23 agosto 2015

L'invenzione delle ali

L'invenzione delle aliSue Monk Kidd, L'invenzione delle ali (8/2015) ****

Ispirato alla storia vera di Sarah Grimké, nella Carolina del Sud a inizi Ottocento. Figlia di ricchi coltivatori, proprietari di molti schiavi, Sarah matura una crescente avversione per la schiavitù, fino a diventare la principale protagonista femminile del movimento abolizionista e anche un'autrice di riferimento nella letteratura femminista. Il suo maggiore desiderio sarebbe di affrancare la schiava Handful, sua coetanea e compagna d'infanzia, ma non è affatto facile. Scoprirà che per poter liberare qualcuno prima deve liberare se stessa, di dentro e di fuori.

Mi era piaciuto, La vita segreta delle api, ma qui mi sembra che l'autrice sia maturata, non so se per esperienza o per la passione della storia. Personaggi profondi, complessi, coinvolgenti. Il dramma parallelo della schiava, che è libera dentro ma vorrebbe esserlo anche "fuori", e la coetanea padrona, legalmente libera, ma schiava dei mille condizionamenti della società in cui vive.

Bello! e mai banale. Le due ragazze non diventano le romantiche amiche per la pelle che uno poteva temere: sono troppo diverse perché il loro rapporto sia facile. La sorella minore, cui Sarah dedicherà tutta la sua passione, vedendo in lei l'unica ancora di salvezza da un'esistenza priva di significato, non sarà una facile bambolina.

Forse un po' lento nell'avvio, ma forse è solo il mio gusto "danneggiato" dai romanzi d'azione. La vicenda attraversa gli alti e bassi di grandi speranze e grandi delusioni di Sarah, Handful e tanti altri personaggi meravigliosi e non ti molla più perché vuoi sapere ancora di loro.

Il tema è la schiavitù, ma il sottotema (o il vero tema) è il femminismo. Come in La vita segreta delle api, anche qui i personaggi maschili sono tutti in qualche modo moralmente deludenti, anche i migliori. I personaggi veramente positivi sono tutte donne. A bilanciare un po' si può dire che sono donne anche i personaggi più negativi.

Ho fatto qualche ricerca: l'autrice è una "femminista cristiana". Non so se questo significhi un movimento ben preciso o sia una indicazione generica, resta che con il suo femminismo mi ci ritrovo pienamente. È una rivendicazione della dignità di ogni persona umana, uomo o donna, bianco o nero che sia, con la massima valorizzazione della differenza.

Non ricordo più l'ultima volta che mi sono sorpreso a contare le pagine (anzi, i minuti, perché era un audiolibro) non per fretta di finire ma per desiderio che la storia duri ancora un po'. Massimo degli asterischi per questo libro che consiglio a tutti.

16 luglio 2015

Senso delle parole, senso della vita

AVRETE VISTO quel gioco in cui vengono presentate cinque parole apparentemente casuali e il concorrente deve indovinare una sesta parola che le lega tutte. (Vi propongo una schermata dalla RAI, ma mi sono divertito a cambiare le parole, così potete cimentarvi a indovinare).

Alcuni psicologi hanno studiato dei volontari, misurando attività cerebrale, dilatazione della pupilla, pulsazioni e chissà che altro. Quando riconosciamo il nesso in un gruppo di parole qualcosa in noi scatta e – se vi siete mai cimentati con il gioco lo sapete – proviamo un momento di forte gratificazione. Si produce anche quando ce lo dicono, il nesso, mentre noi non riuscivamo a trovarlo. Suppongo che questo sia il fondamento del successo del gioco.

Pensate però se, invece di parole, si trattasse degli eventi della nostra vita. Come sarebbe bello trovare il nesso, quella chiave di lettura che riunisce tutto e gli dà senso. Che soddisfazione! Quando capita, uno sperimenta una grande pace riguardo al passato, finalmente dotato di senso, e una grande sicurezza riguardo al futuro, finalmente dotato di direzione.

Mi è tornato in mente quel gioco quando ho riletto l'inizio del Vangelo di Giovanni:
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
L'italiano dice "Verbo" per tradurre il greco "Λόγος" (Lógos), il nome che l'Evangelista ha scelto per riferirsi a Cristo. Mi sono imbattuto in un esperto che proponeva come principale significato di questa parola "criterio unificante di una raccolta di oggetti". Magnifico! I partecipanti al gioco televisivo sono chiamati a individuare il lógos delle parole proposte. Tu e io, più seriamente, siamo desiderosi di trovare il lógos della nostra esistenza.

E san Giovanni ci dice che il Lógos viene prima di tutte le cose. La mia vita ha senso da prima che io iniziassi a viverla, anzi, probabilmente io esisto proprio perché ho senso. In questo mondo, io c'entro!

Di più: ..."e il Verbo era Dio". Dio è il senso della vita. Non è che dà senso alla mia vita ("La mia vita non aveva senso, ma poi ho incontrato Gesù che mi ha salvato e ha dato senso alla mia vita", direbbero i predicatori americani), è che lui mi dà la vita, e me la dà già dotata di senso, fin dall'inizio. E questo senso è Lui!.

L'estate è un buon momento per fermarsi e fare un po' di bilancio. Che sto combinando? Dove voglio andare? Forse l'estate è un tempo di Lógos. Buona ricerca!

27 giugno 2015

Discutibile felicità

Momenti di trascurabile felicitàFrancesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità, * (2 su 5), giugno 2015 (abbandonato).

