29 gennaio 2009

... e invece esiste!

DOPO LA PROVOCAZIONE sugli autobus di Barcellona (una pubblicità che diceva "Probabilmente Dio non esiste: goditi la vita"), un amico ha pensato di rispondere aprendo un gruppo su Facebook. Trovi qui il suo racconto di come è andata. Lo ha intitolato "Invece Dio esiste, la realtà è che ad alcuni viene scomodo", magari poco sintetico ma sicuramente provocatorio. Poi lo ha fatto sapere ad una decina di amici. A fine giornata aveva più di duecento iscritti e dopo una settimana ha superato i duemila. Interessante, no?

Interessante anche la domanda di una commessa in un negozietto di Harare (nella foto).
"Com'è la vita da voi?", aveva esordito. Le ho chiesto di specificare meglio: le interessava qualche aspetto in particolare? Politica, benessere, sicurezza?
Risposta: "È vero che non credono in Dio?"

27 gennaio 2009

Quali soldi?

Sono tornato e mi trovo travolto dal lavoro. In più il mio computer fa le bizze (ho commesso l'errore di chiedere ad un amico di ripulirmelo durante la mia assenza: non lo riconosco più!). Proverò a buttar giù qualche ricordo così come mi vengono in mente nei momenti liberi.

L'INFLAZIONE in Zimbabwe è oggetto periodico di articoli più o meno divertiti. Qualcuno prova a calcolarne l'entità, ma vengono fuori cifre alle quali non siamo in grado di attribuire un significato. Per dare un'idea, io sono arrivato di sabato, e quel giorno il dollaro americano si scambiava per cento miliardi di zimdollari; il lunedì valeva millecinquecento miliardi, ma a fine giornata si "stabilizzò" su 800 miliardi. Qualcuno vuole lanciarsi a fare i calcoli di che inflazione si tratta? (magari prima o poi lo faccio io).

In queste situazioni i soldi perdono significato: ogni mese il governo stampa nuovi soldi per pagare gli stipendi pubblici, magari concedendo un generoso aumento di un paio di zeri. Così la gente riceve il salario in bigliettoni nuovi di zecca... che nessuno vuole. Da una parte quei soldi non valgono niente, dall'altra sono l'unica risorsa nelle mani di tante persone, e quindi alla fine chi ha qualcosa da vendere deve pur accettarli altrimenti non vende. Ma ogni mese che passa ci si crede sempre meno, e la circolazione clandestina di dollari e rand (la moneta sudafricana) cresce lentamente.

Due episodi mi sono sembrati significativi. Appena ricevuto lo stipendio di gennaio, un camion di militari si è presentato nella farm di un vice primo ministro, le armi in pugno. Da notare che avevano fatto molte pressioni per essere pagati in valuta estera, ma tanto era impossibile, perché il governo non ne ha abbastanza. Si presentano alla farm, requisiscono tutto il pollame, lasciano lì tutti i loro stipendi, e se ne vanno.

Secondo episodio. Il giorno prima della mia partenza il dollaro USA veniva scambiato per cinquemila miliardi di zimdollari. Questo a condizione che non si pagasse con le ultime banconote (quelle degli stipendi di cui sopra) da diecimila miliardi. Per quelle il cambio era di ventimila miliardi per un dollaro.

Il primo mi ha colpito per l'eleganza e l'ironia del gesto: ti abbiamo detto che non vogliamo i tuoi zimdollari, tu ce li dai lo stesso, e allora noi ci prendiamo i tuoi polli e ti paghiamo con la tua stessa moneta.

Il secondo mi fa pensare che il mercato si aggiusta da sé. Se il governo immette sul mercato una nuova camionata di banconote, sono quelle banconote che il mercato respinge, non la valuta in sé.

A questo si aggiunge un altro fenomeno veramente curioso. La legge del mercato da sempre vuole che se un bene è scarso il suo prezzo salga. Ma se il bene scarso sono le banconote americane, che succede? Aumentano di valore?

