SANT'AGOSTINO, nel libro V del De civitate Dei, propone un semplice argomento contro l'astrologia. Dice: se i nostri destini sono determinati dalla posizione degli astri nel luogo e nel momento della nostra nascita, come è possibile che due fratelli gemelli abbiano destini diversi?
Sant'Agostino non era il primo a porre il problema e qualcuno, pare, aveva già proposto una soluzione. Un certo Nigidio, che venne soprannominato Figulo, cioè "vasaio", proprio a motivo dell'argomento proposto, un giorno fece questa dimostrazione. Prese una ruota di vasaio e la fece girare molto veloce. Poi prese un pennellino intinto di inchiostro e toccò due volte, in rapidissima successione, il bordo della ruota. Fermata la ruota fece notare a tutti come le due macchie, pur essendo prodotte quasi nello stesso istante, erano finite in punti molto diversi della ruota. Il suo argomento era semplice: per quanto vicini nel tempo, due gemelli nascono in momenti diversi, e in quel breve intervallo di tempo il cielo cambia configurazione, determinando destini diversi per i due fratelli.
"Ottimo argomento!" dice sant'Agostino. Ma se una minima differenza temporale è sufficiente per determinare destini diversi, con quale pretesa gli astrologi fanno i loro oroscopi? Non dovrebbero tutt'al più dire: "I nostri destini sono definiti dagli astri, ma è impossibile calcolarli"? Se l'argomento del vasaio fosse vero, allora fare l'oroscopo di qualcuno sarebbe difficile come fare le previsioni del tempo di oggi a partire dalla situazione meteorologica di quando sono nato. In conclusione, se Nigidio aveva ragione l'astrologia è inutile, ma se invece aveva torto... l'astrologia è una bufala.
30 settembre 2011
25 settembre 2011
Piedi di cerva
SONO VERAMENTE tante le strade che un libro può seguire per incontrarti. Per questo libro è che mi è toccato fare da postino. Dovevo andare a Cagliari un fine settimana di luglio per rimpiazzare un sacerdote (sì, è permesso invidiarmi: mica tutti gli incarichi sono onerosi o sgradevoli — però al mare non ci sono andato...) e una conoscente sarda qui a Roma ne ha subito approfittato per darmi un libro da restituire ad una sua amica. Ha aggiunto "Se vuole può leggerlo, ma dovrà finirlo in tempo per lasciarlo alla mia amica...".
Non era difficile perché il libro non è grande, e poi è di quelli che o ti prende e lo leggi tutto d'un fiato, oppure lo lasci subito.
Hannah Hurnard, Piedi di cerva sulle alte vette (7/2011) ****
Una pastorella di nome Timorosa, della famiglia dei Paurosi, decide di accettare l'invito del Grande Pastore a raggiungerlo sulle alte vette, nonostante la difficoltà causata da una malformazione ai piedi. Il Grande Pastore le ha promesso che sulle alte vette potrà correre con piedi di cerva e che il suo volto, anche quello deformato dalla nascita, diventerà più bello.
Difficilmente gradisco le allegorie; questa è la difficoltà più seria che ho verso molte opere di Chesterton. Ma quando uno accetta la simbologia volutamente ingenua dei nomi (come i parenti che cercano di trattenerla, il più pericoloso dei quali si chiama Orgoglio; le guide per il viaggio, Tristezza e Sofferenza, di poche parole ma con molto da insegnare) e capisce che ciò che viene narrato mi riguarda! penso che leggere la storia diventa inevitabile.
Come avrete capito si tratta di una lettura allegorica del Cantico dei Cantici visto come storia dell'anima in cerca di Dio. Ed è proprio bello! Lo consiglio? Be', posso immaginare diverse persone, anche di fede, che non sopporterebbero una simile lettura, ma se sei alla ricerca di Dio e accetti di fantasticare un po' ti piacerà di sicuro, come è piaciuto a me.
Non è stato difficile rispettare l'impegno per consegnare il libro in tempo. Come dicevo: o lo lasci subito, o lo leggi tutto d'un fiato.
