I. Il Nome che Dio rivela di se stesso (YHWH o Tetragramma, facile riconoscerlo in molte iscrizioni ebraiche, per esempio all'ingresso delle sinagoghe, con questo aspetto: יהוה) e che noi conosciamo nella sua pronuncia più probabile di Yahweh, suscita infinite domande agli studiosi. Posso ricordare tre interpretazioni principali: a) Dio ha rivelato il suo vero Nome, b) Dio ha rivelato la sua essenza, c) Dio non ha voluto rispondere.
L'ultima richiede una spiegazione: Mosè gli ha chiesto di dirgli il suo nome. Dio risponde (Es 3,14): אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה (ehyé ashèr ehyé) Io Sono colui che Sono. (Da notare che gli esegeti discutono anche sulla giusta traduzione, ma questa è la più probabile.) Ho riportato il testo originale non solo per fare sfoggio di erudizione, ma perché si veda che la prima e la terza parola sono uguali (tipo: "Io Sono – colui che – Io Sono"). Si può capire che alcuni leggano in questo una non-risposta, come dire: "Niente nomi, ti basti sapere che io sono".
San Tommaso d'Aquino propende per la seconda interpretazione che diventa il punto centrale della sua metafisica. Ed è quella che più mi piace e mi affascina.
Visto che ci siamo, è da notare anche che quando Dio pronuncia il suo nome dice "Ehyeh" (Io Sono), mentre quando lo pronunciamo noi diciamo YHWH, che probabilmente vuol dire "Egli È" in ebraico molto antico.
II. Sul nome di Gesù, niente da eccepire a quanto dice Cri: quando Gabriele annuncia la nascita a Maria dice "lo chiamerai Gesù" (Lc 1,31), e lo stesso dice l'angelo apparso in sogno a Giuseppe (Mt 1,21). Quindi da quando il Verbo si è fatto uomo egli ha un suo nome, come ogni uomo, e il suo nome è indubbiamente Gesù. Ogni altro nome (per es. Cristo o Salvatore) ha lo stesso valore degli altri modi con cui chiamiamo una persona quando non usiamo il suo nome proprio, tutti legittimi, ma non sono il suo nome.
III. Sul nostro vero nome, che solo Dio conosce:
Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all'infuori di chi la riceve. (Ap 2,17)



Carlo M. Martini, Il Vangelo di Maria