28 ottobre 2011

Dante difenderebbe Benigni?

RITROVO LA BOZZA di un post iniziato quattro anni fa: che idea! Benigni sottoposto a processo in Cielo per le cose che ha detto nei suoi commenti alla Divina Commedia. Chissà dove volevo andare a parare: non me lo ricordo proprio. Ricordo invece benissimo la causa della sospensione dell'impresa: avendo avuto la poco realistica idea di far parlare Dante in versi, ed essendomi riuscita decentemente la prima terzina, non sono riuscito ad andare oltre. Curioso, proprio non ricordo di cosa volessi accusare Benigni.

I versi, però, mi erano costati una certa fatica e decido di promuoverli dal limbo delle bozze in sospeso ed elevarli al rango di frammento degno di pubblicazione.

— Si riunisce la corte celeste per giudicare Benigni Roberto, Italiano! Chi è iscritto a parlare?
O Corte venerabile e benigna,
del mio connazional farò difesa
che lesta lingua adopra e assai maligna.
— Si prenda nota: il signor Alighieri Dante si propone come difensore dell'imputato. L'imputato accetta?

Tutto qui. La bozza non andava oltre, io non ricordo cosa pensavo di dire e, ora come ora, non mi viene nessuna ispirazione. Magari un altro post...

23 ottobre 2011

PAROLE DELLA MADONNA a santa Faustina Kowalska:

«Desidero, figlia mia carissima, che ti eserciti in tre virtù, che per me sono le più care e a Dio le più gradite.
La prima è l'umiltà, l'umiltà e ancora una volta l'umiltà.
La seconda virtù è la purezza.
La terza virtù è l'amore di Dio.
In qualità di figlia mia devi risplendere in modo particolare per queste virtù
»
Diario, n. 1415 (8/12/1937).

Tre virtù specialmente gradite a Dio e, per questo, alla Madonna. Ho provato a chiedermi perché proprio queste. Mi è venuta in mente l'immagine del calice, spesso utilizzata per descrivere il nostro rapporto con Dio: dobbiamo essere come un calice ben disposto a ricevere la grazia del Signore.

Se restiamo su questa immagine, allora l'umiltà si riferisce al fatto che il calice deve essere bene aperto a ricevere i doni del Cielo senza farne cadere nemmeno una goccia; la purezza ricorda che il calice deve essere ben pulito, per non contaminare in alcun modo il prezioso contenuto; l'amore di Dio è il calice ben colmo, perché siamo fatti per riempirci del suo amore e sarebbe da sciocchi prenderne solo un po'.

16 ottobre 2011

Preistoria avventurosa

Jean M. Auel, Ayla figlia della terra (8/2011) **

Mi era capitato di domandarmi come saranno stati i rapporti tra uomini sapiens e uomini di Neanderthal nel lungo periodo in cui sono coesistiti: si saranno mai incontrati? Avranno trovato mai qualche modo di comunicare? Avranno mai generato dei mezzosangue? Così quando, grazie a fiordicactus, ho scoperto che esisteva un intero ciclo di romanzi su questo tema (e che a lei era piaciuto), dovevo per forza leggerlo.

Il romanzo racconta di una bambina di Cro-Magnon (che se ho capito bene erano dei sapiens) trovata in fin di vita da una tribù di uomini di Neanderthal e adottata dalla donna di medicina del gruppo. Presto inizieranno a notarsi le differenze: da una parte la piccola Ayla cresce alta e slanciata (ovviamente bionda con gli occhi azzurri) e ha il pessimo vizio di camminare eretta, quindi una vera cozza per i suoi parenti adottivi, e meglio che impari bene l'arte della medicina perché sarà difficile che trovi un compagno da grande; d'altra parte lei è visibilmente più intelligente, o meglio di un'intelligenza diversa che la sua famiglia adottiva non sembra avere. Le difficoltà, e quindi le avventure, sono garantite.