Non era difficile perché il libro non è grande, e poi è di quelli che o ti prende e lo leggi tutto d'un fiato, oppure lo lasci subito.
Hannah Hurnard, Piedi di cerva sulle alte vette (7/2011) ****
Una pastorella di nome Timorosa, della famiglia dei Paurosi, decide di accettare l'invito del Grande Pastore a raggiungerlo sulle alte vette, nonostante la difficoltà causata da una malformazione ai piedi. Il Grande Pastore le ha promesso che sulle alte vette potrà correre con piedi di cerva e che il suo volto, anche quello deformato dalla nascita, diventerà più bello.
Difficilmente gradisco le allegorie; questa è la difficoltà più seria che ho verso molte opere di Chesterton. Ma quando uno accetta la simbologia volutamente ingenua dei nomi (come i parenti che cercano di trattenerla, il più pericoloso dei quali si chiama Orgoglio; le guide per il viaggio, Tristezza e Sofferenza, di poche parole ma con molto da insegnare) e capisce che ciò che viene narrato mi riguarda! penso che leggere la storia diventa inevitabile.
Come avrete capito si tratta di una lettura allegorica del Cantico dei Cantici visto come storia dell'anima in cerca di Dio. Ed è proprio bello! Lo consiglio? Be', posso immaginare diverse persone, anche di fede, che non sopporterebbero una simile lettura, ma se sei alla ricerca di Dio e accetti di fantasticare un po' ti piacerà di sicuro, come è piaciuto a me.
Non è stato difficile rispettare l'impegno per consegnare il libro in tempo. Come dicevo: o lo lasci subito, o lo leggi tutto d'un fiato.
11 settembre 2011
04 settembre 2011
Pensando al cielo (3-fine)
CHIEDO SCUSA per il prolungato silenzio e tento di concludere il discorso (iniziato qui e continuato qui). Devo ammettere che il ritardo non è dovuto soltanto ad altre occupazioni: è che dopo i riferimenti a Lewis il discorso si fece interessante ma anche difficile da riferire. Io ci provo...
Allora, noi arriviamo in cielo e finalmente contempliamo Dio, immenso, bellissimo, inesauribile... Soprattutto scopriamo che tutta la nostra vita (eventuale purgatorio compreso) è stata una preparazione che ci ha resi "specialisti" della contemplazione perché, come avevamo già detto, ci saranno aspetti di Dio che solo tu saprai contemplare. Capirai di esistere proprio per contemplare quelle speciali perfezioni verso le quali eri e sei sensibile in modo unico; quelle che ti hanno sempre fatto esultare, colmandoti di gioia, e proprio per questo le hai cercate tutta la vita.
Questo getta una luce tutta particolare su chi sei tu: in quel momento scopri la tua vera essenza, chi sei veramente. Perché tu sei contemplatore di Dio, da quando sei nato. E non uno qualsiasi, ma proprio questo contemplatore unico, diverso da tutti gli altri. Temo che qui bisognerebbe inventarsi le parole: una variante della parola "contemplare" diversa per ogni uomo. Come dire che san Francesco non è semplicemente un contemplatore di Dio, ma IL contemplatore della gioia di Dio, santa Faustina è LA contemplatrice della misericordia di Dio, l'arcangelo san Michele è colui che contempla la grandezza di Dio, e così via. Quello che dico è inevitabilmente inesatto perché non so che cosa esattamente contempla un particolare santo del Cielo, e non potrò mai saperlo del tutto, perché il suo rapporto con Dio è speciale ed unico.
In questa prospettiva troviamo qualche risposta alle due domande. La prima circa il nome nuovo: la mia relazione con Dio è la parte principale del mio "nome nuovo". Io sono quello che sono davanti a Dio, anzi, io sono quello che sono con Dio. Recentemente una persona mi diceva: "Non è esatto dire che Dio sta nella profondità del mio cuore: Dio è la profondità del mio cuore". Quella contemplazione di cui parlavo sopra comporterà anche una conoscenza di noi stessi, non semplicemente riflessi in Dio, ma amati da Dio, legati a Dio, ubriachi di Dio...
