30 ottobre 2016

Libertà da idioti

QUANDO COMPRO un dentifricio, prima lo scelgo; quando prendo moglie, prima la scelgo. Uno stesso verbo, ma (spero!) non proprio la stessa azione.

Nel suo saggio La libertà e il tempo, Sciacca individua due modi di esercitare la libertà. Radicalmente diversi, sono caratterizzati da due azioni proprie: scegliere ed eleggere.

La scelta è quella che facciamo in un negozio per individuare l'oggetto che intendiamo acquistare (ma anche il programma da vedere in tv o che cosa fare questo fine settimana). Lo "scegliamo" tra altri simili, ne entriamo in possesso e lo usiamo.

L'elezione ha un atteggiamento diverso rispetto all'oggetto. Riguarda le scelte di vita, le amicizie, le idee: l'oggetto dell'elezione non diventa mio possesso; casomai diventa parte del mio essere, parte di me. Anche se lo esprimiamo abitualmente con il verbo avere (io ho amici, idee, moglie/marito), si tratta di un possesso ben diverso dal precedente, frutto di una scelta molto diversa.

Direi che questo secondo "possesso" è caratterizzato da simmetria: possiedo e sono posseduto. Scelgo un amico offrendogli la mia amicizia, scelgo il coniuge offendogli il mio amore. Vale anche per le idee (si scelgono?): acquisire una nuova idea è permetterle di conquistarmi. Più che prendere è "lasciarsi prendere". Più che possedere è... essere (sono amico o amante o convinto di una certa idea).

Con queste premesse, Sciacca ricorda che già Senofonte e Tucidide avevano sottolineato il collegamento tra idiótes, uomo privato (contrapposto a politikós, l'uomo impegnato nella cosa pubblica), e ídia, gli affari. I beni e le occupazioni del politico sono (erano?) il benessere della pólis e la saggezza per perseguirlo; i beni dell'uomo privato sono i possedimenti ottenuti con i suoi affari.

La conclusione di Sciacca è che chi non coltiva la sua capacità di elezione, vivendo una libertà fatta solo di scelte -- acquistare, vendere, possedere -- al punto da ridurre a "scelta" (acquisto, senza reciprocità o coinvolgimento personale) anche le dimensioni più importanti della propria vita (famiglia, professione, convinzioni profonde ecc.), divenendo per atrofia sempre meno capace di "elezione"... quell'uomo è un idiota, cioè uno che vive esclusivamente nella dimensione del possesso.

Insomma, Sciacca dà dell'idiota a chi si concepisce e si propone per i beni che possiede e non per ciò che è.

A parte le etimologie un po' forzate, penso che cercherò di ricordarmene per darmi dell'idiota tutte le volte che preferisco la libertà light per evitare gli incomodi di una libertà più vera.

02 ottobre 2016

Haiku di compleanno

Nessun nemico.
Qualche ferita, sì:
da fuoco amico.

Solo una nuvoletta che ha oscurato per un momento i pensieri nel giorno di un compleanno. Ma tranquilli: il clima prevalente era di gratitudine, arricchiti da un numero veramente grande di messaggi di auguri (e non ho guardato Facebook! Ringrazio qui e chiedo scusa in anticipo, se finirò per non farlo lì).

Mi dispiace anche che sia venuto un kaiku "scorretto": nessun riferimento alla natura né tantomeno alle stagioni. Molto grave! In compenso, credo sia la prima volta che ci metto una rima.

Gli altri miei haiku li trovi qui.


24 settembre 2016

La gioia del sì

NELLA SUA OPERA di esordio, il filosofo Paul Ricoeur scrisse:
«L'uomo è la gioia del sì nella tristezza della fragilità».
Poesia a parte, credo volesse dire che caratteristica dell'uomo è la sua capacità di pronunciare un nonostante la fragilità della sua condizione. Il sì in questione è quello della promessa, e Ricoeur coglie che l'uomo è l'unico essere capace di prendere impegni, di promettere. Gli animali sono vincolati ai loro meccanismi di comportamento, agiranno o non agiranno secondo meccanismi che non controllano; comunque mai in base a una promessa.

Ma nemmeno gli angeli, propriamente, promettono: quando dicono sì, è in modo così perfetto e definitivo da essere già un fatto, non una promessa. (Lascio a voi riflettere sulle promesse di Dio, con solo uno spunto: la parola di Dio produce ciò che dice...).

Solo l'uomo può impegnarsi sul futuro: capace di mantenere fede alla parola, ma consapevole della propria fragilità. Per questo, solo il sì dell'uomo è emozionante. Solo l'uomo ci fa sedere in punta alla sedia e chiederci "Come andrà a finire?" (Creando l'uomo, Dio ha creato l'emozione).

Complice la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia, negli ultimi mesi ho avuto la gioia e l'emozione di assistere ad alcuni "sì" di persone giovani, ad alcuni altri sì in gestazione, a molti già detti ora riconfermati riscoperti rilanciati.

Ho partecipato ai timori di una madre che pensava "È così giovane: saprà mantenere fede a un impegno di tutta la vita?" La risposta è facile: non lo sappiamo! (emozionante, no?), ma sappiamo che è possibile, e inoltre è grandioso il fatto che ci provi.