La storia è intrigante e i personaggi, soprattutto la piccola Ayla, molto attraenti. Si vede anche che l'autrice si è documentata bene sulla possibile vita degli uomini primitivi. (Per esempio: come facevano a far bollire l'acqua senza stoviglie di ferro? Lo sapreste voi?) Il romanzo, però, ha anche i suoi difetti: in molti momenti scade nel documentario, molte vicende sono prevedibili, e le idee dell'autrice su famiglia e religione emergono in modo un po' forzato. In particolare non capisco come possa immaginare una società che ha sviluppato una conoscenza approfondita dell'uso medicinale delle erbe, compresi i medicamenti per non avere gravidanze indesiderate o per abortire nel caso si abbiano, ma incapace di comprendere il collegamento tra atto sessuale e generazione, considerando quest'ultima una cosa magica e misteriosa che a volte succede.

Fastidioso poi è il capitolo in cui vengono descritte ripetute violenze sessuali. Per fortuna, per qualche misteriosa logica narrativa, la cosa rimane contenuta all'interno di un solo capitolo. Antipatico, ma soprattutto patetico, il rito di comunione in cui ciascuno riceve "il sangue di Ursus" e "il corpo di Ursus"... che idea povera della religione deve avere!

L'idea interessante è invece l'ipotesi di fondo sulla diversa intelligenza dei neanderthaliani: una straordinaria capacità di condividere la memoria e di comprendere il concreto, accompagnata dall'incapacità quasi assoluta di pensiero astratto. Molto divertente la scena dello stregone che spiega ad Ayla il segreto per contare anche oltre le proprie dieci dita, con la possibilità – frutto di sforzo e di esercizio – di arrivare persino fino a venti...

Tirando le somme: una volta iniziato si vuole arrivare alla fine, perché Ayla è un bel personaggio e la situazione molto originale, ma è solo un romanzetto. Iniziata nel 1980, il sesto volume della saga è uscito quest'anno (in inglese, per ora). In trent'anni l'autrice sarà migliorata: se volessi continuare salterei all'ultimo, ma non prossimamente.

12 ottobre 2011

Rosa e non a caso

HO AGGIUNTO un nuovo titolo ai miei comics preferiti. Già tenevo d'occhio abitualmente (in ordine di preferenza) Garfield, Calvin & Hobbes e Non sequitur. Ora si aggiunge questo Rose is Rose che mi fa molta tenerezza: una coppia che si ama, un figlio piccolo, il suo angelo custode e un gatto coccoloso. A volte sdolcinato (suppongo che il titolo non sia casuale) ma così positivo che ti riconcilia con la vita. Spero mantenga le promesse dell'esempio proposto.

07 ottobre 2011

Le preghiere dei bambini

ERO IN AUTOSTRADA diretto ad Ovindoli per predicare un corso di ritiro. Come sempre non ero riuscito a partire all'ora prevista, in più non ero riuscito ad avviare l'auto, c'era traffico in uscita e mi ero perso sul percorso alternativo che da mesi intendevo provare per evitare l'ingorgo. Al buio, mentre il catorcio rimediato in sostituzione dell'auto guasta arrancava in salita, cercavo alla radio qualcosa che potesse distrarmi un po'.

Atterro sulle frequenze di Radio Maria, su una trasmissione di una semplicità indisponente: arriva la telefonata di un bambino, la conduttrice con tono piatto gli chiede come si chiama, quanti anni ha e che preghiera vuole recitare, poi il bambino recita la preghiera e si passa al successivo. Una bambina di otto anni recitava il padrenostro per il nonno malato, un bambino di tre (possibile?) recitava l'avemaria, un altro di età non dichiarata tirava tutto d'un fiato la sua versione del padrenostro con molte parole inintelligibili ma rispettando perfettamente la musichetta della preghiera giusta...

Non so se, di fronte a tante cose brutte nel mondo, vi è mai capitato di chiedervi perché Dio ha ancora pazienza con noi, perché non cancella tutto e la fa finita con tanto marciume. Quella sera, con le lacrime agli occhi, ho capito questo: finché ci sarà un bambino di tre anni che recita felice le sue avemaria vale la pena che il mondo continui ad esistere. Nonostante tutto.