27 gennaio 2009

Quali soldi?

Sono tornato e mi trovo travolto dal lavoro. In più il mio computer fa le bizze (ho commesso l'errore di chiedere ad un amico di ripulirmelo durante la mia assenza: non lo riconosco più!). Proverò a buttar giù qualche ricordo così come mi vengono in mente nei momenti liberi.

L'INFLAZIONE in Zimbabwe è oggetto periodico di articoli più o meno divertiti. Qualcuno prova a calcolarne l'entità, ma vengono fuori cifre alle quali non siamo in grado di attribuire un significato. Per dare un'idea, io sono arrivato di sabato, e quel giorno il dollaro americano si scambiava per cento miliardi di zimdollari; il lunedì valeva millecinquecento miliardi, ma a fine giornata si "stabilizzò" su 800 miliardi. Qualcuno vuole lanciarsi a fare i calcoli di che inflazione si tratta? (magari prima o poi lo faccio io).

In queste situazioni i soldi perdono significato: ogni mese il governo stampa nuovi soldi per pagare gli stipendi pubblici, magari concedendo un generoso aumento di un paio di zeri. Così la gente riceve il salario in bigliettoni nuovi di zecca... che nessuno vuole. Da una parte quei soldi non valgono niente, dall'altra sono l'unica risorsa nelle mani di tante persone, e quindi alla fine chi ha qualcosa da vendere deve pur accettarli altrimenti non vende. Ma ogni mese che passa ci si crede sempre meno, e la circolazione clandestina di dollari e rand (la moneta sudafricana) cresce lentamente.

Due episodi mi sono sembrati significativi. Appena ricevuto lo stipendio di gennaio, un camion di militari si è presentato nella farm di un vice primo ministro, le armi in pugno. Da notare che avevano fatto molte pressioni per essere pagati in valuta estera, ma tanto era impossibile, perché il governo non ne ha abbastanza. Si presentano alla farm, requisiscono tutto il pollame, lasciano lì tutti i loro stipendi, e se ne vanno.

Secondo episodio. Il giorno prima della mia partenza il dollaro USA veniva scambiato per cinquemila miliardi di zimdollari. Questo a condizione che non si pagasse con le ultime banconote (quelle degli stipendi di cui sopra) da diecimila miliardi. Per quelle il cambio era di ventimila miliardi per un dollaro.

Il primo mi ha colpito per l'eleganza e l'ironia del gesto: ti abbiamo detto che non vogliamo i tuoi zimdollari, tu ce li dai lo stesso, e allora noi ci prendiamo i tuoi polli e ti paghiamo con la tua stessa moneta.

Il secondo mi fa pensare che il mercato si aggiusta da sé. Se il governo immette sul mercato una nuova camionata di banconote, sono quelle banconote che il mercato respinge, non la valuta in sé.

A questo si aggiunge un altro fenomeno veramente curioso. La legge del mercato da sempre vuole che se un bene è scarso il suo prezzo salga. Ma se il bene scarso sono le banconote americane, che succede? Aumentano di valore?

Mi avevano preavvisato, ma comunque mi ha fatto un certo effetto vedere mazzetti di banconote tra i mucchi della spazzatura. Ne ho vista una da venti: un millemiliardesimo di dollaro! Qualcuno vuole lanciarsi a calcolare cosa si può acquistare con una simile cifra? Per esempio: se una bottiglia d'acqua costa x, quanta acqua posso prendere con venti zimdollari?

E per chiudere questo argomento: quando parlo di migliaia di miliardi di zimdollari, bisogna considerare che parliamo di zimdollari "pesanti" perché negli ultimi dodici mesi vennero fatte due riforme valutarie, la prima tolse tre zeri, la seconda ne tolse 10, quindi al valore nominale delle attuali banconote bisognerebbe aggiungere altri tredici zeri. La cosa patetica è che dopo la seconda riforma, lo scorso agosto se ho capito bene, era tornata la parità con il dollaro USA, e dopo cinque mesi siamo di nuovo a cifre con tredici zeri (dicimila miliardi).

Ho il sospetto che il dollaro dello Zimbabwe scomparirà del tutto entro poche settimane.

5 commenti:

Crosta ha detto...

Bentornato don Mario. La mia prima impressione, dal tuo racconto, è di simpatia verso quei militari :-)
E subito dopo di angoscia. Non riesco a immaginare cosa voglia dire la vita quotidiana in una situazione simile. Come si compra il pane? Come si compra la benzina? Come si riesce a fare il proprio lavoro (ammesso che si abbia un lavoro)?
Non ne capisco di economia (nonostante gli sforzi di mio marito). A cosa è dovuta una tale inflazione, possibile che non vi sia un rimedio? Non ci sono attività produttive su cui contare?
Lo so, sono un sacco di domande e tu sei sommerso dal lavoro, e il tuo pc neanche lui ti riconosce più :-D
Tranquillo, non c'è fretta.
Quando avrai ripreso il ritmo delle più consuete latitudini vedremo.
Un saluto,
Cri

Don Mario ha detto...

Bentrovata, Cri. Non resisto a darti due risposte velocissime.

Sul "come si compra": dove ci sono uomini ci sono bisogni e quindi scambi. Non hai idea di cosa si possono inventare le persone per sbarcare il lunario. Però io ho visto solo la città, dove ci sono molte possibilità di spravvivenza; fuori città si può anche morire di fame. Ma prima che di fame si muore di colera, di aids, di qualsiasi malattia che possa aggredire un organismo indebolito... e questo succede anche in città.

Inflazione: mettiamo che io sono il capo. Io mi impossesso delle più redditizie attività produttive e porto i guadagni all'estero. Per rispondere ai bisogni della mia gente non attingo dalle risorse prodotte internamente (quelle le ho già prese per me), ma stampo nuovi soldi. I soldi di carta sono una rappresentazione della ricchezza del paese: se il paese è spremuto come un limone i soldi ne rappresentano la povertà e perdono valore, fino a perdere significato. Questo è come mi spiego la superinflazione: l'inflazione normale è un'altra cosa.

Crosta ha detto...

Mi chiedo quando mai il continente Africano riuscirà a trovare un equilibrio.
Grazie don Mario.
Ciao, Cri

firodicactus ha detto...

Bentornato, ho letto del colera nello Zimbabwe ed ho pensato a te, in giro per l'Africa!

La situazione dell'economia certo non aiuta!

Ciao, R

fiordicactus ha detto...

Bentornato, ho letto del colera nello Zimbabwe ed ho pensato a te, in giro per l'Africa!

La situazione dell'economia certo non aiuta!

Ciao, R