Molto più emozionante vedere un ragazzo o una ragazza prendere in mano la sua vita e decidere di essa, con un impegno audace e definitivo, rispetto a tanti che restano in attesa di "essere pronti" (come vorrebbe la mamma) o che, in troppi casi, si lasciano vivere un po' come viene, seguendo l'umore del momento.

Sono d'accordo con Ricoeur: la gioia dell'uomo si realizza quando dice un sì, nonostante l'incognita della propria fragilità. Che gran regalo ci ha fatto Dio!

Questo post era programmato per il 21 settembre, ma invece è rimasto in sospeso e non me ne sono accorto. Il 21 settembre 1953, in occasione di una normale confessione, il sedicenne Jorge Mario Bergoglio percepì la chiamata di Dio e disse il suo primo sì.

15 settembre 2016

Lettore seriale

AVETE PRESENTE? "Lettore seriale" come il killer seriale... Provo a spiegarmi.

Un amico mi chiede il mio autore fantasy preferito. Di questi tempi mi è difficile dirlo: sono un po' in crisi con il genere. Gli propongo però Brandon Sanderson con la saga di Mistborn. Gli consiglio di leggere solo il primo, oppure di mettere in conto di leggerli tutti e tre; sicuramente non fermarsi dopo il secondo.

Certo non è la cosa più bella che ha scritto. La più bella è una novella intitolata The Emperor's Soul, ma non mi risulta sia stata tradotta in italiano. Spassosa l'idea di Legion, piuttosto deludente La via dei re, il secondo ciclo di Mistborn l'ho appena iniziato...

E a questo punto mi sono perso a pensare. Ma quanti libri ho letto di questo autore, gradevole ma non esattamente una pietra miliare della letteratura? E ancora: gli altri autori? Di quanti ho tentato di leggere più o meno tutto?

La risposta è imbarazzante: se un autore mi piace cerco di leggere tutto (e senza mai riuscirci: tranne C.S. Lewis e qualcuno che abbia scritto poco...). Tolkien, Tamaro, Tolstoj, Mann, Fenoglio, Dostoevskij, Asimov, Pennac, Chesterton (ma è troppo vasto!), De Luca, Dickens, Ende, McCarthy... I primi che mi vengono in mente (anche con l'aiuto di goodreads) per i quali ho tentato di "leggere tutto".

Ricordo che iniziò con Giulio Verne. Da bambino fui stregato dal film di Viaggio al centro della terra e mi feci regalare il libro. Per diversi anni, ad ogni Natale, compleanno o altra occasione "regalifera" la richiesta era uno dei bei volumoni della Mursia delle opere di Verne. Che soddisfazione vedere lo scaffale riempirsi di quei dorsi coloratissimi! E che frustrazione leggere la pagina "Dello stesso autore presso questo editore" per constatare che avevo letto sì e no la metà dei suoi romanzi.

Ma com'è? Succede a tutti gli amanti della lettura o è un problema solo mio? Ricordo mia madre che collezionava tutti gli Agatha Christie, Ellery Queen e Peter Ellis che riusciva a trovare. Sospetto si tratti di malattia ereditaria.

02 settembre 2016

Lettore compulsivo

GLI INCIPIT, come sono importanti! Avevo pensato di sospendere per un po' le letture "fantasiose" e mi imbatto in una raccolta* il cui primo racconto è un trattato sui diversi modi di produrre libri nei vari popoli della galassia. Ho DOVUTO continuare la lettura; scoprendo tra l'altro la maestria di Ken Liu, astro nascente della narrativa fantastica (non ancora disponibile in italiano, purtroppo).

Sfoglio l'ultimo libro (ahimé, postumo) di Oliver Sacks, sulla gratitudine**, e spiega la sua passione, fin da ragazzo, per la tavola periodica degli elementi. Ha sempre associato gli anni della sua età all'elemento chimico corrispondente per numero atomico. Al compiere gli 80 anni ha lasciato l'oro (numero atomico 79) per passare al mercurio (numero atomico 80). Gli hanno regalato del polonio (n.a. 84) ma mestamente constata che non ci arriverà. Ho subito messo il libro in lista di attesa! (Salvo poi rimanere deluso: da un uomo così ricco di umanità mi aspettavo qualcosa di più profondo affacciandosi alla soglia dell'eternità. Pazienza, pregherò anche per lui).

Esperienza simile tanti anni fa quando ero indeciso se leggere La montagna incantata***, intimorito dalla densità dei due volumi. Nella Premessa Thomas Mann dice che se una storia è bella merita di essere raccontata con calma, dedicandole tutto il tempo necessario.
La narreremo ampiamente, con esattezza e a fondo... Quando mai, infatti, una storia è stata divertente o noiosa in proporzione allo spazio e al tempo che ha richiesto.

E così ho divorato i due volumi "con calma", felice di dedicargli tutto il tempo necessario...

Ecco, penso che basti per una diagnosi: sono un lettore compulsivo. Capita anche a te?


* Ken Liu, The Paper Menagerie and Other Stories (2016). Vedi http://goo.gl/OgscwE .

** Oliver Sacks, Gratitudine (2016). Vedi http://goo.gl/TsPufI.

*** Thomas Mann, La montagna incantata (1924). Vedi http://goo.gl/uaQ8yT.