Jean M. Auel,
Ayla figlia della terra (8/2011) **
Mi era capitato di domandarmi come saranno stati i rapporti tra uomini
sapiens e uomini di Neanderthal nel lungo periodo in cui sono coesistiti: si saranno mai incontrati? Avranno trovato mai qualche modo di comunicare? Avranno mai generato dei mezzosangue? Così quando, grazie a
fiordicactus, ho scoperto che esisteva
un intero ciclo di romanzi su questo tema (e che a lei era piaciuto), dovevo per forza leggerlo.
Il romanzo racconta di una bambina di Cro-Magnon (che se ho capito bene erano dei
sapiens) trovata in fin di vita da una tribù di uomini di Neanderthal e adottata dalla donna di medicina del gruppo. Presto inizieranno a notarsi le differenze: da una parte la piccola Ayla cresce alta e slanciata (ovviamente bionda con gli occhi azzurri) e ha il pessimo vizio di camminare eretta, quindi una vera cozza per i suoi parenti adottivi, e meglio che impari bene l'arte della medicina perché sarà difficile che trovi un compagno da grande; d'altra parte lei è visibilmente più intelligente, o meglio di un'intelligenza diversa che la sua famiglia adottiva non sembra avere. Le difficoltà, e quindi le avventure, sono garantite.
La storia è intrigante e i personaggi, soprattutto la piccola Ayla, molto attraenti. Si vede anche che l'autrice si è documentata bene sulla possibile vita degli uomini primitivi. (Per esempio: come facevano a far bollire l'acqua senza stoviglie di ferro? Lo sapreste voi?) Il romanzo, però, ha anche i suoi difetti: in molti momenti scade nel documentario, molte vicende sono prevedibili, e le idee dell'autrice su famiglia e religione emergono in modo un po' forzato. In particolare non capisco come possa immaginare una società che ha sviluppato una conoscenza approfondita dell'uso medicinale delle erbe, compresi i medicamenti per non avere gravidanze indesiderate o per abortire nel caso si abbiano, ma incapace di comprendere il collegamento tra atto sessuale e generazione, considerando quest'ultima una cosa magica e misteriosa che a volte succede.
Fastidioso poi è il capitolo in cui vengono descritte ripetute violenze sessuali. Per fortuna, per qualche misteriosa logica narrativa, la cosa rimane contenuta all'interno di un solo capitolo. Antipatico, ma soprattutto patetico, il rito di comunione in cui ciascuno riceve "il sangue di Ursus" e "il corpo di Ursus"... che idea povera della religione deve avere!
L'idea interessante è invece l'ipotesi di fondo sulla diversa intelligenza dei neanderthaliani: una straordinaria capacità di condividere la memoria e di comprendere il concreto, accompagnata dall'incapacità quasi assoluta di pensiero astratto. Molto divertente la scena dello stregone che spiega ad Ayla il segreto per contare anche oltre le proprie dieci dita, con la possibilità – frutto di sforzo e di esercizio – di arrivare persino fino a venti...
Tirando le somme: una volta iniziato si vuole arrivare alla fine, perché Ayla è un bel personaggio e la situazione molto originale, ma è solo un romanzetto. Iniziata nel 1980, il sesto volume della saga è uscito quest'anno (in inglese, per ora). In trent'anni l'autrice sarà migliorata: se volessi continuare salterei all'ultimo, ma non prossimamente.