11 maggio 2013

Un padre ingombrante?

UN BAMBINO aveva un papà grande e grosso... Ho già iniziato male: quel papà non era esattamente grande e grosso; piuttosto era forte e ben piantato, ma per il bambino era grandissimo e grossissimo. Come tutti i bambini era convinto di avere il più forte di tutti i papà, e nel suo caso forse era anche vero.

La robusta costituzione del papà includeva l'accessorio di una voce potente e bene impostata, di cui il proprietario andava fiero e non perdeva occasione per farne sfoggio. Di preferenza cantava nei viaggi in auto con la famiglia... e in chiesa durante la Messa: il suo vigoroso contributo ai canti domenicali sovrastava le voci di tutta l'assemblea. La gente davanti si voltava a guardarlo e all'uscita le buone vecchine si complimentavano con lui: "Che bella voce, Mr GB!" (lo chiamavano così, ma il perché è un'altra storia). Se fosse ammirazione muliebre/senile o caritatevole ipocrisia, non ci è dato di saperlo. Ma il bambino si gonfiava di orgoglio: il mio papà è più forte di tutti... e canta anche più forte di tutti!

Passarono gli anni, il bambino divenne adolescente, il papà mantenne la sua voce potente, appena segnata dall'età. Adesso però, quando il papà cantava in chiesa a pieni polmoni, il ragazzo si vergognava. Con facilità riconosceva il fastidio o l'imbarazzo sulle facce di chi si voltava a guardare. Avrebbe voluto scomparire sotto i banchi. Quanto all'ipocrisia delle vecchine: l'adolescente era convinto dell'ipocrisia di tutte le vecchie di tutte le chiese del mondo!

Oggi l'adolescente è un adulto: ha avuto il tempo di rivedere le sue opinioni sulle vecchine... e affronterebbe volentieri mille sguardi e mille sorrisi ipocriti pur di ascoltare ancora il vocione di quel papà che lo ha lasciato troppo presto.

24 aprile 2013

Perelandra

Più riguardo a PerelandraC.S. Lewis, Perelandra (4/2013) ***

Il filologo Ransom viene portato sul pianeta Perelandra (per noi Venere), dove la prima coppia di uomini ha da poco preso vita. La sua missione sarà aiutare la donna nel suo confronto con il tentatore.

Già ammiravo Lewis per l'intelligenza con cui è riuscito a penetrare la mente diabolica nelle Lettere di Berlicche (provate a leggere qualche imitazione per accorgervi che immaginare un pensiero assolutamente malvagio non è affatto facile). Qui realizza un'impresa ancora più difficile: dare una descrizione credibile della natura umana come poteva essere prima del peccato originale. Il ritratto di questa nuova Eva e della sua psicologia è ciò che rende veramente attraente il libro.

Purtroppo l'ultima parte si dilunga in visioni di teologia della creazione che possono risultare noiose.

13 aprile 2013

Piccoli crimini coniugali

Eric-Emmanuel SCHMITT, Piccoli crimini coniugali (4/2013) ****

Bellissimo. Se dovessi dargli un sottotitolo proporrei: Se il matrimonio è questione di vita o di morte.

Piece teatrale con due soli personaggi. Lui ha perso la memoria; lei, sua moglie, lo porta a casa nella speranza che gli oggetti familiari lo aiutino a ricordare.

La domanda terribile è: "Io, chi sono?", con il sottinteso: "Posso piacermi? Posso piacerti?"

E nel progredire di un dialogo brillante e ricco di sorprese – davvero molto intelligenti (e non raccontatele se lo leggerete!) – siamo portati a riflettere su una cosa: se l'amore richiede il dono totale di sé, per amare bisogna essere disposti a morire. Ma allora il matrimonio diventa una questione di vita o di morte...

Lo consiglio almeno a tutte le persone coniugate: una perfetta guida ad un esame del proprio sentimento che scende a livelli sempre più profondi.

23 marzo 2013

E se dessi tutto?

NUOVO VIDEO sottotitolato per voi! Mi è costato molte lacrime, perché mi commuovo sempre su questo genere di cose, spero vi piaccia.

Consiglio di vederlo due volte: la prima per seguire i sottotitoli, la seconda per apprezzare le espressioni del bambino, veramente straordinario.


