30 settembre 2010

Vecchi amanti

VI PROPONGO l'epilogo di una storia di amore durata tutta la vita. Oltre a commuovermi ho pensato all'orgoglio, forse inconsapevole, di qualsiasi figlio o nipote quando si trova a poter raccontare una vicenda così. Facciamo i moderni e gli spregiudicati quando dobbiamo parlare di infedeltà e di divorzi, ma poi come ci fa piacere quando possiamo contemplare vicino a noi delle vicende come questa.
«
Una mattina mia nonna s'è alzata come al solito e ha visto però che lui non lo faceva, restava nel letto a impigrirsi. Allora lo ha guardato accigliata come a dire: "Che aspetti?".
Lui ha fatto: "Al son drìo non sentirme tanto bèn. Al resto in leto inquò". E non s'è più alzato, e venti giorni dopo, una sera, lei gli si è seduta a fianco e lui le ha detto, con voce fioca: "Come te sì bèa".
Lei ha risposto: "No, caro: te sì tì che te sì bèo", e lui poco dopo è morto.
Lei era andata avanti e indietro su e giù per le scale per tutti i venti giorni ad accudirlo come un bambino e dopo morto se l'è voluto lavare e vestire lei e il giorno dopo, al funerale, è rimasta impettita per tutta la cerimonia – fino al camposanto – impettita e senza una lagrima. La sera però, tornati a casa, s'è messa in letto e non si è alzata più, e venti giorni dopo è morta pure lei.
» (Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, 23s.)

26 settembre 2010

La pigrizia di Nina

DA TEMPO non vi propongo articoli di Enrique Monasterio. Rimedio con questo.

— Sono nini...
— Nina?
— No, non Nina: nini. Non è il mio nome, non sa che vuol dire "nini"?
— Francamente no.

(Spiega che "nini" è un termine introdotto dalla tv spagnola per indicare ragazzi disadattati che non studiano e non lavorano, vivendo di espedienti)

Nina – chiamiamola così – non è nini. È una normalissima pigrona che inizia il nuovo anno di scuola con tre sani propositi: ridere più che può con la sua "migliore amica", trovarsi al più presto qualcosa di simile ad un fidanzato, e non studiare niente...

— Proprio niente?
— È che non mi va!, dice agitando le braccia come chi ha già chiuso l'argomento.
— E ti va di alzarti la mattina?
— A volte sì, se ho buone prospettive...

Nina è incantevole, veramente. Ai suoi diciassette anni fa tenerezza come un gatto d'angora o come un peluche.

— E come vorresti essere tra vent'anni?
— Ricca, bella e alla moda... cioè come adesso! Ah, ah, ah!
— Tu non sei nini, le dico. I veri nini non hanno soldi tranne l'eventuale sussidio di disoccupazione o quello che riescono a rubacchiare. Tutt'al più sei una "nini di papà", una furbetta immatura con il complesso di Peter Pan. Il guaio è che hai 17 anni e stai per uscire dall'adolescenza. Ancora poco tempo e farai pena.

La povera Nina diventa seria, fa per andarsene, poi prende un fazzoletto di carta dal mio tavolo, fa un mezzo sorriso, ritorna seria, si soffia il naso. Di colpo si alza.

— Ti odio! Non tornerò mai più.

Mezz'ora dopo mi incrocia "per caso" in giardino.

— Pensi davvero che faccio la furba?

Ci sediamo su una panchina, mi chiede scusa per essersene andata così, io le chiedo scusa per essere stato troppo diretto. Le parlo del senso della vita e della libertà. Le propongo di approfittare di questa crisi per dare in beneficenza il 20 per cento della sua paghetta... Vedo che risponde bene e le propongo di dare anche una mano in qualche attività di volontariato.

— Vedi?, mi dice, Questo sì che mi va. Queste cose degli anziani e dei bambini mi tirano un sacco.
— Guarda che non basta andarci una volta. Saresti capace di dedicarci qualche ora tutte le settimane?

Mi risponde che lei ha una grande forza di volontà: va in palestra il venerdì e si ammazza sulle macchine.

Poi arriva Miglioramica (lei la chiama così) e io rimango a pensare se valga la pena scrivere questa storia di cui solo Dio conosce l'epilogo. Inoltre formulo un paio di propositi. Il primo è di conoscere i suoi genitori, magari questo mi aiuterà a capirla di più.

