25 febbraio 2010

Haiku

DA TEMPO non compongo un haiku, ma lunedì scorso sono uscito da una riunione in uno stato d'animo particolare, ed ecco quello che è venuto fuori sull'autobus nel lungo tragitto di ritorno:

Seme nel vento:
quando si poserà
potrà dar frutto.

Vi spiegherei anche che vorrebbe dire, ma temo che un "seme nel vento" possa leggere e non gradire. Magari un giorno...

(scusate, riposto questo per cancellare la discussione che ha generato: è un po' macchinoso ma non vedo altro modo)

17 febbraio 2010

Citazioni

RUBO UNA CITAZIONE dal blog di 1sorriso.
«
Se tutti volessero essere primi violini, non riusciremmo mai a mettere insieme un’orchestra.

Ama il tuo strumento, ma non cedere alla vanità nel considerarlo lo strumento supremo e unico. Ricorda che ve ne sono altri, e altrettanto belli.

Vai all’aria aperta appena puoi!!!

Sii modesto!! Ancora non hai inventato né pensato nulla che non abbiano già inventato o pensato altri prima di te.
E se così invece fosse, lo dovresti considerare come un dono del cielo, che devi condividere con gli altri.

Venera l’antico, ma va' incontro al nuovo con tutto il tuo cuore.
Non covare pregiudizi.
Non giudicare una composizione al primo ascolto.

»

da Robert Schumann, Regole di vita musicale.

13 febbraio 2010

Rispondo alle "due domande"

È ARRIVATO il momento di rispondere alle due domande che vi avevo posto un paio di settimane fa.

Il libro

Si trattava di Silas Marner, del 1861. Probabilmente il secondo romanzo più famoso di George Eliot, pseudonimo di Mary Anne Evans (la tizia del ritratto). Il suo capolavoro dicono essere Middlemarch, che non conosco, ma a giudicare dalla pagina su Wikipedia (non vi perdete la citazione di Henry James al margine...) ho il sospetto che sia più bello questo.
Attenzione però: non leggetelo! Almeno, non mi dite che ve l'ho consigliato: dopo un avvio così interessante sono stato costretto ad andare fino in fondo per rispondere alla seconda domanda (che farà il protagonista?). Ma è lentissimo e buonista. Quasi insopportabile.

Che succederà?

Ovviamente devo dire "fuochino" per i tre che hanno risposto.
agapetòs: odio o amore o... prima l'uno e poi l'altro. Solo che Silas è un buono e non odia, però è svuotato: non ama.
Crosta ha colto il particolare dell'eccellenza nel lavoro.
fiordicactus ci è andata più vicina di tutti, ma l'ha tradita il suo "romanticismo". Infatti il nostro troverà un nuovo amore, e sarà brava bella e buona, come proposto, ma non si tratterà di una moglie, bensì...

Vi rovino la storia

A questo punto, se per caso volete comunque leggere il romanzo, vi conviene fermarvi qui, perché sto per raccontarvi tutta la storia. Quanto segue è uno spoiler in piena regola.

Silas è un tessitore. Il trauma subito lo ha reso silenzioso e schivo. Non sa più bene come comportarsi con gli altri, né cosa cercare da loro. Però è un ottimo tessitore: si stabilisce in una cittadina – Raveloe – e si mette subito al lavoro. Non parla con nessuno, non fa amicizia con nessuno, la gente lo guarda con sospetto ma compra la sua ottima merce.
Ben presto si trova ad avere da parte un discreto gruzzolo e si accorge di trovare nei soldi una certa consolazione. Il suo unico passatempo di uomo solitario sarà quello di contare e giocherellare con le sue belle monete d'oro. Così trascorre una decina d'anni.

Un giorno rientra in casa e il suo tesoro non c'è più: derubato! Questo lo costringe ad aprirsi agli altri, denunciando il furto e chiedendo aiuto. E questo rompe la barriera che si era creata: non è un tipo sospetto e antipatico, bensì un poveraccio come tutti. I vicini iniziano a frequentarlo un po'.

Non molto dopo, rientra in casa e gli sembra di vedere (non vi ho detto che è molto miope a causa del suo lavoro) dell'oro proprio nel punto da dove il suo tesoro era scomparso. Ma non si tratta di oro, bensì dei capelli biondi di una neonata abbandonata dalla madre tossicodipendente (nel 1861, wow!). La bambina risveglia nel povero Silas tutti quei sentimenti che si erano paralizzati dieci anni prima. Chiede e ottiene dalla comunità il permesso di prendersi cura della bambina (dopo aver scoperto che la madre è morta) che crescerà bella e virtuosa e lo aiuterà a ritrovare la fede e a diventare un cittadino amato e rispettato.