14 marzo 2013

"Io c'ero", in quattro foto

NO, NON È LO STESSO vederlo in tv o essere lì. Certo, in tv si saranno visti i primi piani, l'emozione, i gesti... E certo, io ancora non ho visto bene che faccia abbia il nostro già caro Papa Francesco, ma chi lo ha visto in tv non si è preparato sopportando la pioggia; non ha vissuto l'esplosione di gioia della piazza, aggiungendoci il suo contributo.
Con i ragazzi abbiamo occupato il tempo pregando un po', discutendo di tutto, facendo qualche prova generale di "fumata" con le sigarette dell'unico fumatore del gruppo. I più tecnologici hanno cinguettato di tutto, la migliore direi quella sul gabbiano che si posa sul comignolo della Sistina solo quando c'è un conclave... perché negli altri tempi il comignolo non c'è!
Altro cinguettio – più profondo – quello che osservava che in questa era di tecnologia pervasiva e di notizie istantanee noi eravamo lì ad aspettare un segnale di fumo a un'ora imprecisata e dall'esito imprevedibile... e questo ci riempiva di emozione.

Qualcuno ha gridato "Fuma!" e tutti hanno trattenuto il respiro perché, come al solito, il colore iniziale non si capiva; ma appena il fumo ha dato segni di schiarirsi, la gioia della piazza è esplosa. Tutti gridavano, battevano le mani e, soprattutto, tutti telefonavano e fotografavano. Contemporaneamente tutti hanno iniziato a muoversi verso la basilica: non sono mai stato ad un concerto rock, ma davanti c'era una calca veramente considerevole.

Il mio tentativo di fotografare la fumata non ha dato grandi risultati, ma ve lo propongo lo stesso... perché è il mio!

Poi è iniziata l'attesa. Ancora sotto la pioggia, per fortuna più leggera perché la gente non tollerava ombrelli aperti a ostacolare la vista, né voleva credere che si dovesse aspettare un'ora. Quindi ombrelli chiusi e basta. Quell'ora è passata veloce, in una specie di festa collettiva. Ho conosciuto un albanese venuto a Roma principalmente per assicurare che una bandiera del suo paese sventolasse in questa occasione. Ci è voluto un po' per fargli capire che era il caso di aspettare la fine per sventolarla; finalmente l'ha abbassata, ma ogni tanto gli prendeva un momento di entusiasmo e tornava ad agitarla per qualche minuto, attirandosi i rimproveri di quelli dietro. Poi la riabbassava con uno sguardo compunto che voleva dire: "Scusatemi ma proprio non resistevo".

Alla mia destra c'era uno visibilmente orgoglioso del suo elenco di nomi in latino di tutti i papabili, che gli avrebbe assicurato il privilegio di essere il primo a riconoscere l'identità del nuovo Papa. Inutile: Georgius Marius non era nel suo elenco!
Un anziano signore di Centocelle spiegava saccente a due argentini – ironia della sorte! – lo speciale rapporto di noi romani con il Papa.
Dietro di me tre turisti calabresi continuavano a telefonare a parenti di ogni grado per spiegare la fortuna che avevano avuto di passare da quelle parti proprio in quel momento.

Nuovo momento di entusiasmo quando si sono accese le luci della loggia, ma poi ancora una lunga attesa prima che uscisse il Protodiacono ad annunciare l'habemus Papam. Prima che finisse l'annuncio la piazza è tutta un brusio: chi ha detto? chi è? di dov'è? ma proprio "Francesco"? Poi iniziano i cori, per lo più a scandire il nome "Francesco", come se volessimo assaporarlo per bene.

Francesco, il santo italiano con un nome che in fondo vuol dire "straniero". Francesco, maestro di povertà per la Chiesa e la società del suo tempo (ahem...) macchiate di eccessiva ricchezza. Francesco, chiamato da Dio a "ricostruire la sua Chiesa". Francesco, santo della gioia e dell'amore per tutti e tutto. E anche Francesco Saverio, il grande evangelizzatore.

Un protagonista della serata era l'elettronica. Ho voluto fare una foto per ricordarmene (sì anche io con il mio telefono intelligente sollevato): sopra l'orizzonte delle teste ondeggiava una marea di apparecchi elettronici di ogni forma e dimensione, da vecchi cellulari con i loro schermi dimensione francobollo, fino ai ridicoli schermi dei tablet... Un po' bello, un po' buffo.

Lo hanno detto in molti, ma il "buona sera" del nuovo Papa ha conquistato il cuore di molti giovani: gli è piaciuto a prima vista! Speriamo continui così. A me ha colpito soprattutto il discorso interamente centrato sul suo essere Vescovo di Roma; potrei sbagliarmi ma la parola "Papa" non l'ha mai usata. Gli esperti avranno già spiegato il perché, ma sono sicuro che c'era un motivo profondo dietro questa accortezza.

L'allegra calca del deflusso ci ha regalato un'ultima emozione: salire i pochi gradini per accedere al colonnato e, da quella posizione appena un po' elevata, poter contemplare la marea di gente della piazza. Veramente bello. Veramente bello esserci stati!