigioniero riuscisse a liberarsi.

Diario degli Angeli - 5

08 luglio 2008

In viaggio

SCRIVO DA MILANO prima tappa del viaggio per Sydney alla Giornata Mondiale della Gioventù, alias WYD2008. Ventitreesima della serie, e io ricordo la prima, quindi temo di non avere più molto diritto di partecipare, ma la fortuna è una dea bendata, che poi è un modo pagano per esprimere il fatto che Dio è un Padre molto buono...

Non so se riuscirò a scrivere nei prossimi giorni (ma vorrei tanto fare un po' di diario... vedremo), domani però è martedì e così sfrutto questa tappa per anticipare il Diario degli angeli (tanto poi ci metto la data di domani!). Non potrei proprio saltarla perché tocca all'arcangelo Raffaele che, fra le altre cose, è proprio il protettore dei viaggi.


Il nome
In ebraico רפאל (rapha'el) significa "medicina di Dio". Alcuni fanno notare che è un po' il contrario di Asmodeo, il diavolo che viene scacciato e incatenato da S. Raffaele, e il cui nome significa "colui che uccide".


Nella Scrittura
S. Raffaele appare nel Libro di Tobia, che è un libro deuterocanonico (cioè canonico per i cattolici, ma non per gli ebrei e di conseguenza nemmeno per la maggior parte dei protestanti). Lì si racconta del viaggio del giovane Tobia per andare a recuperare dei soldi di suo padre cieco, lasciati in deposito in un'altra città. Lo accompagnerà S. Raffaele, che si presenta come uomo giovane ed esperto di quelle terre, e nel viaggio prima lo salva dall'aggressione di un grosso pesce, poi gli fa sposare la bella Sara, liberandola dalla persecuzione del demonio asmodeo, e al termine del viaggio guarirà la cecità del padre di Tobia.

Per le due guarigioni (o tre, perché anche l'aggressione del pesce è un malanno) Raffaele è "medicina di Dio", per la custodia nel viaggio è protettore dei viaggiatori, per la giovane età di Tobia è protettore dei giovani (e la vicenda di Tobia è tutta una metafora della vicenda del giovane: i pericoli, la sposa, i genitori, i soldi... Quanto mi piacerebbe ritornarci!).


Benedizione del viaggio
S. Josemaría ci ha insegnato questa benedizione del viaggio (credo l'abbia composta lui):

Per l'intercessione della Beata Vergine Maria che tu faccia buon viaggio. Il Signore sia sul tuo cammino e i suoi angeli ti accompagnino.
Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.
San Raffaele, prega per noi.


Diario degli angeli - 4 (continua)

01 luglio 2008

San Gabriele

SICURAMENTE IL PIÙ CITATO anche se spesso inconsapevolmente. Sì, perché ogni volta che recitiamo un'Avemaria iniziamo ripetendo parole sue.

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
(Lc 1,26-28).

Chi sa il greco, lingua originale del Vangelo, assicura che il saluto fu "Rallegrati". Un angelo di gioia e un angelo cortese, almeno così lo vede la tradizione, perché proprio a motivo dell'annunciazione lo rappresenta sempre con un fiore, spesso un giglio, in mano.

Il nome
Gabriele, in ebraico גבריאל (gabri'el), significa forza di Dio (o potere di Dio). E il suo simbolo è un fiore... Notevole!

Nella Scrittura
San Gabriele appare tre volte nella Sacra Scrittura. Due sono ben note e sono legate alla nascita di Gesù. San Luca ci narra dell'apparizione di Gabriele a Zaccaria, per annunciargli che, nonostante la vecchiaia, gli sarebbe nato Giovanni il Battista. All'incredulità di Zaccaria lo rende muto. Poi appare a Maria e le annuncia la nascita di Gesù.

Meno nota è l'apparizione al profeta Daniele. Durante l'esilio babilonese, Daniele scruta le Scritture e si cruccia per capire quanto dovrà durare la punizione che Dio ha inflitto al suo popolo. I profeti precedenti indicano un termine, ma in modi vaghi, e lui vuole sapere un dato esatto. Gli viene inviato Gabriele a rispondere alla sua domanda. Questi gli annuncia la liberazione degli ebrei ad opera di Ciro dopo sette settimane di anni, ma quando ne saranno passate settanta, allora verrà unto il "Santo dei santi" e verrà posta fine all'iniquità (cfr. Dn 9,20ss.): annuncia la venuta del Messia e con grande precisione di tempo.

Per questo al tempo di Gesù l'attesa del Messia era molto viva: gli ebrei sapevano che le settanta settimane erano trascorse.

Tre apparizioni dichiarate di Gabriele, tutte e tre legate all'annuncio della Rededenzione. Direi che il ruolo di san Gabriele è abbastanza chiaro.