Per colmo di romanticismo (fiordicactus sarà contenta) la ragazza sposerà un bravo ragazzo che ama Silas come un padre, la famiglia ricca del paese prenderà la coppia sotto la sua protezione e – ma questo è proprio troppo – Silas ritroverà i suoi soldi in un pozzo dove il ladro era caduto mentre fuggiva con il bottino.

Morale

Prima l'uomo distrutto si aggrappa alle piccole consolazioni che gli restano: il suo lavoro e i soldi che gli procura. Poi la Provvidenza gli manda la vera consolazione.

Inutile dire che si tratta di una metafora del Libro di Giobbe, l'uomo giusto che prima perde tutto (compreso Dio che sembra essere contro di lui), ma poi, superata la prova, viene abbondantemente ricompensato.

10 febbraio 2010

Prof per un giorno

NON FACCIO l'insegnante. Cioè, non di mestiere: predicare non è insegnare, confessare non è insegnare. Sicuramente c'è un'affinità e sicuramente... mi piace un sacco! Per questo poi a volte mi capita di entrare in aula. A volte per torturare dei poveri innocenti con la filosofia (che poi è la materia più bella che conosco, e ne parlerei dalla mattina alla sera, ma si vede quando il pubblico non regge), altre volte per qualche lezione di "religione", e lì sì che mi diverto.

Non perché "la religione è il mio forte", ma perché entro in classe al posto della prof di religione (quindi sono un diversivo) e con l'idea chiara che non ho nessuna intenzione di fare "lezione". Penso un'idea che vorrei trasmettere, o una provocazione che vorrei lanciare e poi si vede. Sono un privilegiato, perché i professori hanno un programma da svolgere, io no.

E così succedono cose belle. Il mese scorso mi hanno chiesto di parlare "di mare e di virtù". Ma che razza di tema è? In realtà è quello che mi piace di più: un bel tema improbabile. E poi mica tanto improbabile: Gesù parlava di barche, di reti... Lo confesso, mi sono svegliato una notte pensando: "Tu, mio! Gli parlo del romanzo di Erri de Luca". La cosa buffa è che dopo mi ci è voluta una mezza giornata per ricordarmi quale fosse l'idea geniale di quella notte.

Cerco la citazione. Indecisione: il brano del morso della murena e il senso della sofferenza. Non sarà troppo da grandi per un pubblico di quindici/sedicenni? Decisione salomonica: gli dedico solo dieci minuti della lezione (anche perché avevo già fatto le fotocopie), per il resto ricorro all'apologo della barca che ha bisogno di una deriva, di un timone, delle stelle per orientarsi... (buon suggerimento di don Luca).

Risultato: ci siamo divertiti con il pessimo disegnino della barca alla lavagna... ma alla fine i discorsi aperti sono quelli sul significato della sofferenza (e ora leggono De Luca). Perché la sofferenza entra nelle nostre vite ben prima dei quindici anni. E richiede risposte. Mi aspetto di imparare molto dalle prossime "lezioni".

06 febbraio 2010

II. Gentilezza

The Love Dare, giorno 2.
L’amore è gentile
Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo (Ef 4,32).

La gentilezza è amore in azione. Se la pazienza è l'amore che reagisce per minimizzare una situazione negativa, la gentilezza è l'amore che agisce per massimizzare una situazione positiva. La pazienza evita un problema; la gentilezza crea una benedizione. L'una è preventiva, l'altra è proattiva. Queste due facce dell'amore sono i pilastri su cui poggiano molte delle altre qualità di cui parleremo.

L'amore rende gentili, e la gentilezza rende amabili. Se sei gentile la gente vuole starti vicino, si accorgono che sei buono con loro e per loro. Le persone gentili sono bene accolte dovunque, anche a casa. Ma la "gentilezza" è un concetto un po' generico se cerchiamo di definirlo, e ancora di più se cerchiamo di viverlo. Proviamo a chiarirlo esaminandone quattro ingredienti principali.

Delicatezza. Quando sei gentile fai attenzione a come tratti il tuo coniuge, evitando di essere brusco. Diventi sensibile, tenero. Anche quando devi dire cose dure, cerchi di agevolare la risposta o l'accettazione. Esprimi la verità con amore.

