24 dicembre 2011

Un Dio piccolo piccolo

PENSIERO NATALIZIO di un ateo che, a quanto pare, riusciva a penetrare molto a fondo nel mistero, pur dicendo di non accettarlo. Sono sicuro che il Signore ricompensi splendidamente quelli che parlano bene di sua Madre...
«Quello che si dovrebbe dipingere sul volto di lei è uno stupore ansioso che quella sola volta si è visto su un volto umano. Perché il Cristo è suo figlio, la carne della sua carne, il frutto del suo grembo. Lo ha portato nove mesi e gli offrirà il suo seno, e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E a momenti la tensione è così forte da dimenticarsi che è Dio. Lo stringe tra le braccia e dice: "Il mio piccino". (...)

Lo guarda e pensa: "Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne, è fatto di me, ha i miei occhi e quella forma della bocca è come la mia; mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia".

Nessuna donna ha mai avuto dalla sorte il suo Dio tutto per sé. Un Dio piccolo piccolo che si può coprire di baci, un Dio caldo caldo e che respira, un Dio che si può toccare e che ride.

È in quei momenti lì che dipingerei Maria, se fossi pittore».

Jean Paul SARTRE, Bariona

La traduzione è mia, chiedo scusa per eventuali infedeltà. L'originale francese si può leggere qui. Con tanti auguri.

20 dicembre 2011

AAA cercasi apologeta

INDIVIDUATO IL LINK opportuno, il giovane professore si dispose ad ascoltare la puntata del talk show di cui gli avevano parlato gli alunni. Ospite principale era l'osannato autore di un libro contro Gesù, ma tra gli ospiti c'erano anche delle voci a favore della fede, primo tra tutti un noto teologo e predicatore.

Dopo le introduzioni del caso lo scrittore spara il suo primo argomento contro la fede cristiana. Il solitario spettatore scoppiò a ridere: sono affermazioni così banali che anche un bambino – persino quegli ingenui dei suoi alunni – potrebbero smontarle! Un vero autogol. Pregusta già l'intervento del famoso predicatore; solo la carità cristiana potrebbe frenarlo dall'umiliarlo e ridurlo a pezzettini...

E invece niente! Il predicatore si contorce umilino sul suo trespolo, sorride alla telecamera dal basso verso l'alto e mormora alcune generiche esortazioni. Un altro interviene a favore dello scrittore, rincarando la dose con argomenti più pesanti, mettendo insieme fatti vistosamente distorti e nauseanti luoghi comuni. Il secondo ospite "cattolico", di aspetto dimesso e sguardo intimorito, parte da Adamo ed Eva; prima che possa entrare in argomento gli è già stata tolta la parola. Il nostro spettatore non rideva più.

Così molti – per fortuna non tutti – gli interventi dei cattolici nei media. Possibile che non ci sia più un cristiano capace di "dare ragione della speranza che è in noi" in modo per lo meno dignitoso? Il Signore ci ha detto di essere semplici come colombe, ma anche prudenti come serpenti... San Paolo, dopo l'insuccesso del suo sapiente discorso agli ateniesi, decise di non affidarsi più alle dotte parole... però teneva regolarmente lezioni e dibattiti nei locali di una scuola presi in affitto appositamente.

È bello e opportuno che alcuni sviluppino di più la parte delle "colombe", poi però ci vogliono anche i "serpenti"... Dove trovarli? Un caso di successo è quello dei Catholic Voices, una ventina di volontari inglesi (nella foto alcuni di loro) che per sei mesi si sono preparati per offrire ai media la loro voce (e la loro faccia) durante la visita del Papa nel loro paese.

Con quel prof abbiamo iniziato la nostra riflessione: che caratteristiche dovrebbe avere un apologeta del nostro tempo? In quali ambienti si troverebbe a difendere la fede? Con quali interlocutori? Si accettano suggerimenti. Intanto nei prossimi post vi riferirò alcune risposte che ci siamo dati.

11 dicembre 2011

Teoria e vita

SEMBRAVA PROPRIO il giorno giusto per costruire una bella teoria. Il giovane John Henry si sentiva pieno di energie, la sera prima aveva intrattenuto delle conversazioni stimolanti con gli amici ed era anche una bella giornata: le condizioni ideali per dare inizio ad un grande progetto. Così si rimboccò le maniche ed iniziò ad annotare gli estremi: la chiesa di Roma aveva tramandato la dottrina ma non vi si era mantenuta fedele nella vita; i protestanti avevano reagito, cercando un rinnovamento profondo della vita, ma nella foga avevano perso la dottrina; rimanevano loro, gli anglicani, custodi della dottrina ed esemplari nella vita... Però mancava la teoria.

I romani avevano i loro teologi e i loro papi, i protestanti avevano Lutero, Calvino e tanti altri. Lui, ben presto aiutato da un fervido gruppo di amici, avrebbe fondato la teoria dell'anglicanesimo. Aveva anche trovato un nome, si sarebbe chiamata Via Media. Per alcuni anni studiarono e pubblicarono poi, quando sembrò di aver prodotto abbastanza idee, venne il momento di fare il punto pubblicando un lungo articolo riepilogativo. Era il novantesimo... e fu l'ultimo: le autorità anglicane non erano contente dei risultati.

In quel momento di empasse, contemplando il corpo dottrinale raccolto e la freddezza con cui veniva accolto, si rese conto che per edificare una comunità non basta una bella teoria, ci vuole la vita.
«Mi resi conto che per concretare la Via Media (...) la Chiesa Anglicana doveva avere un rituale, un cerimoniale, una pienezza di dottrina e di devozione (...). Cose che l'avrebbero rafforzata e abbellita: cose come le confraternite, le devozioni locali, il culto mariano, le preghiere per i defunti, chiese belle e ornate da splendidi doni, monasteri, una grande varietà di comunità e istituzioni. (...) Solo la Chiesa di Roma lasciava libero spazio a sentimenti come lo stupore, il mistero, la tenerezza, la riverenza, la devozione».
John Henry NEWMAN, Apologia pro vita sua, cap. 4
Lui notava queste carenze perché la sua teoria potesse diventare vita. Noi, se trascuriamo la Messa, le devozioni (il presepe!), la preghiera insieme... rischiamo ridurremo la nostra vita cristiana a pura teoria.