Il secondo? Chimerò "Nini" il suo angelo custode, così magari lui si arrabbia e si decide a mettere un po' alle strette la fanciulla.

23 settembre 2010

La caduta di Bisanzio

Alessandro Rivali, La caduta di Bisanzio (9/10) ****

Non sono un lettore di poesia, solo qualche incursione ogni tanto. Ricordo però alcuni anni fa che mi trovai in un salottino ad aspettare che terminasse un'attività e sul tavolino c'era La Riviera del sangue. Ovviamente di Alessandro Rivali: ero in casa sua! Ne lessi alcune pagine e mi affascinò il senso del passato. Noi passeggiamo su una spiaggia e ammiriamo il paesaggio, o il profumo, o la brezza; Alessandro no, lui ascolta le voci del passato. Per lui la Riviera ligure è principalmente il luogo dove ha combattuto suo nonno; gronda di sangue, di azione, di sentimenti forti.

Così, quando ho visto il titolo del suo nuovo libro, ho immaginato cosa dovesse aspettarmi e l'ho comprato subito. La sensazione è di vertigine: molti versi non li comprendo, ma ogni tanto un lampo squarcia la prospettiva. E questo libro è popolato di profeti, di storia, di civiltà che nascono ma, soprattutto, muoiono; prove generali della Gerusalemme Celeste che dovrà venire.
«Passato e presente si penetravano
seguendo il pendolo delle capitali,
un pegno della nuova Gerusalemme,
la città senza bruciature o buio,
che brillava sulle mura di diaspro
»
A volte mi sono chiesto, leggendo i grandi profeti, "Che cosa avrà visto?" Un Isaia, che descrive la Passione come se fosse stato lì; un Ezechiele; un San Giovanni...
Forse è questo che ha in mente l'autore, perché i riferimenti ai profeti sono frequenti:
«Sono rossi gli occhi dei mistici.
Metti la lingua nella loro brace:
muoverai le sorgenti dei secoli
»
ricorda tanto la vocazione di Isaia, quando l'angelo gli tocca la lingua con la brace presa dall'altare di Dio, perché possa parlare in suo nome.
E il profeta guarda, e vede immagini che non vorremmo mai vedere, e che non possiamo dimenticare.
«Ricorda
i dadi sul sesso del nascituro
e le spade che scucivano i ventri
»
Visioni di un marito che cerca una sepoltura degna per la moglie morta di peste, rivestita dell'abito nuziale.
«Aveva scelto il sudario ricamato,
che richiamava il primo giorno,
nel sogno d'una storia circolare.

Il bianco esorcizzava gli spettri,
colore di vesti consacrate,
riparo alle unghie dei cani
»
Il tutto si conclude con la contemplazione dei tempi ultimi, «gioia di rivedere la sposa, / collirio sulla polvere degli occhi».

Lo rileggerò.

19 settembre 2010

Induismo

UNO DEI MIEI desideri, andando in India, era quello di farmi una bella chiacchierata "religiosa" con qualche indù competente. Con il passare dei giorni si affievolivano le mie speranze: tutte le nostre attività si svolgevano in ambienti a prevalenza cattolica e non potevo certo fermare uno in mezzo alla strada e chiedere spiegazioni.

Proprio uno degli ultimi giorni sono stato però invitato a cena da una famiglia di remoti conoscenti. Appena salito sulla loro auto la mia condizione di sacerdote ha portato subito la loro conversazione sul tema che mi interessava. Ho chiesto permesso e ho sparato le domande.

La mia principale curiosità era (e un po' rimane) di capire come vive il rapporto con il divino un politeista cui per di più viene insegnato che tutto, dei compresi, è solo apparenza. Non ho osato fare la domanda più diretta: "Cosa sono gli dei per te? Credi che esistono?" Mi chiedo, credono che esiste un dio con il corpo di bambino e la testa di elefante? O pensano che quella sia solo una rappresentazione di qualcosa di più misterioso; o ancora che sia un modo di parlare di una realtà che è inesprimibile?