Mi avevano preavvisato, ma comunque mi ha fatto un certo effetto vedere mazzetti di banconote tra i mucchi della spazzatura. Ne ho vista una da venti: un millemiliardesimo di dollaro! Qualcuno vuole lanciarsi a calcolare cosa si può acquistare con una simile cifra? Per esempio: se una bottiglia d'acqua costa x, quanta acqua posso prendere con venti zimdollari?

E per chiudere questo argomento: quando parlo di migliaia di miliardi di zimdollari, bisogna considerare che parliamo di zimdollari "pesanti" perché negli ultimi dodici mesi vennero fatte due riforme valutarie, la prima tolse tre zeri, la seconda ne tolse 10, quindi al valore nominale delle attuali banconote bisognerebbe aggiungere altri tredici zeri. La cosa patetica è che dopo la seconda riforma, lo scorso agosto se ho capito bene, era tornata la parità con il dollaro USA, e dopo cinque mesi siamo di nuovo a cifre con tredici zeri (dicimila miliardi).

Ho il sospetto che il dollaro dello Zimbabwe scomparirà del tutto entro poche settimane.

12 gennaio 2009

Sicurezza

IERI CI HANNO fermato ad un posto di blocco. Eravamo tre sacerdoti, di ritorno dalla chiesa italiana di Johannesburg dove ho avuto il piacere di celebrare la Messa.

Il nostro anfitrione, uno spagnolo mio compagno di studi, in Sud Africa da circa tre anni, ci dice che è ordinaria amministrazione: ai posti di blocco fermano più o meno tutti per un controllo generico. Accostiamo. Passano un paio di minuti prima che la corpulenta poliziotta ci si avvicini. Saluta in una lingua sconosciuta, probabilmente Zulu, poi passa all'inglese. Da dove venite? Il mio amico risponde che abbiamo lavorato in chiesa tutta la mattina e ora torniamo a casa a riposare. Che chiesa? Cattolica. Lei è anglicana. Be' allora siamo molto vicini! Non sei stata a Messa oggi? Ci spiega che da quando fa questo lavoro non frequenta più tanto la chiesa, perché a lavorare di domenica la pagano meglio.

Rimproveri vari, qualche altro scherzo. Penso che la conversazione sia finita, ma a questo punto chiede i documenti. Occhiata distratta e saluti, non senza un altro paio di chiacchiere.

Ripartendo l'amico ci spiega che questa è l'educazione africana: ci ha fermati solo per controllare i documenti, ma partire direttamente da lì sarebbe maleducato. Prima bisogna scambiare due chiacchiere. Rapporto umano! Mi è sembrata una bella cosa, anche se così si impiega più tempo.

Essendo in tema, chiacchieriamo un po' di sicurezza. Gli dico che a sentire i giornali europei qui sarebbe il far west, invece mi sembra tutto ragionevolmente tranquillo. Risposta: dodicimila morti violente l'anno ti semra tranquillo? Qui i conduttori dei mini autobus girano armati, e lo fanno per difendersi dai delinquenti, ma anche per poter rispondere al fuoco dei conduttori delle aziende concorrenti. Non è raro che ci siano scontri a fuoco tra due gruppi di mini autobus e quando interviene la polizia diventa una sparatoria a tre fuochi.

No, il tema della sicurezza da queste parti è ancora un grosso problema!

Diario africano - 2

06 gennaio 2009

Diario africano

CREDO DI ESSERMI ripreso dalle fatiche natalizie: i neuroni riprendono a funzionare e ritengo quindi di dovere a tutti qualche racconto di questa parte del mondo. Purtroppo non so cosa posso promettere, perché l'accesso ad internet qui è un po' complicato. Ma per iniziare due righe sulla situazione sociale.

La situazione del paese, come me la descrivono, è piuttosto complicata. A sentire raccontare le persone e, soprattutto, durante la lunga visita all'Apartheid Museum, mi torna in mente la storica frase "L'Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani": questo è un paese che si deve ancora fare.

Se si guarda al cambiamento portato dall'abolizione della segregazione, in una prospettiva puramente di equità "razziale", si vede che ora ci sono neri (o altri) in posti che prima erano appannaggio esclusivo dei bianchi. Ma se togliamo il filtro razziale e leggiamo la stessa cosa in altre prospettive, vediamo che ci sono persone meno preparate che occupano posti che prima erano di persone preparate. Il bianco preparato, non era lì perché preparato, ma perché bianco; il nero meno preparato ora è lì perché nero. In entrambe i casi, sia prima che dopo, posti non assegnati in base al merito. Questo è il problema.