In una parola: trascurabile.

Parlare di sé è sempre un delitto (maggiore o minore secondo i casi) che viene tollerato più o meno a seconda di quanto la persona sia interessante o brillante. Entrambe le cose secondo chi ascolta, NON secondo chi parla!

Nel caso presente si danno diversi problemi. Primo: il titolo fa sperare qualche discorso di saggezza, certo magari ricavata dall'esperienza di vita dell'autore. Invece l'autore si parla addosso per raccontarci i suoi oziosi contorcimenti esistenziali.

Secondo: la scelta del tema e il tono ironico escludono l'ipotesi della persona interessante. (Le grandi felicità si addicono a uomini interessanti, le "trascurabili", ahimé...) Mi guardo bene dal giudicare la persona dell'autore basandomi su un'opera scherzosa e autoironica, ma il personaggio con cui mi trovo a dialogare leggendo, quello fittizio che mi parla in prima persona, quello sì che lo giudico: meschino, presuntuoso e paranoico! Di quelle compagnie che, dopo una serata insieme, fai in modo di non invitare più.

Terzo: brillante? Sì, ma. È un certo tipo di umorismo molto ripetitivo. Fa sorridere come si sorride su una freddura sporca: un misto di imbarazzo per il tema in genere appena un po' divertente e MOLTO imbarazzo verso chi racconta. Però dopo un po' (diciamo, più o meno alla prima, ma ammetto che dipende dalle disposizioni personali, magari qualcuno può resistere fino alla seconda -- e così ho fatto un esempio del tipo di umorismo di Piccolo). Dicevo: dopo un po' stufa.

E all'ennesima volta in cui mi sono trovato a chiedermi che cosa c'entrasse con la felicità (anche minima, anche "trascurabile") l'ultima paranoia di cui avevo letto... ho interrotto la lettura.

Però gli devo una scoperta. Io pensavo che questo genere di libri piacessero perché uno leggendoli dice: "È proprio così! L'ho sempre pensato!" e cose simili. Ma qui, fin dal primo brano mi sono trovato a pensare: "Ma è assurdo! Non mi sfiorerebbe mai l'idea di fare così! Ma chi potrebbe mai...?" Eppure è un best seller. Com'è possibile?

Mi sono dato questa risposta: perché in questo genere di libri, al di là delle apparenze, il tema non è l'autore, il tema è il lettore! Ti ritrovi sempre tu al centro, a volte per compiacerti della somiglianza, a volte per compiacerti (magari anche di più) della differenza. Comunque, mentre leggi tu porti avanti una narrazione parallela, quella delle tue esperienze, dei tuoi ragionamenti, delle tue paranoie magari inconfessabili. Penso che in questo stia il principale fattore di successo del libro. E anche per questo mi astengo dal continuare a leggerlo (la mia "narrazione parallela" la faccio già sul mio blog!).

16 giugno 2015

Per i morti in mare

AI POVERETTI, ogni giorno più numerosi, che in mare hanno perso la vita che da noi speravano di salvare, voglio dedicare una poesia di T.S. Eliot.

Morte per acqua

Phlebas il Fenicio, morto, da quindici giorni
Dimenticò il grido dei gabbiani, e il fondo gorgo del mare,
E il profitto e la perdita.

Una corrente sottomarina
Gli spolpò l’ossa in sussurri. Come affiorava e affondava
Passò attraverso gli stadi della maturità e della giovinezza
Procedendo nel vortice.

Gentile o Giudeo
O tu che giri la ruota e guardi sopravvento,
Considera Phlebas, che un tempo fu bello,
E alto come te.
T.S. Eliot, The Waste Land, IV.

L'eterno riposo dona loro, Signore... accoglili tu in una vita migliore.

05 giugno 2015

Adolescenza: ora tocca a papà

MI HANNO SEGNALATO le video lezioni per genitori dello psicologo Paolo Ragusa (trovi qui l'elenco completo). Io ho solo visto quella che vi riporto a lato e mi ha colpito un concetto.

Parla dell'adolescenza come di una seconda nascita, e in effetti in quegli anni i cambiamenti esteriori ed interiori sono così grandi che davvero uno può dire, rispetto al bambino di prima, "questa è una persona nuova". Fin qui quasi scontato. Ma ecco l'idea nuova (per me). Il bambino, dice il dott. Ragusa, per nascere e svilupparsi ha bisogno principalmente delle attenzioni materne. Anche il papà e il resto della famiglia sono coinvolti, ma quello di cui il bambino ha soprattutto bisogno è il grembo materno, il cibo, le cure materiali, l'educazione di base... in tutto questo la principale protagonista è la mamma.

Poi viene la "seconda nascita", deve formarsi la persona matura e indipendente, dotata di identità propria e capace di confrontarsi con il mondo. E questo processo di crescita ha bisogno principalmente di attenzioni paterne. Generalmente la madre ti dice cosa devi fare, il padre dovrebbe aiutare a decidere cosa vuoi fare; la madre protegge dai pericoli, il padre sprona ad affrontarli.

Non so, magari sono stereotipi di genere, però mi convince l'idea che tante adolescenze problematiche, sono richiami al papà perché si metta in gioco. Il figlio che si ribella ai genitori è come se stesse dicendo: "Papà, adesso tocca a te!". Come per il bambino, anche la cura dell'adolescente riguarda tutta la famiglia, il protagonista però deve essere il padre.