Ve la faccio breve. Non ho dovuto fare altre domande: lanciato il tema, i miei due interlocutori – lui indù tradizionale, lei musulmana che però segue un guru indù – hanno parlato loro tutto il tempo. Quello che ho capito è che (soprattutto lui):
* non si fa troppe domande "teologiche" e cerca di dire le preghiere che gli hanno insegnato da piccolo (per la cronaca la prima invocazione spetta "di diritto" a Ganesh, in un certo senso in riparazione per la sua testa di elefante, ma è una storia lunga);
* crede che la fede sia importante per l'orientamento, soprattutto morale, che dà alla vita;
* non sopporta i sacerdoti (i suoi) che sono interessati solo ai soldi, trascurano la carità, l'educazione dei giovani, il sostegno umano;
* a tutti chiede autenticità, come ad esempio al guru di sua moglie, uno famoso, che lui conosceva già quando non era nessuno, e ha verificato con piacere che, ora che è ricco, si dedica molto alle opere di bene;
* ognuno dovrebbe essere libero di seguire la sua religione (ed eventualmente di cambiarla, tema delicato in India) e rispettare quelle degli altri.

Mi ha fatto riflettere: prima di tutto per la sua filippica sui sacerdoti esattamente uguale a quelle che sentiamo a casa nostra; poi perché è evidente che il senso religioso ha qualcosa di profondamente comune a tutti gli uomini e non riguarda tanto la "teologia", quanto piuttosto le questioni della vita. Giusto oggi leggevo il messaggio del Papa per la prossima GMG in cui ancora una volta ricorda che «la fede cristiana non è solo credere a delle verità, ma è anzitutto una relazione personale con Gesù Cristo».

13 settembre 2010

Sopravvissuta all'aborto

GIANNA JESSEN ha un motivo molto speciale per essere un'attivista pro-life: è nata nonostante il tentativo di aborto di sua madre e porta su di sé le menomazioni che quel tentativo le ha causato.

In questo video racconta la sua storia e le sue considerazioni sull'aborto. L'ho sottotitolato in italiano e l'ho postato – per la prima volta! – su YouTube (credevo fosse più difficile...).

Non mi chiedete versioni migliori: l'ho postato direttamente nella qualità più alta che avevo.




La seconda parte la trovate qui (scusate il ritardo...).

09 settembre 2010

Letture X

HO DECISO: basta con l'elenco di libri letti che ammuffisce in una colonna laterale. D'ora in poi quando leggo un libro ve ne parlo subito. Quindi ecco l'ultimo elenco di letture passate, per smaltire la colonna che già da mesi non aggiornavo più (e chissà quanti libri ho dimenticato... Pazienza!). Poi si cambia.

Alfred Monnin, Spirito del Curato d'Ars (12/09) ****
Splendida antologia di testi di san Giovanni Maria Vianney. Semplice e profondo, tocca il cuore in molti passaggi. Peccato che la biografia, annunciata in quarta di copertina, si riduca soltanto ad una scarna tavola cronologica. Sarebbe bastata una decina di pagine per farne un volume perfetto. Da notare che tutte le citazioni fatte dal Papa in apertura dell'anno sacerdotale appaiono in questo libro: sarà un caso o questa è stata la fonte anche per il Pontefice?

Peter Kreeft, Three Philosophies of Life (12/09) ***
L'autore, un filosofo, sostiene che i tre testi filosofici più importanti nella sua vita sono stati tre libri della Bibbia: il Qoelet, il Libro di Giobbe e il Cantico dei Cantici. Rappresentano, secondo lui, tre diverse impostazioni di vita: Qoelet è nichilista, Giobbe è fatalista, il Cantico è mistico. In un'altra prospettiva, propone il primo come meditazione sull'inferno, il secondo sul purgatorio, il terzo sul paradiso. In poche parole, il primo propone il massimo della sapienza che può raggiungere un uomo senza Dio, il secondo è una meditazione sul male che, solo alla fine, si risolve in Dio, il terzo è il canto d'amore dell'anima che si rivolge al suo Creatore. Dalla penna di un autore intelligente e brillante non poteva che venire un testo profondo e di gradevole lettura. Peccato non esista un'edizione italiana.

[no img] Robert H. Benson, A City Set on a Hill (1/10) **
Libretto apologetico dell'autore di Il padrone del mondo con una bella carrellata di argomenti a favore del primato di Roma. Interessante ma, per fortuna, non è un problema molto sentito nel mondo di lingua italiana. Immagino che per questo motivo non sia stato tradotto.