Servizio. Essere gentili vuol dire venire incontro alle necessità del momento. Lavori di casa? Ti dai da fare. Serve ascolto? Tu ascolti.

Disponibilità. La gentilezza ti chiede di andare d'accordo. Invece di ostinarti, collabori, sei flessibile. Invece di lamentarti o cercare scuse, cerchi di essere accomodante. Si evitano molte discussioni se ci si propone di ascoltare prima di imporre la nostra volontà.

Iniziativa. La gentilezza guarda avanti, poi agisce. Non resta a braccia conserte in attesa di essere sollecitata o costretta a muoversi dalla poltrona. Il coniuge gentile saluta per primo, sorride per primo, serve per primo... e perdona per primo. Non aspetta che l'altro faccia il primo passo prima di mostrare il suo amore. Chi è gentile vede il bisogno e agisce. Per primo.

Gesù descrive la gentilezza nella parabola del Buon Samaritano (Lc 10). Un ebreo assalito dai ladri e abbandonato su una strada fuori mano. Due capi religiosi, rispettabili, passano oltre, scegliendo di non fermarsi. Troppo indaffarati. Troppo importanti. Troppo preoccupati di non sporcarsi le mani. Un uomo qualsiasi di un'altra razza – gli odiati samaritani, animati da forte e reciproca avversione verso gli ebrei – vede lo straniero nel bisogno e ne ha compassione. Supera le barriere culturali, rischiando la disapprovazione dei suoi, e si ferma ad aiutare. Lo fascia, lo carica sul suo asino, lo porta al sicuro e paga di tasca sua. Il samaritano si mostra delicato, servizievole, disponibile e con iniziativa.

Non è forse la gentilezza uno degli aspetti principali che ha attratto te e il tuo coniuge? Fra le aspettative del matrimonio c'era quella di godere per sempre di quella gentilezza, e il tuo coniuge pensava lo stesso di te. Col passare del tempo, la felicità del matrimonio continua a dipendere dalle gentilezze quotidiane.

La Bibbia esprime la lode di marito e figli per una donna dicendo: «Apre la bocca con saggezza e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà» (Pr 31,26). E tu? Come ti descriverebbe il tuo coniuge sulla scala della gentilezza? Quanto sei brusco o brusca? Quanto sei delicato/a e servizievole? Ti si devono chiedere le cose o prendi tu l'iniziativa per aiutare? Non pretendere che inizi l'altro/a ad essere gentile.

È difficile mostrare amore quando si sente poca motivazione, ma l'amore vero non è basato su quel che si sente. L'amore sceglie di mostrare attenzioni anche quando non sembra esserci alcun ritorno. Non saprai mai amare finché non impari ad essere gentile.

Compito
Questo è il compito per la seconda tappa.

Continua a non dire nulla di negativo al tuo coniuge e in più
compi almeno un gesto gentile e non atteso.

Osservazioni (di don Mario)
1. Ho scelto il giorno 6 perché è il giorno in cui si sono sposati i miei. Sarebbe molto più opportuno il 25, in riferimento all'Annunciazione, ma era troppo presto rispetto al post precedente.
2. Il "compito" propone solo un gesto gentile perché è pensato per un solo giorno. Noi che lo facciamo durare circa un mese, quanti gesti gentili ci dobbiamo proporre? Io direi uno al giorno. Buon lavoro.
3. Qualche suggerimento per contesti non matrimoniali? Se sai l'inglese, leggi qui.
4. Sì, lo so che l'immagine potrebbe essere ironica, ma mi piaceva troppo.

03 febbraio 2010

Sull'amicizia e altre cose

IL SITO dell'Opus Dei riporta un articolo che vi consiglio caldamente di leggere. Si intitola Sulla personalità di un «difensore della vita». Titolo fuorviante, almeno per me che pensavo proponesse una biografia.

Si tratta di una conferenza di Jutta Burggraf ad un convegno sulla vita, ma quello che dice è molto interessante per un genitore, per un educatore, per i coniugi, per chi dà importanza all'amiciza... Insomma direi che è importante per tutti.

Vi riporto una citazione di Edith Stein che appare nell'articolo:
«Non accettate come verità nulla che sia privo d’amore. E non accettate come amore nulla che sia privo di verità. L’uno senza l’altra si trasforma in una menzogna distruttiva».