07 gennaio 2008

Libri letti 2 (agosto-ottobre 2007)









Riguardo ai libri che leggo ho deciso di fare così: quando finisco un libro lo aggiungo all'elenco nella barra laterale; quando l'elenco si fa troppo lungo tolgo i titoli più vecchi e li commento in un post. Non so se interessi a nessuno quello che penso delle mie letture, ma sto trovando molto piacevole ritornare a freddo su un libro letto qualche mese prima. Sul momento sono troppo emotivo: o bellissimo o da buttare. Ritornarci, invece, aiuta. Come il secondo incontro con una recente conoscenza.


Ecco allora il mio secondo elenco (l'elenco precedente lo trovi qui).

William Shakespeare, Hamlet (10/07) ***.
Ci ho provato: ho letto Hamlet in originale e con l'aiuto di un Cliff Notes (sospetto sia una specie di Bignami di alto livello). Dopo una lettura così uno vorrebbe dire qualcosa di intelligente, ma non mi viene nulla. Ho capito meglio le ambiguità del personaggio, combattuto tra pensiero e azione, tra audacia e prudenza, amore e odio; dicono che tutti ci riconosciamo in Amleto perché tutti siamo un po' contraddittori. Temo di avergli fatto torto per averlo letto troppo discontinuamente, o forse dovrei ammettere che è superiore alle mie forze.
C.S. Lewis, Il grande divorzio. Un sogno (10/07) ****.
In forma di romanzo fantastico, Lewis espone le sue idee sull'aldilà. Immagina che all'inferno ci sia la fermata di un autobus che porta in cielo. Qualsiasi anima può scegliere di prendere quell'autobus e andare a vedere com'è il paradiso, con la possibilità di rivedere le proprie scelte. Se sceglie di rimanere, l'esperienza precedente è stata soltanto un purgatorio. Ma non è facile cambiare il proprio modo di essere e rinnegare tante scelte precedenti.
Si apprezza particolarmente dopo aver letto i capitoli su paradiso e inferno in The problem of pain.
Veramente straordinario per la profondità con cui esamina tanti diversi tipi umani che noi conosciamo (e in cui ci riconosciamo) offrendo allo stesso tempo una lettura piacevolissima. Lo consiglio caldamente!
C.S. Lewis, The problem of pain (10/07) ***.
La cosa migliore che ho letto finora sul problema della sofferenza. Spesso confuso con il più famoso Diario di un dolore, ma questo è un saggio di molto anteriore. Senza giri di parole, si pone la domanda che va dritta al problema: «Se Dio è buono e onnipotente, perché permette che le sue creature soffrano?».
Autentici capolavori i due capitoli sul paradiso e sull'inferno. Interessante che dedichi un capitolo alla sofferenza degli animali.
Jean Galot, Il Cuore di Cristo (10/07) ***.
L'autore è uno di quei teologi che riescono a "far parlare" la Scrittura. Non mi piacciono quei libri di spiritualità che pur di suscitare buoni sentimenti nel lettore finiscono con l'inventare cose belle ma del tutto prive di fondamento. Qui viene svolta una riflessione molto accurata per raccogliere e "spremere" per bene tutti gli indizi a nostra disposizione sui sentimenti di Gesù. Particolarmente belli i primi capitoli sui sentimenti di Cristo verso Dio Padre e verso sua Madre. Un po' meno frizzante il resto.

Nick Hornby, Non buttiamoci giù (9/07) **.
La notte di capodanno quattro persone hanno la stessa idea di andare sul tetto del palazzo dei suicidi, famoso nella loro città, per farla finita. Il contrattempo di trovarsi con altri fa saltare il progetto e così i quattro decidono di darsi un mese di tempo per riconsiderare la cosa insieme.
Divertente, con qualche sprazzo di saggezza, ma scontata. Niente di che.

Vladimir Solov'ëv, Il significato dell'amore (8/07) ***.
Il grande filosofo russo medita sul posto che occupa l'amore nella nostra vita. Dopo una premessa "fenomenologica" un po' noiosa (con nozioni di etologia, credo, discutibili), passa a spiegare perché l'amore è essenziale per la piena realizzazione dell'uomo. In questo è quasi esagerato, sembra dire che l'uomo può sperare di essere felice solo per mezzo di un amore di tipo coniugale. Nessun altra cosa (nemmeno l'amore di Dio?) può costituire una via alternativa. Questa seconda parte mi ha entusiasmato. Poi svolge la sua idea in varie conseguenze e torna ad essere un po' pesante. Dicono che abbia influenzato tutti gli autori russi del suo tempo.

Patricia McKillip, La città di luce e d'ombra (8/07) ***.
Storia del continuo dialogo tra la parte visibile e la parte invisibile di una città. Splendida ambientazione fantasy-rinascimentale, con una corte raffinata e intrigante circondata da una città lugubre e decadente di bassifondi e di miseria. Un principe che potrebbe aspirare al trono ma preferisce disegnare; una madre disposta a tutto per salvare il suo bambino dalle trame del potere; una bambola di cera che inghiotte un cuore e diventa una donna; una maga senza scrupoli che conosce tutto della città e delle sue ombre di un passato secolare. E molti passaggi segreti.
Ottimi ingredienti per un romanzo che alla fine però risulta più raffinato che avvincente.
Con questo titolo si concludono le mie incursioni nel premio letterario della Mythopoeic Society. Purtroppo con poche soddisfazioni.

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