Stephenie Meyer, New Moon (1/10) **
Mi sono lasciato convincere a leggere il secondo volume della saga di Twilight, ma non mi cha convinto. Le interpretazioni ottimistiche proposte per il primo si indeboliscono notevolmente in questa seconda puntata. Dal punto di vista narrativo, poi, non posso perdonare che il romanzo dedichi i primi due terzi a sviluppare il rapporto di Bella con Jacob per poi abbandonare completamente il secondo, che non ha nessun ruolo nell'epilogo della storia. Va bene che sicuramente le è servito per preparare lo sviluppo successivo della saga, ma se mi vendi questo come un romanzo deve essere un romanzo, con un capo e una coda; non la storia dello sviluppo di un'amicizia, che improvvisamente viene lasciata a metà perché è ricomparso un personaggio di un romanzo precedente. Deludente; non credo che troverò la voglia di leggere il terzo, nonostante le assicurazioni dei fans che dicono essere il migliore.

Alessandro D'Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue (1/10) ****
Un liceale è perdutamente (e platonicamente, perché non riesce nemmeno a presentarsi) innamorato di una ragazza dai capelli rossi. Il dramma, e la maturazione del protagonista, si scatena quando lei si ammala di leucemia.
Attesissimo: è la prima volta che un mio conoscente pubblica qualcosa che promette di essere un best seller. Ho potuto leggerne una copia preliminare, di quelle che la Mondadori fa per la stampa, passata di mano in mano (e in gran fretta!) tra gli amici di Alessandro. Bello. Va giù tutto d'un fiato, e direi che è scritto per essere letto così. La semplicità e freschezza dei personaggi è una boccata di aria pulita dopo che ci siamo abituati a liceali rappresentati in modi stupidi e volgari. Sorprende la capacità dell'autore nel rappresentare i pensieri di un adolescente. Narcisista nel descrivere il professore e decisamente debole nella conclusione della storia, ma alla fine lo approvo a pieni voti e mi rallegro nel pensare che questa è solo un'opera prima: attendo con curiosità le prossime.

Michael O'Brien, Il nemico (2/10) ***
Riconosco di avere un debole per le trame apocalittiche. In un mondo dove la Chiesa è screditata dal di fuori e internamente scossa da venti di eresia, dove il Papa non può fidarsi dei suoi collaboratori, un monaco dal curriculum un po' speciale, riceve l'incarico di dialogare con l'emergente Padrone del mondo. Mentre si dipanano i tentativi per creare un valido contatto, il leader politico si configura sempre più come l'Anticristo (secondo i canoni dell'immaginario anglofono-protestante) e si preannuncia lo scontro frontale.
Il romanzo parte benissimo, teso e intrigante; peccato che poi perda ritmo, addirittura fino a diventare deludente. L'autore si vanta di non preoccuparsi dell'architettura dei suoi romanzi, ma di scriverli di getto come gli vengono. Peccato: bastava un po' più di struttura per avere un romanzo fantastico. Rimane comunque una piacevole lettura con interessanti spunti di riflessione.

Anne Rice, Angel Time (2/10) ***
L'autrice è famosa per la sua saga sui vampiri (di molto anteriore a Twilight), iniziata con Intervista col vampiro. Dopo il suo ritorno alla fede ha concluso la saga aggiungendo ancora un paio di titoli (l'ultimo con l'improbabile storia di un vampiro che aspira ad essere santo), per poi lanciarsi in una nuova saga centrata su di un killer pentito cui viene proposto di diventare il braccio destro di un (vero!) arcangelo. L'idea è affascinante, il protagonista mi piace e con delle premesse molto interessanti: è una persona sensibile, con un passato molto sofferto, un genio nell'architettare piani e travestimenti, sangue freddo a prova di bomba e... un provetto suonatore di liuto. Solo che uno si aspetterebbe di vedere queste sue doti all'opera nelle sue missioni per conto dell'arcangelo, e invece niente! Immagino che l'autrice abbia preparato la strada per i prossimi episodi, ma così com'è la seconda parte del romanzo non c'entra proprio nulla con la prima. Il protagonista diventa banale e non fa sfoggio di nessuno dei suoi talenti. Proprio un peccato e poca voglia di leggere altri scrittori "cattolici" nel prossimo futuro.