Diario degli angeli - 3 (continua)

20 giugno 2008

San Michele

ANCHE SE OGGI, festa della Natività di S. Giovanni Battista, sarei tentato di parlare di S. Gabriele, e del ruolo che ebbe nella nascita del Precursore, ormai avevo iniziato a preparare qualcosa sul Principe degli arcangeli e quindi pazienza: S. Gabriele dovrà aspettare.

«Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli».
(Ap 12,7-9)

Con una simile presentazione, si capisce che abbiamo tutti affetto e ammirazione per questo angelo: colui che guida alla vittoria nella guerra contro satana! Ho trovato qui un buon riepilogo della dottrina cristiana sull'arcangelo Michele, con citazioni ecc. Ma procediamo con ordine.

Il nome
In ebraico si scrive מיכאל e si legge mika'el (anche chi non sa l'ebraico può notare, da destra a sinistra, che la prima lettera ricorda la M e la terza una C). Significa Chi è come Dio? Più avanti vorrei fare qualche considerazione sul significato dei nomi, per ora lascio a voi il piacere di rifletterci.

Nella Scrittura
Appare nel Libro di Daniele come capo della milizia celeste e angelo protettore del popolo ebreo. Nell'Apocalisse combatte e sconfigge il dragone infernale.
Anche nel Libro di Giosuè (Gs 5,13-15), uno dei più antichi della Bibbia, si narra di un misterioso personaggio armato che appare a Giosuè prima della battaglia di Gerico e si presenta come capo delle milizie del Signore. Non dà il suo nome, ma ha tutte le caratteristiche di San Michele.
Per questo viene rappresentato armato ed è invocato come protettore nelle tentazioni e, in generale, quando si tratta di combattere il male.

E ancora per questo, nel 1888, il papa Leone XIII compose una preghiera a S. Michele con l'indicazione per tutti i cristiani di recitarla al termine di ogni santa Messa. La forma breve è la seguente:

Sancte Michäel Archangele, defende nos in proelio;
contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.
"Imperet illi Deus!" supplices deprecamur:
tuque, Princeps militiae caelestis,
Satanam aliosque spiritus malignos,
qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo,
divina virtute in infernum detrude.
Amen.


San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; sii nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del diavolo. "Dio eserciti su di lui il suo dominio", preghiamo supplichevoli: e tu, o Principe della milizia celeste, col divino potere ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime. Amen.

Non vige più l'obbligo di recitarla (abolito nel 1964), ma san Josemaría consigliava i suoi figli di continuare a farlo e così anche Giovanni Paolo II, di cui riporto le parole:

«Anche se oggi questa preghiera non viene più recitata al termine della celebrazione eucaristica, invito tutti a non dimenticarla, ma a recitarla per ottenere di essere aiutati nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo».

(Su S. Michele ritorno in questo post).
Diario degli Angeli - 2 (continua)

17 giugno 2008

Diario degli angeli

DA QUALCHE settimana mi è nata una nuova "curiosità", e questa volta ha a che vedere con gli angeli, più esattamente gli arcangeli. Trattandosi di un tema che interessa sempre un po' tutti, ho pensato di annotare le cose più interessanti che andrò via via trovando; una sorta di diario di bordo. Da qui il titolo.
Ho anche pensato di attenermi al proposito di non appesantire il blog con post troppo lunghi o troppo frequenti, quindi mi impongo un limite: non più di un post a settimana, sempre ammesso che abbia qualcosa da dire. Mi farà bene per costringermi a condensare e per non abusare della vostra pazienza. E allora, per devozione agli angeli, questo post lo pubblicherò il martedì.
Allora... si parte.

Sette arcangeli?
La tradizione vuole che gli arcangeli siano sette. Di tre di loro conosciamo i nomi – Michele, Gabriele e Raffaele – mentre degli altri quattro non sappiamo nulla. Tanto è così che la Chiesa celebra, il 29 settembre, la festa "Dei santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele", senza riferimenti né al numero né ad altri nomi. Nei testi della relativa Messa si parla di "angeli ed arcangeli", senza altre specificazioni. Non mi risulta che il Magistero si sia mai pronunciato sul numero degli arcangeli.

Nella sacra Scrittura la parola "arcangelo" appare poco, una volta per riferirsi all'arcangelo Michele (Gd 1,9), l'altra in una lettera di S. Paolo, dove ci informa che la parusia finale avverrà "alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio" (1Ts 4,16; possiamo indovinare chi sarà questo arcangelo? vedremo...). In compenso, però, san Raffaele dice di essere "uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore" (Tb 12,15). Se Raffaele è "uno dei sette" ed è un arcangelo, allora...

Diario degli angeli - 1 (continua)