Mi dicevano di una signora nera che si lamentava del sistema sanitario: una volta c'erano gli ospedali per soli neri... però funzionavano! E il commento mi è sembrato saggio: è il prezzo da pagare per smantellare un sistema di iniquità.

Se devo fidarmi delle sensazioni, a cinque anni di distanza dall'ultima volta che sono stato qui, mi sembra che la tensione razziale si sia di molto ammorbidita e quelli che prima vedevo dubbiosi circa la possibilità di integrare e sviluppare questo paese, ora sono più ottimisti. Sullo sviluppo sicuramente (salvo recenti preoccupazioni per l'ondata mondiale di recessione), sull'integrazione abbastanza. Mi racconta un nigeriano che, quando arrivò qui dieci anni fa da studente universitario, entrando in aula trovò che c'erano due gruppi nettamente separati: una parte dell'aula occupata solo da bianchi e una parte solo da neri. Senza pensarci due volte andò a sedersi deciso nella zona dei bianchi. Suscitò lo sconcerto di entrambe i gruppi, ma niente di più. Dopo qualche settimana di lezioni erano abbastanza mescolati.

Per favorire l'integrazione il governo segue una politica di promozione delle pari opportunità. Nessun obbligo, ma le aziende che vogliano ricevere contratti dal governo ricevono un punteggio in base alla distribuzione razziale dei loro dipendenti rispetto a quella nazionale. Influisce nel punteggio anche quello delle aziende loro clienti, in modo da raggiungere un secondo cerchio. Questo punteggio pesa nelle graduatorie per gli appalti. Le "razze" sarebbero quelle previste ai tempi dell'apartheid: bianchi, neri, colorati e indiani. A parte che i neri non si sentono affatto semplicemente "neri": sono Xhosa, ZUlu, Bantu, Sotho, Tswana ecc. Ma poi c'è il problema che alla lunga questo sistema rischia di prolungare in modi diversi una discriminazione che si sta già ampiamente superando da sola. Uno dei ragazzi che sta qui con me ammette serenamente di avere trovato lavoro perché la sua condizione di nero faceva comodo per il punteggio della sua azienda.

All'orizzonte c'è un altro problema: i neri stranieri. Soprattutto nei primi anni, il paese ha seguito una politica abbastanza aperta nell'accoglienza degli stranieri, se neri. Molto presto si sono accorti dell'errore. I neri sudafricani vivono con il complesso dell'ingiustizia subita; è storia sempre più vecchia, eppure loro continuano ad essere rivendicativi, a ritenere che il governo li debba aiutare, che la causa di ogni loro problema sia quello che hanno subito durante l'apartheid ecc. Gli stranieri non si fanno di questi problemi, pensano di doversi conquistare un lavoro e una posizione con le loro competenze e il loro impegno. Sono più preparati, lavorano più sodo, e protestano poco. Molto presto si è creato uno squilibrio: le aziende preferiscono impiegare neri stranieri. Così loro "rubano" il lavoro ai locali, che non fanno molto per guadagnarselo. A marzo scorso sono scoppiati dei disordini contro gli immigrati, soprattutto quelli dello Zimbabwe (con un po' di soddisfazione campanilistica mi sono sentito dire che sono i più preparati e i più lavoratori della regione). Ci sono stati morti. Il fattore principale è che gli stranieri sono concorrenza molto pericolosa.

Il paese è ricco e in crescita, però manca ancora la fascia intermedia. Ci sono professionisti di alto livello che sanno cogliere le opportunità e si arricchiscono notevolmente, e c'è una grande fascia di lavoratori generici, poco istruiti e poco specializzati, rinforzati da una significativa percentuale di ex minatori, pura forza bruta. Il governo fa i salti mortali per trovare occupazione per questa gente, ma invece manca la fascia media quelli che professionalmente chiameremmo specializzati e che socialmente costituirebbero il ceto medio. Qualcosa però si muove.

Diario africano - 1