[no img] Gòrigus, Volo 603 per Zurigo (2/10) ***
Sono un tifoso di questo scrittore per bambini, che si avvale della sua lunga esperienza di psichiatra infantile. Così quando ho trovato questo volume, che non conoscevo, l'ho subito preso come lettura di scorta.
Due figli di emigrati, in volo dalla Sicilia a Zurigo dopo una vacanza con i nonni, si trovano coinvolti nelle vicende di un gangster buono (o perlomeno simpatico). Così l'avventura si svolge tra polizia, gangster cattivi, diamanti, tentati suicidi e omicidi, con tutto il divertimento della saggezza di un preadolescente ed il suo fratellino che, tra inesperienza e problemi di lingua capiscono le cose un po' a modo loro. È un racconto per bambini, ma di una simpatia irresistibile. E sorprendentemente c'è anche una trama!

G.K. Chesterton, L'uomo eterno (3/10) ***
Il tema è la religiosità dell'uomo. La tesi principale che molte teorie sulla religione, contaminate dall'ideologia, dicono sciocchezze perché dimenticano che l'uomo è sempre l'uomo (da qui, spero di aver capito, il titolo) e che molte cose in lui non cambiano nonostante il passare dei secoli. L'uomo delle caverne poteva essere meno civilizzato, ma non poteva essere né stupido né pazzo.
Questa lettura è stata una faticaccia che mi ha occupato per quasi due anni (fortuna che porto avanti diversi libri allo stesso tempo!), ma sostiene molte cose interessanti per la filosofia della religione. Inoltre il modo di polemizzare di Chesterton mi piace molto, però in piccole dosi. Penso che chiunque volesse diventare un polemista dovrebbe studiare le opere di questo maestro dell'ironia come fossero libri di testo.

Martin Rhonheimer, "Vosotros sois la luz del mundo" (3/10) **
Un libro sulla vocazione all'Opus Dei. Non capisco proprio che utilità abbia sviscerare le cose a questo livello di dettaglio; come se uno prima di sposarsi dovesse leggersi un trattato di diritto matrimoniale e magari un altro di psicologia dei sessi. Non so, forse i giovani tedeschi funzionano diversamente, ma per me è solo una documentatissima pizza.
Bello però il primo capitolo, sulla vocazione in generale.

Muriel Barbery, L'eleganza del riccio (3/10) ****
Solo una francese poteva scrivere un romanzo con così tanta puzza sotto il naso! Le persone intelligenti sanno di doversi difendere dagli imbecilli in mezzo ai quali sono costrette a vivere, e lo fanno sviluppando le più raffinate tecniche di elusione. Ma, proprio perché sono intelligenti, si accorgono quando incontrano qualcuno come loro: le maschere dietro cui si nasconde non ingannano certo loro. È così che in un palazzo vivono, osservano e riflettono due donne, una portinaia divoratrice di libri e una ragazzina che vuole realizzare un film sulla falsità del mondo, finché l'arrivo di un nuovo inquilino non smuove le cose.
Un romanzo arguto, divertente e spietato che si legge con grande piacere. Se avete un po' di coda di scorpione come me, vi divertirà molto. Peccato che il film, riproducendolo fedelmente il romanzo, gli fa torto: rimane solo una storia, che è la cosa meno importante.

06 settembre 2010

VIII. Invidia

The Love Dare, giorno 8
L’amore non è invidioso
«Non mi accompagnerò con l'invidia che consuma,
poiché essa non ha nulla in comune con la sapienza
» (Sap 6,23)

L'invidia è in contrasto con l'amore perché è radicata nell'egoismo. Ci spinge ad odiare gli altri per il bene che hanno.

Ti capita di provare invidia? La tua amica è più popolare e per questo tu ce l'hai con lei. Il tuo collega viene promosso e tu non ci dormi la notte: magari lui ha fatto tutto bene, ma tu ti amareggi per il suo successo. Si sa: nessuno avrà mai problemi con il tuo successo, purché sia inferiore al loro...

È normale confrontarsi con questi sentimenti. L'invidia si accende quando qualcuno ti supera in qualcosa o raggiunge qualcosa che tu non hai. Può essere molto doloroso: dipende da quanto è profondo il tuo egoismo e da quanto sono importanti per te le relazioni e le cose in gioco. L'invidia è un veleno può uccidere in te la possibilità di vivere secondo Dio.

