09 novembre 2008

Un "ampio" discorso (fine)

EPILOGO

Stavo riflettendo sulle comunicazioni "rachitiche": come le persone che non mettono empatia nel dialogo con gli altri rischiano seriamente l'isolamento perché risultano distanti e antipatici ("anti-empatici"?) Così mi è capitato di parlarne al mio saggio preferito – nel caso dovesse comparire altre volte in questa sede, lo chiamerò Kappa, suo antico soprannome – e lui mi ha subito rilanciato:

—Prima che di empatia, è questione di dialogo interiore.

Ovviamente non capivo e mi sono domandato se ero disposto ad affrontare le conseguenze di una richiesta di chiarimento. Poi mi sono buttato e ho domandato e direi che mi è andata bene.

—Per dialogare con qualcuno lo devi far entrare a partecipare del tuo dialogo interiore; quel dialogo che si svolge tra te e te. Lo chiamiamo intimità o riflessione a seconda della prospettiva in cui lo consideriamo. Se uno non ha questo dialogo – perché riflette poco, o perché vive di "vita esteriore", o tanti altri possibili motivi – gli manca il "luogo" dove accogliere l'interlocutore, e il dialogo fallisce.

A me sembrava che stesse dicendo: "Questa cosa dell'empatia non è il vero problema, comunque bravo, non ci sei andato troppo lontano"; ma la conversazione è finita qui, con la concessione che "se proprio volevo", potevo anche scriverlo.

Direi che c'è un nesso tra questo "dialogo interiore" ed empatia: se empatia è conoscere lo stato interiore dell'altro, come può essere empatico chi non ha dimestichezza con la sua stessa interiorità? Avrà difficoltà a cogliere i segnali dell'altro perché fanno riferimento ad un mondo che conosce poco. Avrà difficoltà a far trasparire i suoi sentimenti, perché sono opachi già per lui stesso. E con questo finisce la mia riflessione: chissà che Kappa non mi dia qualche altro spunto per andare avanti.

3 commenti:

anonimok ha detto...

Ovviamente geniale!
Anche se copre solo una parte dei casi, conosco chi non è empatico nel comunicareper un eccesso di vita intima che si richiude su sé stessa.

Mutatis mutandis, hai mai notato che coloro che non sanno chiedere e accettare aiuto, sono particolarmente inefficaci nell'aiutare gli altri?

Don Mario ha detto...

D'accordo su entrambe le cose: eccesso di vita intima, ma con la "scelta" di non condividerla. Immagino che spesso sia una scelta motivata da passate delusioni, ma se persone così non capiscono che ogni ricchezza (anche quella interiore) o viene spesa o va in malora...

Sul "mutatis": intuisco che si potrebbe sviluppare il filone della riflessività di questi meccanismi, ma in questo momento i neuroni si rifiutano di collaborare. Se vuoi lanciarti tu, io ti seguo.

Don Mario ha detto...

Mi sembra doveroso aggiungere, a scanso di equivoci, che non faccio l'apologia del mettersi in mutande: "ricchezza da spendere", non da sperperare.