La seconda domanda era quanto profonda potrà essere in cielo la conoscenza che gli altri avranno di me; quanto potrò e saprò farmi conoscere. Sicuramente molto profonda per la trasparenza e la capacità di donarsi propria di ogni essere spirituale; ma completa mai. Siamo così legati a Dio che una conoscenza piena di noi stessi sarebbe possibile solo conoscendo perfettamente Lui.
Questa è stata la conclusione della chiacchierata con il mio amico: non solo in cielo contempleremo Dio scoprendo sempre nuove meraviglie e senza mai esaurirne i misteri, ma di conseguenza scopriremo cose sempre nuove anche riguardo a noi stessi, e gioiremo nel condividere con gli altri le nostre scoperte e nell'arricchire in perfetta amicizia la nostra reciproca conoscenza.
L'immagine è frutto di un mio momento di pazzia. Il cielo è di Aaron Aquilina, la cancellata dorata è quella della Reggia di Versailles.
Allora, noi arriviamo in cielo e finalmente contempliamo Dio, immenso, bellissimo, inesauribile... Soprattutto scopriamo che tutta la nostra vita (eventuale purgatorio compreso) è stata una preparazione che ci ha resi "specialisti" della contemplazione perché, come avevamo già detto, ci saranno aspetti di Dio che solo tu saprai contemplare. Capirai di esistere proprio per contemplare quelle speciali perfezioni verso le quali eri e sei sensibile in modo unico; quelle che ti hanno sempre fatto esultare, colmandoti di gioia, e proprio per questo le hai cercate tutta la vita.
Questo getta una luce tutta particolare su chi sei tu: in quel momento scopri la tua vera essenza, chi sei veramente. Perché tu sei contemplatore di Dio, da quando sei nato. E non uno qualsiasi, ma proprio questo contemplatore unico, diverso da tutti gli altri. Temo che qui bisognerebbe inventarsi le parole: una variante della parola "contemplare" diversa per ogni uomo. Come dire che san Francesco non è semplicemente un contemplatore di Dio, ma IL contemplatore della gioia di Dio, santa Faustina è LA contemplatrice della misericordia di Dio, l'arcangelo san Michele è colui che contempla la grandezza di Dio, e così via. Quello che dico è inevitabilmente inesatto perché non so che cosa esattamente contempla un particolare santo del Cielo, e non potrò mai saperlo del tutto, perché il suo rapporto con Dio è speciale ed unico.
In questa prospettiva troviamo qualche risposta alle due domande. La prima circa il nome nuovo: la mia relazione con Dio è la parte principale del mio "nome nuovo". Io sono quello che sono davanti a Dio, anzi, io sono quello che sono con Dio. Recentemente una persona mi diceva: "Non è esatto dire che Dio sta nella profondità del mio cuore: Dio è la profondità del mio cuore". Quella contemplazione di cui parlavo sopra comporterà anche una conoscenza di noi stessi, non semplicemente riflessi in Dio, ma amati da Dio, legati a Dio, ubriachi di Dio...
La seconda domanda era quanto profonda potrà essere in cielo la conoscenza che gli altri avranno di me; quanto potrò e saprò farmi conoscere. Sicuramente molto profonda per la trasparenza e la capacità di donarsi propria di ogni essere spirituale; ma completa mai. Siamo così legati a Dio che una conoscenza piena di noi stessi sarebbe possibile solo conoscendo perfettamente Lui.
Questa è stata la conclusione della chiacchierata con il mio amico: non solo in cielo contempleremo Dio scoprendo sempre nuove meraviglie e senza mai esaurirne i misteri, ma di conseguenza scopriremo cose sempre nuove anche riguardo a noi stessi, e gioiremo nel condividere con gli altri le nostre scoperte e nell'arricchire in perfetta amicizia la nostra reciproca conoscenza.
L'immagine è frutto di un mio momento di pazzia. Il cielo è di Aaron Aquilina, la cancellata dorata è quella della Reggia di Versailles.
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