Se non smorzi la tua rabbia sforzandoti di amare gli altri, finirai invece per tramare contro di loro. La Bibbia dice che l'invidia porta litigi, guerre e ogni sorta di cattive azioni (cfr Gc 3,16;4,1-2). La Scrittura offre numerosi esempi di violenza causata dall'invidia: è all'origine del primo omicidio, quando Caino si risente al vedere che le offerte di suo fratello erano gradite a Dio; Sara fa scacciare la sua serva Agar perché capace di concepire mentre lei era sterile; i fratelli di Giuseppe lo vendono schiavo perché era il figlio preferito di Giacobbe, loro padre; Gesù era più amorevole, più potente e più popolare dei capi dei sacerdoti, che tramarono per farlo morire.

Di solito non si prova invidia degli estranei; sono quelli del tuo giro, quelli che combattono nella tua stessa arena, a suscitare la tua invidia. Lavorano nel tuo ufficio, giocano nella tua squadra, frequentano i tuoi stessi ambienti... o vivono nella tua casa. Sì perché, se non fai attenzione, l'invidia può contaminare anche il tuo matrimonio.

Il giorno del tuo matrimonio, hai ricevuto la missione di diventare il principale sostenitore del tuo coniuge, il presidente del suo fan club. Siete diventati una sola cosa e ciascuno deve partecipare ai successi dell'altro. Ma se prevale l'egoismo qualsiasi cosa buona che capita a uno solo dei coniugi può suscitare invidia anziché rallegramenti.

Può essere lui che nel fine settimana gioca a calcio con gli amici, mentre lei rimane a casa a pulire. Lui rientra vantandosi del sinistro con cui ha fulminato il portiere, mentre lei vorrebbe fulminare lui. Oppure lei riceve molti inviti dalle amiche, mentre lui resta a casa da solo. Se non fa attenzione potrebbe finire per odiare la popolarità della moglie.

Siccome l'amore non è egoista e mette gli altri al primo posto, si rifiuta di lasciar spazio all'invidia. Ti chiede di celebrare i successi del tuo coniuge anziché invidiarli. Un marito innamorato non si dispiace se sua moglie lo supera in qualche cosa, se si diverte di più o se riceve più riconoscimenti. In lei non vede l'avversario con cui compete, ma il sostegno che lo completa.

Se riceve dei riconoscimenti, lui ringrazia pubblicamente sua moglie per il sostegno e l'incoraggiamento ricevuti, senza i quali non sarebbe arrivato a quel risultato. Fa attenzione a non vantarsi in modi che potrebbero urtarla. E sua moglie, se lo ama, sarà la prima a congratularsi per le sue vittorie; non confronterà mai i propri punti deboli con i punti di forza di lui; penserà a festeggiare, non a piangersi addosso.

Bisogna fare in modo che amore, umiltà e riconoscenza neutralizzino qualsiasi accenno di invidia che possa sorgere nel cuore. I successi del tuo coniuge vi devono avvicinare e unire, devono essere un'altra occasione per dimostrarvi tutto il vostro amore.

La sfida

Decidi di diventare il più grande sostenitore o la più grande sostenitrice del tuo coniuge e di respingere qualsiasi pensiero di invidia. Per fissare bene il tuo cuore nel desiderare i successi dell'altro/a, prendi la lista dei suoi difetti, che avevi compilato per la sfida precedente, e bruciala.

Ricorda con tuo marito/moglie un suo recente successo dichiarando espressamente la tua gioia e soddisfazione.


Considerazioni

Per dare continuità alla cosa, estendiamo l'idea del ricordare un successo: iniziamo con il ricordarne uno recente, ma poi continuiamo per tutto il mese, cercando occasioni per assaporare e celebrare insieme ogni nuovo successo del proprio coniuge.

03 settembre 2010

Ho fatto il lifting

NUOVA GRAFICA per il blog! Pasticciando un po' con le nuove possibilità offerte da Blogger questo è quello che vi offro. Non sono ancora soddisfatto del titolo, ma il resto è abbastanza vicino a quello che desideravo. L'estate porta consiglio...